Inchiesta Ricostruzione, Libera:
«Non più campanelli d’allarme
ma “terremoti corruttivi”»
L'ASSOCIAZIONE interviene riguardo all'indagine della Dda di Ancona: «Trasparenza totale e digitalizzazione integrata per fermare le infiltrazioni mafiose nei cantieri della ricostruzione»

«Trasparenza totale, digitalizzazione integrata e monitoraggio civico e diffuso per allontanare le infiltrazioni mafiose dalla ricostruzione post sisma». Così Libera Marche interviene in merito all’indagine della Dda e lancia tre pilastri per contrastare il pericolo di infiltrazioni all’interno dei cantieri.
«Non è più il tempo di parlare di semplici segnali, di sospetti o di reati che affiorano a macchia di leopardo nel corso degli anni – dicono dall’associazione -. La recente inchiesta della Guardia di finanza scattate nei cantieri della ricostruzione post-terremoto del 2016 scoperchiano una realtà ben più grave: l’infiltrazione della criminalità organizzata — in particolare ‘ndrangheta e Camorra — nella spesa pubblica dell’Italia centrale è una tesi investigativa documentata e ben precisa che conferma come in Umbria, Marche e Abruzzo il sisma non abbia portato soltanto morte, devastazione e sofferenza per le comunità locali, ma abbia innescato veri e propri “terremoti corruttivi” legati all’accaparramento delle risorse per la ricostruzione».
Per Libera, «se la prevenzione ordinaria non basta a fermare i clan, occorre un cambio di passo immediato». Nello specifico, Libera individua tre pilastri fondamentali d’azione. «Trasparenza totale e digitalizzazione integrata: è indispensabile digitalizzare e tracciare l’intera filiera di ogni singola procedura amministrativa e di cantiere. Monitoraggio civico e diffuso: la trasparenza deve consentire un controllo in tempo reale non solo da parte degli organi istituzionali, ma dell’intera cittadinanza, del terzo settore e delle associazioni di tutela.
Alla classe politica chiediamo un’assunzione di responsabilità trasparente e concreta, sia per le falle del passato sia per le decisioni sul futuro. Servono soluzioni tempestive e serie per garantire la continuità dei cantieri, la tutela dell’occupazione e dei diritti dei lavoratori, assicurando che non venga sprecato o intercettato dalle mafie nemmeno un euro pubblico».
A parlare anche il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia: «La penetrazione mafiosa nei cantieri rappresenta la sconfitta di un sistema, dimostrando che i presìdi e i meccanismi di controllo messi in campo finora si sono rivelati insufficienti di fronte alla fame d’affari del capitale criminale».
Libera ha scelto Perugia come piazza principale della XXXII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, prevista per il 22 marzo. «La scelta dell’Umbria e del capoluogo perugino non è casuale – spiegano da Libera -, ma rappresenta il punto d’arrivo di un cammino corale che unisce Umbria, Marche e Abruzzo in un’unica grande vertenza territoriale ed economica. La spina dorsale dell’Appennino che resiste: un tempo archiviate e liquidate sotto la narrazione rassicurante delle “isole felici” o dei “territori cuscinetto”, le regioni dell’Italia centrale sono diventate la terra d’elezione per una mafia silente, colonizzatrice e d’affari».






































