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Si è salvato per un cambio turno,
era nella scorta del giudice Falcone
«Ucciso per colpa di Stato e istituzioni»

POLLENZA - Luciano Tirindelli ha emozionato i tanti presenti al teatro Verdi raccontando la sua esperienza a fianco del magistrato vittima il 23 maggio 1992 di un attentato di Cosa Nostra. «La mafia è anche nel Centro Italia, non immaginatevi di riconoscerli per la coppola. Sono persone in giacca e cravatta e molto distinte»

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Al centro Luciano Tirindelli con la Consigliera di parità Deborah Pantana, il sindaco Mauro Romoli e i rappresentanti delle forze dell’ordine

Non è politicamente corretto e non fa sconti Luciano Tirindelli, 61 anni, uomo della scorta del giudice Giovanni Falcone, salvo per un cambio turno.

Dal palco del teatro Verdi di Pollenza, nella prima tappa di un tour in provincia promosso e fortemente voluto dalla Consigliera di parità Deborah Pantana, Tirindelli, intervistato da Alessandra Pierini, ha emozionato e coinvolto i presenti, tra cui i rappresentanti delle forze dell’ordine, raccontando la sua storia personale, l’esperienza nella polizia a Palermo, la vicinanza al magistrato anti mafia e anche quel terribile 23 maggio 1992 tristemente rimasto nella memoria di tutti.

A Capaci, persero la vita il magistrato, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifano e Rocco Dicillo.

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Luciano Tirindelli è stato intervistato da Alessandra Pierini

«Giovanni, come lo chiamavamo tra di noi uomini della scorta, era un uomo molto cordiale e gioviale. Serio nel suo lavoro ma con noi si concedeva anche di lasciarsi andare. Amava molto la socialità e andare a cena con i suoi amici. Per noi che prendevamo circa un milione di lire al mese, seguirlo dopo le 20 voleva dire arrotondare con degli straordinari».
Tirindelli ha fondato un’associazione che si chiama Q.s.15 e prende il nome della scorta Quarto Savona Quindici che era appunto quella di cui ha fatto parte a fianco di Falcone.

«Cerchiamo di trasmettere a tutte le generazioni gli ideali di legalità, uguaglianza e preservazione dei diritti inviolabili dell’uomo, che sono i presupposti di uno Stato libero e democratico e diffonderla alle nuove generazioni. Vogliamo anche ricordare di cosa è capace Cosa Nostra. I mafiosi sono ovunque, anche nel Centro Italia, non vi immaginate persone con la coppola, girano in giacca e cravatta e sono distinti ma continuano ad operare».

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La Consigliera di parità Deborah Pantana

Il poliziotto ha parlato anche della mancata nomina di Falcone, il cui traguardo più importante è stato il maxi processo di Palermo, al Consiglio superiore della magistratura, dell’allontanamento da Palermo per lavorare a Roma al Ministero e infine ha ricordato anche quante strane coincidenze si sono verificate quel 23 maggio: «Io ero in servizio la mattina, siamo stati chiamati per andare in aeroporto per l’arrivo di Falcone ma in realtà il suo aereo non è arrivato. Noi comunque siamo tornati indietro con le auto della scorta e già a Capaci era tutto pronto per l’attentato.

Eppure io sono seduto qui stasera. Sapete perché? Gli uomini che lavoravano in aeroporto avevano avvisato Cosa Nostra che il giudice non era atterrato. Poi nel pomeriggio non si è alzato in volo l’elicottero della scorta sull’autostrada, in servizio c’erano due uomini, bravissimi poliziotti ma non proprio pronti la scorta».

Il giudice Falcone poteva essere salvato? «Lui sapeva di rischiare molto, ne aveva il sentore da tempo tanto che aveva convinto la moglie a non avere figli per evitare che potessero soffrire. Avrebbe potuto essere salvato ma è stato ucciso per colpa dello Stato e delle istituzioni che lo hanno lasciato solo».

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Il sindaco Mauro Romoli

L’iniziativa è stata fortemente voluta da Pantana: «Sono molto contenta che sia qui con noi perché ha vissuto una vicenda che nessuno di noi potrà dimenticare. Vorrei anche sottolineare che non dobbiamo dimenticare di essere gente per bene, di rimanere sempre nella legalità».

Molto orgoglioso dell’incontro il sindaco di Pollenza Mauro Romoli: «Parliamo stasera di una delle pagine più buie della storia italiana. E’ anche vero che nel presente c’è anche tanto da lavorare. Ad esempio le  amministrazioni sono chiamata a dotarsi di piani anticorruzione ma ci sarebbero azioni molto più importanti e concrete da realizzare per garantire la legalità».

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Da sinistra il presidente Sandro Parcaroli, la consigliera di parità Deborah Pantana, Luciano Tirindelli e il questore Gianpaolo Patruno

L’agente Tirindelli è stato accolto in Provincia, dal presidente Sandro Parcaroli, che lo ha ringraziato per l’opera di approfondimento e informazione, soprattutto verso i più giovani, che da anni sta svolgendo in tutta Italia.

 E’ stato ricevuto alla presenza del questore Gianpaolo Patruno e della Consigliera di parità Deborah Pantana che lo sta accompagnando in alcuni incontri in corso sul territorio fino a questa sera, nell’ambito della manifestazione “Capaci di coraggio”.

«L’impegno dell’agente Tirindelli e dell’associazione Scorta Falcone contribuisce a far sì che la testimonianza di quei drammatici eventi non vada perduta – ha detto Parcaroli -. I nostri ragazzi, molti dei quali non hanno vissuto gli anni delle stragi di mafia, devono sapere quanto accaduto affinché il lavoro fatto da Giovanni Falcone non venga dimenticato e la sua memoria dispersa. All’agente Tirindelli e a tutti gli uomini delle Forze dell’Ordine voglio anche trasmettere la riconoscenza della comunità verso chi difende quotidianamente la legalità nel nostro Paese”.

(Redazione Cm)

(Foto di Franco Tomassini)

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