«Un onore suonare davanti alla finestra
dove si affacciava Leopardi»
Giorgio Poi sul palco di Lunaria
RECANATI - Il concerto del cantautore di Novara nella piazzuola del Sabato del villaggio. Tra il pubblico la contessa Olimpia Leopardi. Il 24 luglio si prosegue con Dimartino

Giorgio Poi
«Questo luogo ha un valore particolare, qui c’è la casa di Giacomo Leopardi, forse il più grande poeta mai vissuto. È un onore e un privilegio suonare davanti alle finestre da dove lui si affacciava». Così Giorgio Poi ha salutato il pubblico di Lunaria 2026, la rassegna estiva di Musicultura organizzata con il comune di Recanati, riunito nella piazza del Sabato del villaggio, uno dei luoghi simbolo della poesia mondiale. Ospite d’onore, dallo storico palazzo di famiglia, la contessa Olimpia Leopardi.

Giorgio Poi alla piazzuola del Sabato del villaggio
La poesia del luogo ha dialogato con le sonorità del cantautore di Novara, romano di adozione, vissuto per anni tra Londra e Berlino. Per un’ora e mezza la chitarra acustica di Giorgio Poi, insieme al quartetto d’archi formato da Clarissa Marino al violoncello, Fausto Cigarini alla viola, Alessandro Trabace e Daniel Bozzi al violino, ha risuonato nella suggestiva cornice della piazzuola del Sabato del Villaggio, in un susseguirsi di pezzi tra i più amati del suo repertorio insieme ad alcune tracce dell’ultimo disco Schegge uscito nel 2025 per Bomba Dischi.
“I pomeriggi”, “Giochi di gambe”, “Nelle tue piscine” hanno acceso fin da subito le emozioni della piazzuola: il pubblico si è unito in coro, accompagnando i brani con i battiti delle mani.

«C’è un’atmosfera particolare questa sera, grazie Lunaria, grazie Recanati» ha detto Poi visibilmente emozionato. Le note del suo singolo di debutto “Niente di strano” (2016), di “Solo per gioco” brano del 2021 che in duetto con l’attore Luca Marinelli fa parte della colonna sonora del film Paternal Leave, e di “Un aggettivo un verbo una parola” sono scivolate via tra cori ed applausi carichi di emozioni.

A seguire i brani “Acqua minerale”, “Tutta la terra finisce in mare”, “Rococò”, “Non c’è vita sopra i 3000 kelvin”. «Qui sul palco ci stiamo divertendo molto, speriamo anche voi; fa caldo ma non fa niente, andiamo avanti lo stesso perché siamo fortissimi. La prossima canzone ve la dedico augurandoveli» ha detto il cantautore sulle note di “Giorni felici”, ha proseguito con “Barzellette”, “Moai”, “Uomini contro insetti”, “La musica italiana” e l’amata “Vinavil” che ha chiuso il concerto in una grande festa.

A grande richiesta, Giorgio Poi è tornato sul palco per i bis, eseguendo in solitaria «Erica cuore ad elica»: «Non era in scaletta ma mi è stata richiesta da una persona che mi ha scritto ieri» e accompagnato dagli archi “Nelle tue piscine” tra gli applausi fragorosi ed entusiasti del pubblico di Lunaria 2026.
Prossimi appuntamenti con Lunaria: il 24 luglio con Dimartino al colle dell’Infinito; il 29 luglio in piazza Leopardi con il concerto dei Tiromancino; l’11 settembre al castello di Montefiore, con il vincitore assoluto di Musicultura 2026 Claudio Covato, insieme alla band Xgiove.
Giacomo Leopardi e Dante Alighieri, forse i due più grandi poeti mai esistiti.
S’affacciava sempre per vedere se Poi arrivava, poi Poi è arrivato, ma troppo tardi.
Canto notturno di un poeta errante dell’Infinito che attende l’arrivo di Poi.
(da Gemini AI a tutti quelli che Gemini AI ce l’hanno anche loro):
Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
[Qui la riflessione si fa più terrena e provinciale]
O forse tu, ch’hai visto i secoli scorrere,
Sai dirmi se ‘l concerto di Lunaria,
Quella sera che a Recanati il mondo parve un’ara,
Si farà, per bacco, o se tutto è solo un’aria?
Io qui seduto, a questa vetusta finestra,
Come colui che l’Infinito un dì pensò,
Aspetto, e il tempo passa, e la noia si fa maestra.
Odo un rumor di passi… no, è il carro d’un fornaio.
Odo un suono di note… no, è il cane d’un vicino, ahimè, un guaio.
Ma ecco, nell’aria ferma di questa notte fonda,
Un’idea mi balena, e il dubbio mi circonda.
Forse l’attesa è vana, forse il concerto è una chimera,
Ma se quel Giorgio, ohimè, suonasse stasera?
Se colui che chiamano “Poi”, con la sua chitarra d’oro,
Arrivasse ora, mentre io parlo, e dessimo inizio al coro?
Ma il destino è beffardo, e il “Poi” è un’entità astratta,
Che arriva sempre quando la vita è già disfatta.
È il concerto che ti perdi, è l’amico che non vedi,
È la felicità che giunge, ma solo con i piedi.
Così io resto, Giacomo, al mio posto di comando,
A guardare il vuoto, l’assente ed il passante,
Mentre l’attesa si fa canto, e il “Poi” è solo un ritardante.
E se pur giungesse, omai, che mi importerebbe?
La mia finestra è ormai un altare di cenere,
E l’anima mia, stanca d’infinite delusioni,
Non cerca più concerti, né suoni, né illusioni.
Solo il silenzio eterno, di cui parlavo un dì,
È l’unica musica che resta, per me, per lei, per te… e per “Poi”.