Eredità Tassoni, trovato l’accordo:
fine di una disputa durata 25 anni

TOLENTINO - Il sindaco Sclavi ha affidato a due componenti dello staff, Francesca D'Arienzo e David Pela, l'incarico per provare a mettere la parola fine all'annosa vicenda. Ci sono riusciti dopo uno studio di documenti durato mesi. Ottenuti per la Fondazione Tassoni-Porcelli anche un ulteriore terreno ed un immobile del valore di oltre 500mila euro. Il primo cittadino: «Per il Comune è un accordo migliorativo, un risultato che nessuno avrebbe mai sperato»

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Da sinistra: Francesca D’Arienzo, Mauro Sclavi e David Pela

«Dopo 25 anni dalla morte dell’avvocato Gianfranco Tassoni è stata, finalmente, risolta la questione della sua eredità. Con un accordo tombale con la controparte abbiamo ottenuto un appezzamento di terreno e una casa colonica del valore di mezzo milione di euro». Ad annunciarlo è il sindaco Mauro Sclavi che, grazie al lavoro certosino dei due componenti del suo staff: Francesca D’Arienzo e David Pela, ha scritto la parola fine all’annosa vicenda giudiziaria generata a seguito della morte dell’avvocato Tassoni, avvenuta il 23 maggio del 1998.

L’uomo con poche righe in un testamento olografo stilato nel 1994, dispose che il suo cospicuo patrimonio ereditario andasse a favore della tutela degli animali, in special modo i cani, e alla creazione di borse di studio per studenti meritevoli delle università marchigiane. In virtù di questo si costituirono la Fondazione Tassoni-Porcelli, promossa dal Comune, la Fondazione per l’assistenza di animali abbandonati, la Fondazione Servanzi-Collio e interveniva giudizialmente Ilde Manetta, cugina di Tassoni e parente più stretta, che lamentava la nullità del testamento. Da lì iniziava una disputa legale durata appunto 25 anni, dove si sono alternate e intrecciate cause civili, penali e amministrative che hanno visto coinvolti avvocati, curatori, sindaci e che hanno portato all’emissione di provvedimenti cautelari, sentenze di primo, secondo e terzo grado. Per oltre due decenni le parti non sono riuscite a raggiungere un accordo, si sono sfidate in tutti i gradi di giudizio (fino alla Suprema Corte di Cassazione) e l’insieme dei procedimenti ha portato, nel tempo, all’esclusione dal contenzioso delle altre due fondazioni, rendendo l’erede Manetta l’unico interlocutore della Fondazione Tassoni. Nel frattempo, inevitabilmente, sono state affrontate importanti spese legali senza purtroppo iniziare a perseguire quello che era il volere dell’avvocato-conte.

«Ora invece, in seguito ad una transazione, c’è stato un accordo “tombale” con la controparte. “La Fondazione (di cui da sempre il sindaco in carica è presidente) – precisa Sclavi – esclusivamente grazie a D’Arienzo e Pela, senza l’intervento di nessun altro professionista e quindi a costo zero, ha ottenuto da parte di Manetta la cessione di un appezzamento di terreno, parzialmente edificabile, e di una casa colonica vicino al cimitero, del valore di mezzo milione di euro e dall’ubicazione strategica. Un accordo oggettivamente migliorativo rispetto a quello firmato da chi ci aveva preceduto – aggiunge il primo cittadino -, un risultato che nessuno avrebbe mai sperato».

Sclavi aggiunge: «I due componenti dello staff hanno studiato migliaia di pagine e faldoni. Inoltre abbiamo provveduto alla sostituzione del direttore della Fondazione nominato dalla precedente amministrazione: sembrava inopportuno che il direttore della Tassoni-Porcelli fosse allo stesso tempo presidente della Servanzi-Collio con cui esistono ancora alcune questioni collaterali in sospeso. L’operazione ha permesso un risparmio sul compenso del direttore, passato da 30mila a 10mila euro annui. Ora la Fondazione, a seguito del nuovo accordo e alla riduzione delle spese, potrà iniziare ad operare secondo le volontà del testatore».

Soddisfazione mostrata anche da Francesca D’Arienzo: «È stato un compito gravoso e molto impegnativo che ho svolto nell’esclusivo interesse della Fondazione e della città di Tolentino. Conoscevo solo nominalmente la questione perché raccontatami da mio padre ed occuparmene è stato per me un onore in sua memoria e nel rispetto della fiducia ripostami dal sindaco. Per dovere deontologico non scenderò nei dettagli relativi a ciò che ho studiato ed analizzato. Ho dettagliatamente relazionato al sindaco, quale presidente della Fondazione, rimettendo al medesimo ed al Cda ogni decisione a riguardo. L’importante, per me, è aver raggiunto il risultato». D’Arienzo, avvocato e magistrato onorario al tribunale di Macerata, coglie anche l’occasione per rispondere a chi precedentemente aveva attaccato opportunità del suo ruolo nello staff del sindaco: «Un incarico – dice – che ho svolto al di là ed oltre le ore previste nel mio contratto. Credo fermamente in ciò che faccio, conosco i miei limiti e sono abituata, dopo 27 anni di professione (in ambito universitario, legale e giudiziario), ad assumere un incarico solo quando ritengo di poterlo portare a termine, nel pieno rispetto dei miei doveri professionali e deontologici». Le fa eco l’altro fautore della chiusura dell’annosa vicenda, David Pela. «Ho trascorso mesi a sistemare e studiare migliaia di documenti – aggiunge -. Abbiamo trovato una documentazione disordinata e con ampie lacune al punto da dover reperire atti e documenti vari chiedendo ripetutamente agli altri soggetti che erano stati coinvolti nella vicenda. Ho avuto l’impressione, fin dall’inizio, che alla questione Fondazione non fosse stata data la priorità che meritava. 25 anni sono davvero tanti e studiare ogni singolo fascicolo è stato impegnativo se si considera l’intreccio tra cause legali, questioni bancarie, amministrative e contabili. Sono molto soddisfatto dell’esito finale avendo avuto, oltretutto, come controparte un intero pool di avvocati. I risultati del nostro lavoro sono confluiti in una relazione e nell’ottenimento di alcuni immobili che prima la Fondazione non aveva. Questi sono fatti inconfutabili ed oggettivi. Il resto sono sterili polemiche che non mi interessano anche se una puntualizzazione voglio concedermela: a chi ha ripetutamente criticato i costi sostenuti per l’ufficio di staff (tra l’altro sempre istituito anche dalla precedente amministrazione) voglio far notare che con questa sola operazione il nostro stipendio si è già ripagato per almeno 20 anni». 


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