Morto dopo lo schianto in bici,
l’addio della comunità pakistana
al 16enne Saif Ullah Ejaz
MACERATA - Si è tenuta nel piazzale antistante l'obitorio dell'ospedale la cerimonia funebre in memoria del giovane residente a Corridonia deceduto mercoledì. Centinaia i connazionali che si sono stretti intorno alla famiglia: il 16 agosto la salma partirà per Islamabad

Un momento del rito officiato dall’imam di Corridonia Ali Musq
di Marco Pagliariccio
ùFarà ritorno in Pakistan verosimilmente mercoledì la salma di Saif Ullah Ejaz, il 16enne che ha perso la vita mercoledì pomeriggio schiantandosi contro un albero dopo aver perso il controllo della sua bici. Oggi pomeriggio la comunità pakistana di Corridonia sia è data appuntamento all’obitorio dell’ospedale di Macerata per dare l’ultimo saluto al giovane studente dell’Ipsia Corridoni prima che la famiglia parta in direzione Islamabad, dove verrà seppellito nelle prossime settimane.

L’uscita del feretro dall’obitorio dell’ospedale
La breve cerimonia di preghiera, organizzata con la collaborazione delle onoranze funebri Santarelli di Jesi (specializzata anche nell’allestimento di funerali con rito islamico), si è svolta nel piazzale antistante le camere mortuarie ed è stata guidata dall’imam di Corridonia Ali Musq. In centinaia si sono radunati intorno alla bara (ma solo agli uomini è consentito farlo: le donne sono rimaste in preghiera nell’atrio dell’obitorio), rivolta coi piedi verso la Mecca come prescrivono i dettami del Corano, e hanno invocato la protezione di Allah sull’anima di un ragazzo la cui vita è stata spezzata troppo presto.

Saif Ullah Ejaz
La salma resterà sicuramente fino a martedì all’obitorio maceratese, in attesa che sia completato tutto l’iter burocratico per la partenza in direzione della terra d’origine della famiglia Ejaz. Se tutto filerà liscio (di sicuro non aiuta il fatto di essere nel pieno del ponte di Ferragosto), il volo per il Pakistan decollerà mercoledì.



Schianto in bici, due funerali per Saif Ullah: «Un sorriso da gigante buono»
Un genitore spera sempre di non ricordare la morte di un figlio, o di una figlia. Quando accade avviene la disperazione. Di sicuro la religione aiuta a comprendere meglio ciò che viene definita sfortuna.
Alla esequie vedo, dalle foto, molta gente. Di sicuro ci sono gli amici e di studenti di Corridonia, insieme ai professori. Ma la tristezza aleggia in tutta la città. Era un buon figlio, un studente amico. Sarebbe stato un buon cittadino italiano.
Affidiamoci ad Allah, a Dio, il Compassionevole.
L’unica nota stonata: le donne non sono state considerate degne di essere presenti al rito, ma sono dovute rimanere nell’atrio dell’obitorio!!!! Non ho parole! Il dolore di un uomo è quindi, per la Divinità, più degno di essere accolto di quello di una donna!!