La Gelmini boccia l’Ateneo di Macerata?
“Secondo il decreto dell’8 luglio
la nostra Università è terza in Italia”
Classifiche e distribuzione dei finanziamenti

Il rettore Roberto Sani (nella foto) non rilascia dichiarazioni ma dall’Università di Macerata arriva un comunicato stampa in risposta alla notizia uscita oggi dalle agenzie e riportata precedentemente riguardante la firma del ministro Gelmini al provvedimento che stabilisce che il 7% del Fondo di finanziamento ordinario, pari a 525 milioni di euro, viene distribuito in base alla qualità della ricerca e della didattica degli atenei. I due terzi di questo fondo sono assegnati in base alla qualità della ricerca, un terzo in base alla qualità della didattica.
In cima alla graduatoria si piazza l’ateneo di Trento che, secondo il ministero, “pur essendo un piccolo ateneo, è riuscito meglio di ogni altro a intercettare, attraverso propri progetti, i finanziamenti europei”. Prime posizioni anche per Milano e Torino che “hanno conseguito risultati importanti su didattica, ricerca, capacità di autofinanziarsi, buone valutazioni degli studenti, processi formativi positivi (numero di docenti adeguato in rapporto al numero degli studenti), presenza di molti progetti assegnati dal programma nazionale di ricerca”.
Sonora bocciatura invece per l’Università di Macerata. L’ateneo si trova agli ultimi posti in questa stima del ministero dell’Istruzione che valuta la qualità della ricerca e della didattica negli istituti, secondo i nuovi parametri.
E dopo il danno la beffa, visto che a questa classifica è legata la distribuzione del 7% del Fondo di finanziamento ordinario del ministero, cioè 525 milioni di euro. Dato il brutto risultato l’università maceratese riceverà 1,3 milioni di euro in meno per le sue attività.
Di seguito la risposta dell’Ateneo maceratese:
La classifica degli Atenei riportata oggi dall’Ansa e da Corriere.it ( http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_24/cdm_universita_a004e10e-7836-11de-96fb-00144f02aabc.shtml )
si basa, probabilmente, su due provvedimenti ancora non pubblicati: il Decreto ministeriale per l’assegnazione del Fondo di Finanziamento Ordinario delle Università per il 2009 e il Decreto interministeriale relativo al fondo per il 2009 di cui all’art. 2, comma 428, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (nonché criteri e indicatori per la ripartizione della quota del 7% di cui all’art. 2 della legge n. 1/2009).
Quindi non si conoscono ancora cifre precise, dati certi e criteri di valutazione, se non quelli trapelati dalle indiscrezioni della stampa. Secondo quest’ultima, la classifica terrebbe conto di risultati della ricerca scientifica con un peso pari a 2/3 del totale, utilizzando criteri quali il trasferimento tecnologico, la valorizzazione applicativa e il finanziamento da parte di Programmi Quadro Europei. In questo caso è scontato, quindi, che Atenei socio-giuridico-umanistici come Macerata ne escano sconfitti rispetto ai grandi Atenei e ai Politecnici con settori scientifico-disciplinari differenti. Se, inoltre, si tengono conto dei dati Civr, come sembra sia avvenuto, che risalgono esclusivamente al triennio 2001-2003, non si può neanche parlare di dati recenti o che diano la situazione attuale e gli sforzi di miglioramento compiuti nell’arco degli ultimi due trienni.
Invece, il Decreto direttoriale pubblicato l’8 luglio 2009 sul sito Miur, al quale non è stata data la stessa enfasi dalla stampa nazionale, di assegnazione delle risorse finanziarie per l’esercizio 2009 concernente la programmazione e la valutazione delle Università per il periodo 2007-2009 in attuazione del D.M. 362/2007, considera la performance di miglioramento dei risultati degli Atenei negli obiettivi posti per l’anno di programmazione rispetto al triennio precedente, riguardanti le seguenti 5 aree: didattica, ricerca, servizi agli studenti, internazionalizzazione e fabbisogno di personale. In questa valutazione, l’Ateneo di Macerata risulta, sommando i risultati degli indicatori ottenuti nelle cinque aree, al terzo posto in Italia (0.022 Torino, 0.021 Trento e 0.020 Macerata a pari merito con altri Atenei).
Rispetto alla vecchia ripartizione del modello del Cnvsu (Consiglio nazionale di valutazione del sistema universitario), in cui Macerata “pesava” per uno 0.46, grazie alla performance di cui sopra, l’Ateneo nella percentuale di ripartizione dei fondi passa a un peso pari allo 0.52 sul sistema nazionale.
Il Cun, in un parere reperibile sul suo sito istituzionale, precisa che “a fronte della frammentazione e della mobilità dei criteri e indicatori sulla cui base viene distribuita nel 2009 la quota premiale, diventa necessario riprendere la logica di un modello integrato, aggiornato agli scenari evolutivi del sistema universitario, con cui incentivare e valutare strategie e performance degli atenei”. Inoltre specifica che “i criteri e gli indicatori adottati rappresentano con difficoltà la performance analitica degli atenei nella ricerca scientifica e nell’alta formazione, ma anche l’effettiva articolazione del sistema. Questo vale, in particolare, per gli atenei in cui prevalgono discipline e linee di alta formazione a valenza sociale e/o umanistica”. Anche la Crui rileva, in un suo parere inviato ai Rettori italiani, come questa valutazione e la relativa ripartizione della quota premiale avvengano in “condizioni del tutto anomale e tali da renderla accettabile solo in un contesto di assoluta eccezionalità”, con la necessità per il futuro di “incontrovertibili processi di valutazione e applicazione di indicatori rigorosi e pienamente significativi”, come non sono invece, a nostro parere, quelli derivanti dall’odierna graduatoria pubblicata dalla stampa.
Classifica delle prime 3 posizioni secondo il Decreto direttoriale dell’8 luglio 2009
1 – Università di Torino 0.022
2 – Università di Trento 0.021
3 – Università di Bologna 0.020
Università di Camerino 0.020
Università di Catanzaro 0.020
Università di Macerata 0.020
Università di Milano Bicocca 0.020
Università Parthenope di Napoli 0.020
Università di Padova 0.020
Che l’Università di Macerata, al pari di quasi tutte le Università italiane, nel corso degli ultimi 20 anni si sia de-qualificata è la scoperta dell’acqua calda.
Didattica e ricerca sono molto minori che in passato, la qualità dell’insegnamento (ma non solo a Macerata) è scesa ai minimi storici, le baronie la fanno da padrone e complessivamente la formazione invece che progredire regredisce.
Fino a che il Rettore verrà eletto dai docenti sarà, suo malgrado, un ostaggio visto che, se prova a mettere in riga i baroni, all’elezione successiva se ne va a casa e non farà più il Rettore.
Ci vuole un Rettore (a Macerata come ovunque) con gli zebedei d’acciaio e con una autorità enorme per far funzionare un Università, per costringere i docenti ad insegnare seriamente (e non 130-150 ore ALL’ANNO), pretendere che gli studi siano funzionali alle esigenze della società e non fine a se stessi.
Ma fino a che si faranno piccoli giochi di potere e di poltrone, fino a che esisteranno le baronie, fino a che i docenti incapaci (ma amici degli amici) non verranno sbattuti a calci sul sedere fuori dall’Università sarà tutto inutile.
Da almeno 20 anni la maggioranza delle Università italiane regredisce; perfino le Università considerate “elitarie per insegnamento, formazione e docenti” hanno cominciato a sfornare laureati che non hanno una marcia in più ma che, come provano a muoversi, grippano….
Chissà perchè in moltissimi campi la ricerca e l’aggiornamento gli studenti capaci italiani li vanno a fare all’estero….