Terremoto, cuochi maceratesi
in prima linea
MACERATA - L'associazione "Antonio Nebbia" si è attivata subito dopo le scosse per rendere la pausa pranzo delle popolazioni colpite dal sisma un momento di nutrimento e di gioia
Subito dopo le terribili scosse del 26 e 30 ottobre che hanno provocato danni infiniti nella provincia di Macerata, l’associazione provinciale cuochi di Macerata “Antonio Nebbia” si è attivata per intervenire in collaborazione con la Protezione civile subito, il 1° novembre, mettendo a disposizione valenti chef in supporto a quelli che hanno dovuto chiudere le proprie cucine e che non hanno però smesso di cucinare, mettendo anche a disposizione le indispensabili attrezzature estratte dalle macerie, prima che arrivassero le dotazioni di emergenza. Il loro compito è stato quello di rendere la pausa pranzo un momento di nutrimento e di gioia.
Nella tensostruttura di Muccia prima e in quella di San Severino poi, si sono alternati amici, fratelli e allievi cuochi ai fornelli in affiancamento a Protezione Civile, Arma dei Carabinieri, Croce Rossa Italiana, Ordine dei Cavalieri di Malta, ed hanno cucinato per il pranzo e la cena di circa 500/800 persone a giorno, con prodotti freschi e del territorio, perché le persone potessero rimanere vicine alle loro case ed attività, vicino ai loro cari in attesa di una destinazione più idonea. A tavola c’erano famiglie intere e persone sole, bambini e anziani disorientati, personalità di spicco e tecnici volontari intervenuti in gran numero da ogni parte d’Italia per cercare di mettere in sicurezza alcune strutture e risolvere il possibile.

Enorme è stata la solidarietà sperimentata tramite i cuochi che hanno lasciato la loro attività per occuparsi d’intere comunità e di aziende che hanno fornito gratuitamente derrate alimentari di qualità, e fondamentale è stata la professionalità che consolidando relazioni già positive, ha permesso di garantire per oltre un mese la gestione delle cucine e fornire pasti caldi variegati e di gusto al punto tale da far pervenire alle mense, richieste di asporti o di fare accoglienza anche di gente proveniente dal vicino comune terremotato.
Nonostante scosse continue e il timore di intralciare le attività in corso, lo sforzo di coordinare risorse umane e alimentari è stata la prova che l’associazione maceratese ha superato brillantemente, rafforzando le relazioni e mettendosi al centro della ricostruzione di un territorio che vuole ripartire proprio dall’enogastronomia. Si susseguono mercatini e iniziative di solidarietà per veicolare i prodotti di quelle zone. Gli chef sottoscrivono un impegno civile nel tempo ritornando nelle proprie aziende ed utilizzando certi prodotti in particolare perché quelle aziende continuino ad esistere e a distinguere una terra che ha ancora molto da raccontare. Oltre i borghi, che forse non potremo visitare per molti anni, rimane la capacità di ospitare e di prendersi cura gli uni degli altri prima e di accogliere i turisti prestissimo.
«Una frase ha colpito coloro che hanno visitato le nostre cucine – scrivono i cuochi dell’associazione – e rimarrà sempre impressa nei cuori: “Non importa quanto si dà, ma quanto amore si mette nel dare”, il nostro motto. Il lavoro dei cuochi maceratesi, donato con amore per la propria terra, è stato la migliore premessa all’intervento strutturato di altri chef italiani che si sono nel frattempo messi a disposizione per testimoniare la solidarietà che anche la nostra categoria di professionisti sa garantire».


