«Femminicidi, servono fondi:
non costi ma investimenti nel futuro»

ALLARME - Deborah Pantana, presidente di Woman is life, fa sentire la sua voce dopo gli ultimi casi di cronaca legati: «Uniamoci, facciamo sentire la nostra voce. Insieme, possiamo costruire un futuro in cui ogni donna si senta sicura e rispettata»

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Deborah Pantana con Fiorella Mannoia

«Femminicidi: basta parole, servono azioni concrete». A dirlo è Deborah Pantana, presidente di Woman is life dopo la morte di Ilaria Sula e Sara Campanella.

«Ilaria e Sara. Due nomi, due vite spezzate in un giorno – scrive Pantana – Due donne che si aggiungono alla lunga, inaccettabile lista di vittime di femminicidio. Basta. Non possiamo più permetterci il lusso dell’indifferenza. “Non una di meno” è diventato un grido di dolore, una promessa infranta di fronte all’ennesimo femminicidio. I dati sono chiari: in Italia, una donna viene uccisa ogni tre giorni. Numeri che diventano volti, storie, vite spezzate dalla violenza di genere».

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Pantana unisce la sua voce a quella di Celeste Costantino, vice presidente della Fondazione Una nessuna centomila: «Basta convegni, basta progetti vuoti, passerelle sui giornali. Lo Stato e tutte le istituzioni devono fare di più. I centri antiviolenza esistono, così come i progetti di educazione all’affettività, ma sono ancora troppo poco finanziati e sostenuti. Noi, come donne, avvertiamo l’urgenza di compiere un passo in più. Se vogliamo essere serie e seri, dobbiamo innanzitutto definire cos’è l’educazione all’affettività e individuare un percorso di formazione per chi deve insegnarla nelle scuole. L’educazione affettiva è un sapere interdisciplinare, che abbraccia educazione sessuale, studi di genere, pedagogia, psicologia, educazione civica e conoscenza dei dispositivi digitali. La battaglia contro la violenza di genere non può essere solo un principio, necessita di una riforma di legge che sostenga concretamente tutte le realtà che in questi anni hanno promosso l’educazione all’affettività. Le Regioni fanno troppo poco, il governo e il Parlamento devono prendere atto che la formazione ha dei costi. Basta alibi e basta immaginarie teorie del gender. Chiediamo al governo e alle Regioni di stanziare fondi adeguati per i centri antiviolenza e per i progetti di educazione all’affettività. Non è un costo, ma un investimento nel futuro della nostra società».

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Deborah Pantana e Carolina Morace

In questo contesto di urgente necessità di cambiamento, l’incontro del gruppo “Woman is life” avvenuto nei giorni scorsi con figure di spicco come Roberta Bruzzone, Fiorella Mannoia e Carolina Morace vuole essere un segnale forte e incoraggiante nella lotta contro la violenza di genere. «Questo scambio di riflessioni e intenti univoci – continua Pantana – sottolinea l’importanza di un approccio multidimensionale al problema, che coinvolga esperti, artisti e donne che hanno fatto la storia. La presenza di Roberta Bruzzone, criminologa esperta, porta un contributo fondamentale nella comprensione delle dinamiche della violenza e nell’offerta di supporto concreto alle vittime. La sua competenza può aiutare a definire strategie più efficaci per contrastare il fenomeno e a fornire strumenti utili alle donne che hanno subito abusi. D’altra parte, la partecipazione di Fiorella Mannoia, artista sensibile e impegnata, evidenzia il potere dell’arte come veicolo di messaggi di cambiamento e speranza. La sua musica può raggiungere un pubblico vasto e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di combattere la violenza di genere e di promuovere una cultura del rispetto. L’aggiunta di Carolina Morace, icona dello sport femminile e figura di riferimento per molte donne, sottolinea l’importanza di unire le forze per contrastare la violenza di genere. La sua presenza porta un messaggio di forza, determinazione e resilienza, valori fondamentali per superare le difficoltà e costruire un futuro libero dalla violenza. Questi incontri rappresentano un passo importante verso la creazione di una rete di sostegno e azione contro la violenza di genere. La collaborazione tra diverse figure professionali può portare a strategie più efficaci per contrastare il fenomeno e a promuovere un cambiamento culturale duraturo. Uniamoci, facciamo sentire la nostra voce. Non lasciamo che altre donne diventino solo un nome in una lista. Insieme, possiamo costruire un futuro in cui ogni donna si senta sicura e rispettata».

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