A Tolentino la “musica” è cambiata:
in strada meno trapani e più silenzio.
Prosegue il cantiere del Comune

INCHIESTA DDA - Viaggio nella cittadina dove ha sede la Rest Edile il cui ormai ex amministratore unico, Enrico Crucianelli, è stato arrestato. Qui l’azienda ha 93 cantieri. Ci sono quelli che stanno proseguendo l’attività, in altri oggi non c’era nessuno al lavoro. Di certo rispetto a una settimana fa c’è meno movimento di operai

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Palazzo comunale, in piazza della Libertà

di Francesca Marsili

In piazza della Libertà, il montacarichi di Palazzo comunale sale e scende. In via Filelfo, il cantiere di un palazzo privato, di cui si intravede appena lo scheletro, è fermo: dietro la recinzione «da giorni non si vede nessuno», racconta un negoziante. A una settimana dall’arresto dell’imprenditore edile Enrico Crucianelli nell’ambito dell’inchiesta sulla ricostruzione post sisma, è questo il primo effetto visibile a Tolentino dove la Rest Edile ha 93 cantieri: un’operatività a singhiozzo dove su quelli fermi pesa l’incertezza di coloro che ci operano in subappalto. Fino alla scorsa settimana, il martellare dei trapani scandiva le ore di lavoro; oggi quel rumore si è affievolito. Alcuni cantieri proseguono, altri si sono fermati: non c’è un blocco generalizzato, ma nemmeno una piena normalità.

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Cantiere in via Filelfo

Tolentino ha un peso particolare nella vicenda giudiziaria che sta scuotendo la ricostruzione nelle Marche. È qui che l’impresa ha i propri uffici, in via Sacharov, ed è qui che concentra il maggior numero di interventi: una novantina sui circa quattrocento aperti nel cratere, distribuiti tra il centro storico e i quartieri più colpiti dal sisma, come Vittorio Veneto e Trento e Trieste.

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Sede Rest Edile

È un’operatività alternata a ponteggi vuoti, che si ripete un po’ ovunque nel centro storico. Il Palazzo comunale, in piazza della Libertà, va avanti. Il telo stampato che riproduce la facciata del municipio si gonfia tra i ponteggi, lo scivolo giallo per le macerie corre lungo il fianco dell’edificio e davanti alla recinzione è parcheggiato il cassonato bianco con il logo dell’impresa. Il contratto è stato firmato a inizio dicembre 2025 e i lavori sono stati consegnati il 10 dicembre a un raggruppamento temporaneo di imprese. L’intervento vale 5,2 milioni di euro e ha una durata prevista di tre anni.

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Cantiere in piazza Mauruzi

A ridosso di piazza Mauruzi, di fronte alla chiesa di san Francesco appena restituita alla comunità, il cancello del cantiere è chiuso. Anche qui: «gli operai non si vedono dalla scorsa settimana», dice la commessa di un negozio del centro. In piazza Nicola Vaccaj, dove i lavori su un immobile storico, con la facciata ormai ultimata, sarebbero dovuti terminare tra un paio di mesi, da alcuni giorni non c’è nessuno. L’ultimo operaio è stato avvistato lunedì scorso.

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Cantiere in piazza Nicola Vaccaj

In piazza Gramsci e in via Carlo Rutiloni, invece, si lavora: in quest’ultima gli addetti della Rest Edile caricano materiale su un mezzo aziendale e, comprensibilmente, non hanno voglia di parlare. In una casa singola che affaccia su largo Saverio Bezzi, oltre la recinzione non si vede nessuno, mentre in via Pacifico Massi un mezzo dell’impresa è parcheggiato sotto il cantiere. Rispetto a una settimana fa, le squadre al lavoro per le vie del centro sono molto meno numerose. Basta allontanarsi dalle piazze per ritrovare il silenzio: in via Montecavallo e in via Benedetto Silvio il lucchetto sull’impalcatura è chiuso.

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Cantiere Crucianelli in via Carlo Rutiloni aperto

Nel secondo tratto di via Filelfo uno scheletro in cemento armato è stretto nei ponteggi, i ferri d’attesa puntano verso l’alto e la gru è immobile. Sopra la recinzione nessun rumore, nessun movimento, sotto campeggia un cartello: cantiere realizzato con il Superbonus 110% previsto dalla legge 77 del 2020.

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Cantiere in via Benedetto Silvio

A bloccarsi sono soprattutto i cantieri in cui operavano imprese subappaltatrici. Alcuni sono fermi da lunedì. Altri, a giudicare dallo stato dei luoghi, procedevano a rilento già da prima: con tanti appalti sparsi per la provincia e la manodopera che scarseggia, non è escluso che alcuni lavori fossero sospesi prima dell’inchiesta. In qualche caso, poi, la parte di competenza della ditta potrebbe essere già conclusa.

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Cantiere in via Pacifico Massi aperto

Gli ultimi dati sono stati forniti ieri dal commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli, nel Consiglio regionale aperto di Muccia. che ha indicato in 415 i cantieri in corso riconducibili all’impresa coinvolta nell’inchiesta e in 396 quelli già chiusi, quasi tutti nella ricostruzione privata e solo pochi in quella pubblica. Secondo il commissario si concentrano nel Maceratese, in particolare nell’area di Tolentino e San Severino Marche. Oltre ai 93 di Tolentino, l’impresa conta 54 cantieri a Camerino, 40 a San Severino, 36 a Macerata, 14 a San Ginesio e altrettanti a Ussita.

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Cantiere in via Montecavallo

Castelli ha poi indicato una delle ragioni di questa concentrazione: secondo una lettura diffusa, la ditta garantiva ai proprietari l’azzeramento dell’accollo, cioè della quota di spesa a loro carico, grazie al Superbonus 110%. Una scelta, ha detto il commissario, «che abbiamo pagato tanto»: con il 110% il costo degli interventi di demolizione e ricostruzione è salito da 2.800 a 4.500 euro al metro quadrato. Già il 23 ottobre, all’indomani degli arresti, Castelli aveva riferito di aver ricevuto telefonate di terremotati che segnalavano lavori fermi e di aver notato interventi avviati e mai conclusi.

Il subappalto è anche il cuore dell’inchiesta. L’operazione «Ricostruzione», condotta dal Gico della Guardia di Finanza di Ancona e coordinata dalla Dda, conta 51 indagati e otto misure cautelari, tra cui quella nei confronti dell’ex capo di gabinetto della presidenza della Regione, Fabio Pistarelli, e sequestri di beni per oltre 57 milioni di euro. Secondo gli investigatori, la Rest Edile avrebbe funzionato di fatto come una finanziaria: incassava gli anticipi del cosiddetto Sal 0 e affidava una larga parte dei cantieri della ricostruzione privata a ditte legate alla criminalità organizzata, che fornivano soltanto manodopera. Dal 2016 al 2025 il fatturato dell’impresa è passato da 14,5 a 230,5 milioni di euro, mentre i dipendenti, amministrativi compresi, sono 271 secondo i dati 2026 della Camera di Commercio: troppo pochi, per la Procura distrettuale, per reggere da soli un simile volume di lavoro.

A Tolentino le crepe nella filiera si erano viste prima ancora degli arresti. Il 19 ottobre tre operai egiziani di una ditta subappaltatrice sono saliti sulla gru di piazza San Nicola, a 35 metri d’altezza, e vi sono rimasti per oltre dieci ore: secondo la Fillea Cgil erano stati sospesi a fine luglio e reclamavano tre mensilità. Crucianelli, presente in piazza, aveva assicurato di aver pagato regolarmente la ditta, con cui non lavorava più da alcuni mesi. Dopo gli arresti la protesta sulla gru si è ripetuta. Ieri mattina otto lavoratori, anch’essi egiziani e dipendenti di un’impresa di Bollate impegnata in subappalto, si sono presentati ai cancelli della sede di via Sacharov per denunciare sette mensilità non pagate.

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La protesta sulla gru

Enrico Crucianelli, 50 anni, è detenuto nel carcere di Montacuto. Davanti alla gip Sonia Piermartini si è avvalso della facoltà di non rispondere, in attesa di esaminare un’ordinanza di 738 pagine, e i suoi legali valutano il ricorso al Riesame. Lunedì sera si è dimesso in modo irrevocabile da amministratore unico: l’assemblea dei soci ha nominato al suo posto il commercialista Luca Mira, presidente dell’Apm, affiancato dall’avvocato Andrea Netti. La nuova governance ha indicato come priorità la prosecuzione dell’attività e ha avviato uno screening per ricostruire lo stato dei circa 400 cantieri.

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