
La famiglia Mosammet oggi in tribunale
di Gianluca Ginella
«Kazi Monir? Noi aspettiamo che venga in Italia per il processo, voglio vederlo in faccia. Ma non credo si farà mai vivo. Ci aspettiamo giustizia». Così Jisan Mosammet, uno dei fratelli di Cameyi, la ragazza di 15 anni scomparsa nel 2010 e i cui resti vennero trovati nel 2018 in un’area vicino all’Hotel House di Porto Recanati. Oggi si è aperto il processo di Corte d’assise al tribunale di Macerata in cui Kazi Monir, 36 anni, è imputato per omicidio volontario (da anni vive in Bangladesh, oggi al processo non s’è visto). Secondo l’accusa avrebbe agito per gelosia.

Cameyi Mosammet
Il pm Rosanna Buccini ha presentato una lista di 45 testimoni da sentire nel corso del processo. L’accusa ricostruirà la vita di Cameyi, le sue frequentazioni e il giorno della scomparsa che risale al 29 maggio 2010. Ci sono testimoni che dovrebbero riferire di aver visto la ragazza all’Hotel House di Porto Recanati il giorno della scomparsa. C’è il fatto che Kazi Monir quel giorno si sentì male e venne portato in ospedale. Ci sono le riprese delle telecamere che mostrano Cameyi arrivare alla stazione di Porto Recanati. Inoltre verranno acquisite le trascrizioni di due tranche di intercettazioni: le prime nel 2010 e le altre nel 2018. Alcune di queste riguardano proprio Monir. Tra i testimoni verranno sentiti anche dei suoi familiari.
Il giovane si trova in Bangladesh ormai da diversi anni. Proprio la questione che si trovasse in Bangladesh ha fatto sorgere uno scoglio per l’apertura del processo con la questione della notifica all’imputato dell’esistenza del procedimento. Per tre anni il processo è rimasto bloccato all’udienza preliminare. Alla fine la situazione si è sbloccata con una telefonata fatta direttamente dall’aula Gup nel corso dell’udienza preliminare (5 novembre dello scorso anno, il rinvio a giudizio è arrivato il 17 dicembre) fatta dal giudice con la presenza di un traduttore.
Oggi l’avvocato Marco Zallocco ha sollevato nuovamente l’eccezione sulla notifica all’imputato, rigettata dal presidente della Corte Andrea Belli, che ha disposto l’apertura del processo.

Gli avvocati Marco Vannini e Luca Sartini
Prossima udienza il 23 settembre, per sentire i primi sette testimoni dell’accusa (si tratta di alcuni degli investigatori che svolsero le indagini). Altre udienze a distanza di circa un mese il 28 ottobre e il 25 novembre. Parti civili i familiari con l’avvocato Luca Sartini e l’associazione Penelope Marche tutelata dall’avvocato Marco Vannini. Oggi presenti all’udienza la mamma di Cameyi, Fatema Begun, e i fratelli Jisan e Sajid.

Marco Zallocco
«Ci aspettiamo giustizia, anche se la vedo difficile dopo 16 anni – dice Jisan Mosammet – mi ricordo come fosse ieri quando scomparve quella mattina, ero a casa col mal di denti, è uscita per andare a scuola con lo zainetto. Abitavamo agli Archi di Ancona, lei andava alla stazione a prendere il bus. Penso che quel giorno ci fosse Monir ad aspettarla». La ragazza non era rientrata da scuola e la famiglia ha tentato di rintracciarla al telefono. «L’abbiamo aspettata, ci siamo allarmati, pensavamo fosse con le amiche. Quando l’abbiamo chiamata ha risposto un ragazzo al telefono, ci sono stati due secondi di chiamata e ha buttato giù e da quel momento suonava a vuoto. Abbiamo chiamato 10 giorni dopo la scomparsa, il telefono ha squillato, ha risposto qualcuno senza dire niente».

La polizia sul terreno dove sono stati trovati i resti
Da lì più nulla, fino al ritrovamento dei resti nel 2018 quando la speranza dei familiari di ritrovare viva Cameyi, una ragazza che sognava di fare la calciatrice, si è infranta. Le ossa della ragazza vennero trovate in un pozzo vicino all’Hotel House e anche in un campo lì vicino. L’indagine a quel punto è passata dalla procura di Ancona, che indagava sulla scomparsa della 15enne, a quella di Macerata che ha aperto un fascicolo per omicidio volontario. Per l’accusa Monir avrebbe ucciso la ragazza per gelosia. Il motivo era che la giovane frequentava anche un altro ragazzo, un rivale in amore che per la procura avrebbe spinto il 36enne a ucciderla dopo essersi incontrato con lei all’Hotel House, dove all’epoca viveva Monir.

Le immagini di Cameyi alla stazione di Porto Recanati
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