Schianto in bici,
due funerali per Saif Ullah:
«Un sorriso da gigante buono»

CORRIDONIA - La salma del giovane che ha perso la vita in un incidente lungo via Fonte Lepre è all'ospedale di Macerata, nei prossimi giorni le due cerimonie funebri: una in città, poi la seconda una volta fatto ritorno in Pakistan. Il messaggio di cordoglio dell'Ipsia Corridoni

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Saif Ullah Ejaz, il 16enne vittima del tragico incidente in bici

di Marco Pagliariccio

Dopo lo choc, il lutto. Corridonia è rimasta stordita e attonita dopo la notizia della morte di Saif Ullah Ejaz, il 16enne di origini pakistane che ha perso la vita ieri pomeriggio dopo essersi schiantato contro un albero mentre scendeva lungo via Fonte Lepre in sella alla sua bici. Il corpo del giovane è ancora trattenuto all’ospedale di Macerata, ma di dubbi sull’accaduto ce ne sono ben pochi: i traumi conseguenti al violentissimo impatto con la pianta posizionata a bordo strada non gli hanno lasciato scampo.

Non è stato ancora fissato un funerale, anche se, essendo la famiglia di Ejaz di fede musulmana, si tratterà di un rito diverso da quello cristiano. Dalle prime informazioni, sembra che saranno due le cerimonie in onore del Saif Ullah: la prima si terrà a Corridonia, per dare modo a parenti e amici “locali” di poter dare un ultimo saluto al ragazzo; in un secondo momento la salma dovrebbe fare ritorno in Pakistan, terra natale dei genitori.

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Gianni Mastrocola, dirigente scolastico dell’Ipsia Corridoni

Al lutto dei parenti e degli amici più stretti, si è unito anche quello dell’Ipsia Corridoni, dove Saif Ullah aveva frequentato la 1^ C. Il dirigente scolastico Gianni Mastrocola e i docenti hanno firmato un messaggio per ricordare il giovane studente scomparso troppo presto. «Ancora una volta ci troviamo a dover cercare parole per esprimere il nostro cordoglio e questo senso di vuoto che ci prende quando un ragazzo, con cui abbiamo fatto un tratto di strada, se ne va. Saif frequentava il primo anno del nostro istituto e aveva scelto l’indirizzo meccanica. Era arrivato un po’ in ritardo e non parlava bene l’italiano, ma accoglieva sempre tutti con quel suo sorriso da gigante buono. Molto più alto dei ragazzi della sua età, Saif aveva anche l’aspetto e l’espressione di una persona matura. Faceva tenerezza vederlo, nei momenti di svago, giocare e scherzare con i suoi compagni di classe. La bontà del suo sorriso si trasformava in indulgenza quando tutti noi, per errori  burocratici o per naturali difficoltà linguistiche lo chiamavamo con nomi diversi, senza capire mai se stessimo usando quello giusto.

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Il luogo dell’incidente

Il sorriso e la voglia di scherzare non lo abbandonava mai, neanche durante i duri giorni del Ramadan, che rispettava rigorosamente, e vedeva i compagni mangiare o bere; in quei momenti veniva fuori il suo humor quasi innato, e faceva notare garbatamente, ridendo sotto i baffi (e nel suo caso non è un modo di dire), la poca delicatezza di chi non si curava del sacrificio che lui stava facendo. Non dimenticheremo mai il suo sorriso. Tutta la nostra scuola, i suoi compagni di classe, i suoi professori, i collaboratori scolastici si stringono intorno alla famiglia. Saif mancherà a tutti. Come succede sempre quando non si trovano le parole, si prendono in prestito quelle di qualcun altro: «E mentre camminava per le strade e vedeva in ogni volto i segni di una fatica inutile, o alzava gli occhi verso i tetti delle case, su al cielo, per capire se c’era un senso, egli pareva trovarlo, e si rasserenava. Ma solo a una domanda, che lo investiva a ondate regolari con affanno, il principe Mishkin non sapeva rispondere: perché, Signore, i bambini (i ragazzi) muoiono?». Da “L’idiota” di Fëdor Dostoevskij».

 

 

Con la bici contro un albero, muore ragazzo di 16 anni


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