Ambasciatori della transizione ecologica,
semaforo verde alla caccia al premio
CIVITANOVA - Si parte sabato con la pulizia della spiaggia in località Tre Case. In programma anche Repair Café, progetti con le scuole, mobilità sostenibile e il recupero naturalistico di un’area in via Marinetti

Sacchi, guanti e smartphone alla mano per monitorare i rifiuti: si parte dalla spiaggia per parlare di sostenibilità. Sabato prenderà il via con la pulizia del litorale la quarta edizione del premio Ambasciatore della transizione ecologica organizzato dal comune di Civitanova per coinvolgere scuole, associazioni e cittadini sui temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile.
L’iniziativa inaugurale, organizzata insieme a Joinable, porterà volontari e studenti nell’area floristica Tre Case per un’attività di raccolta e monitoraggio dei rifiuti marini attraverso app sviluppate in progetti europei. Saranno presenti anche gli studenti del liceo Da Vinci, vincitori dell’edizione 2025 con il progetto Adriatic Conservancy.
Il progetto nasce nel 2023, con una serie di incontri dedicati all’Agenda 2030 e negli anni si è trasformato in un vero laboratorio di idee e iniziative per lo sviluppo sostenibile del territorio: il premio valorizza infatti progetti e buone pratiche capaci di diffondere la cultura della transizione ecologica e contribuire concretamente alla crescita sostenibile della città.
In programma c’è anche il Repair café, l’11 aprile al centro commerciale Cuore Adriatico, dove gli studenti dell’Ipsia di Civitanova, insieme ai volontari del Repair Café di Recanati, aiuteranno gratuitamente i cittadini a riparare piccoli elettrodomestici, dispositivi elettronici, biciclette e vestiti, promuovendo la cultura del riuso e dell’economia circolare. Spazio poi alla creatività e alla partecipazione con Le Avventure di Superborghetto, progetto che porterà gli studenti della scuola Mestica dell’istituto comprensivo via Tacito a realizzare un fumetto a tema ambientale, e con un intervento di urbanistica tattica guidato dall’urban artist Giulio Vesprini insieme al centro del Riuso di Civitanova. Non mancheranno momenti dedicati alla mobilità sostenibile, con una mattinata in bicicletta e un lavoro di analisi dei percorsi ciclopedonali della città da parte degli studenti della Pirandello dell’istituto comprensivo via Regina Elena.
In programma inoltre Il Bullone, progetto creativo di Gianluca Cantafavole Lalli, che attraverso musica e scrittura coinvolgerà ragazzi e famiglie in un percorso artistico dedicato ai temi dell’inclusione e del contrasto al bullismo.
Tra i lavori più significativi c’è il recupero naturalistico di un’area comunale in via Marinetti, promosso dal Liceo Da Vinci insieme all’Asd Arcieri Civitanova e al Cuore Adriatico, con la piantumazione di alberi e arbusti e la creazione di spazi didattici per rafforzare la biodiversità urbana. Tutte le attività saranno documentate con foto e video che confluiranno in una mostra finale in Comune, occasione in cui saranno presentati i risultati del percorso e premiati i progetti dell’edizione 2026.

Comunicato Stampa
ANNUNCIAZIONE, ANNUNCIAZIONE
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Ancora una volta, ai servi della gleba vengono comunicate dall’araldo, esattamente come nel Medioevo, le decisioni dei vassalli, dei valvassori e dei valvassini. Non sia mai che a questi servi della gleba, teoricamente cittadini, fosse consentito di partecipare alla formazione di queste decisioni…
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Più precisamente, la Provincia di Macerata delibera, a marzo dell’anno di grazia 2026, la costituzione di un non meglio precisato “gruppo di lavoro” per individuare i responsabili del Basso Bacino del Chienti, uno strumento che fa il paio con il “tavolo di lavoro” deciso dalla Regione Marche e dai cinque Comuni coinvolti nel non trovare riscontri nell’ordinamento.
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Cerchiamo di chiarire, per quanto possibile, la cronologia degli ingarbugliatissimi avvenimenti di questa triste ed assurda vicenda, figlia degli insaziabili appetiti di alcuni mai individuati imprenditori e della codardia e della connivenza di un’intera classe dirigente:
1. con le sentenze penali di patteggiamento emesse dal tribunale di Macerata – sezione distaccata di Civitanova Marche nel 2002 e nel 2003, gli imputati avevano ammesso la propria responsabilità e patteggiato la pena e, grazie a tali sentenze, la provincia di Macerata ed i Comuni di Morrovalle, Montecosaro e Civitanova Marche avevano citato davanti al tribunale civile di Macerata sia gli imputati sia le rispettive aziende, al fine di ottenere il risarcimento del danno ambientale.
2. il Tribunale di Macerata, in sede civile, aveva condannato, nel 2009, tutte e nove le aziende a risarcire danni ingenti a favore di vari enti pubblici territoriali (Regione Marche, Province di Macerata e Fermo, e cinque Comuni della zona).
3. sei su nove aziende avevano presentato appello e la Corte d’Appello Civile di Ancona, nel 2016, aveva ribaltato la decisione di primo grado, accogliendo i motivi di appello delle imprese.
4. la Conferenza dei Servizi decisoria, operante secondo i dettami del Codice dell’Ambiente (Decreto Legislativo 152/2006), con verbali del 2008, del 2010 e del 2011, aveva già individuato i responsabili, chiedendo loro di presentare immediatamente un progetto di bonifica e di mettere in atto misure di MISE – Messa In Sicurezza di Emergenza.
5. tali individuati responsabili avevano presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale – TAR delle Marche contro questa decisione della Conferenza dei Servizi decisoria ed il TAR, con varie sentenze a partire dal 2017, aveva dato torto a tutti i ricorrenti, confermando, quindi, la decisione della Conferenza dei Servizi, l’applicazione del principio “chi inquina paga” e l’obbligo di bonifica in capo ai responsabili.
6. gli individuati responsabili avevano fatto tutti appello al Consiglio di Stato ed il Consiglio di Stato, dopo quasi un decennio, a partire dal 2023, a qualcuna ha dato torto ed a qualcuna ragione.
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Come scritto nella Relazione della “Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” nel 2016:
A seguito delle sentenze di patteggiamento emesse dal tribunale di Macerata – sezione distaccata di Civitanova Marche, la provincia di Macerata ed i Comuni di Morrovalle, Montecosaro e Civitanova Marche hanno citato davanti al tribunale civile di Macerata sia gli imputati sia le rispettive aziende, al fine di ottenere il risarcimento del danno ambientale.
Con la sentenza n. 699/09 del 15 giugno 2009, depositata il 17 giugno 2009, il tribunale di Macerata, preso atto delle situazioni di accordo e transazione venutesi a creare, tra l’altro, condannò i convenuti, in solido tra loro, al pagamento in favore della provincia di Macerata e dei comuni di Civitanova Marche e Montecosaro della somma complessiva di euro 2 milioni, oltre al pagamento delle spese legali.
Detta sentenza venne appellata da sei delle nove ditte citate in giudizio in primo grado e, a seguito di istanza presentata da alcune parti, la Corte di appello civile di Ancona, con l’ordinanza del 17 dicembre 2009, sospese l’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado, imponendo agli appellanti una cauzione dell’importo di euro un milione. Il giudizio pendente davanti alla Corte [di appello civile di Ancona venne deciso con sentenza di accoglimento n. 1632/2016].
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Spieghiamo anche che l’ondivago orientamento dei giudici è circostanza, purtroppo, conosciuta e che, in linea di principio, come noto, il processo penale si fonda sul principio dello “oltre ogni ragionevole dubbio”, mentre il processo civile su quello del “più probabile che non”. Ne consegue che nel giudizio civile di responsabilità la prova è più attenuata rispetto al penale.
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Aggiungiamo alla spiegazione che due leggi regionali delle Marche (sempre citate nella relazione della “Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” nel 2016) hanno statuito che, in assenza di inquinatori, la responsabilità della bonifica ricade sulla pubblica amministrazione:
Certo è che, non essendo stati individuati i responsabili dell’inquinamento, ai sensi dell’articolo 250 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, gli interventi di bonifica del sito contaminato debbono essere realizzati d’ufficio dai comuni territorialmente competenti e, ove questi non provvedano, dalla regione.
La regione Marche, mediante l’articolo 24 della Legge regionale 29 novembre 2013, n. 44 (Assestamento di bilancio), ha stabilito:
«1. Ai sensi dell’articolo 14 della legge regionale 2 agosto 2006, n. 13 (Assestamento del bilancio 2006), la bonifica delle aree individuate all’interno dell’ex sito di interesse nazionale denominato “Basso Bacino del fiume Chienti” spetta ai Comuni nel cui territorio ricadono le rispettive aree.
2. La bonifica unitaria della falda acquifera ricompresa nel sito di cui al comma 1 spetta agli enti territoriali interessati, già firmatari dell’accordo di programma stipulato con il Ministero competente in data 2 luglio 2008 e non più operante, sulla base di quanto dagli stessi stabilito, mediante la conclusione di un nuovo accordo di programma che deve tenere conto delle relative disponibilità finanziarie e dell’eventuale riperimetrazione dell’area, da indagare sulla base dei risultati delle analisi delle acque di falda ottenuti nel tempo dai monitoraggi eseguiti dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale delle Marche (ARPAM)».
Con detta disposizione la regione Marche ha voluto rafforzare la necessità della bonifica dell’intera area da parte degli enti territoriali, già firmatari di un accordo di programma non più operativo, mediante la conclusione di un nuovo accordo di programma.
In conclusione, in mancanza di detto nuovo accordo, poiché non sono stati individuati i responsabili dell’inquinamento, gli interventi di bonifica del sito di interesse regionale (SIR) «Basso Bacino del Fiume Chienti» debbono essere realizzati d’ufficio dai comuni e, ove questi non provvedano, dalla regione Marche, ai sensi dell’articolo 250 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
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Ripetiamo per i duri di comprendonio:
1. la bonifica è possibile solamente in maniera unitaria nell’intera area! La bonifica a pezzi di una falda acquifera che sta sotto un intero territorio è un concetto assurdo come, parimenti, lo è l’installazione perenne di opere di Messa In Sicurezza di Emergenza – MISE che, per loro natura, sono temporanee;
2. occorre indire una nuova Conferenza dei Servizi Decisoria fra le amministrazioni coinvolte (Regione Marche, Province di Macerata e Fermo, Comuni di Civitanova Marche, Morrovalle, Montecosaro, Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare) per arrivare ad un nuovo accordo di programma;
3. mancanza di accordo di programma? Gli interventi di bonifica del sito di interesse regionale (SIR) «Basso Bacino del Fiume Chienti» debbono essere realizzati d’ufficio dai Comuni e, ove questi non provvedano, dalla regione Marche, ai sensi dell’articolo 250 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
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La Provincia di Macerata, con questo “gruppo di lavoro”, esattamente come la Regione Marche ed i cinque Comuni coinvolti con il “tavolo di lavoro”, vuole riportare indietro gli orologi, ricominciando a cercare responsabili già individuati e, poi, in parte sfuggiti alle proprie responsabilità, invece di cominciare le procedure di bonifica secondo l’articolo 242 del Codice dell’Ambiente. Per di più, a meno che l’inquinamento non sia ancora in corso, è quasi certo che, nel frattempo, sia intercorsa la prescrizione di tutti i reati.
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Pertanto, la cosa che ci pare più logica è cominciare questa bonifica che, peraltro, secondo vassalli, valvassori e valvassini è tecnicamente fattibile e per la quale ci sono i soldi pubblici e, contemporaneamente, vedere se la magistratura troverà questi inquinatori. Noi abbiamo chiesto, invece, di trovare i responsabili della mancata bonifica, avendo perso ogni speranza che i responsabili possano pagare (questione che merita un altro comunicato).
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Rimane la sgradevole sensazione che la Pubblica Amministrazione stia agendo più per volersi sottrarre all’imputazione di omessa bonifica (ex art. 452 terdecies del codice penale) che per evitare che muoiano altri bambini, ragazzi, donne ed uomini.
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Paolo Maria Squadroni, Giuliana Venturini, Domenico Bevilacqua
Comitato Bonifica Basso Bacino del Chienti