Transizione green, Cna:
«Fotovoltaico sui capannoni
e credito d’imposta, un aiuto concreto»
ECONOMIA - Le riflessioni del direttore Moriconi dopo la partecipazione di un convegno a Roma che ha visto l'intervento del ministro Gilberto Pichetto Fratin

A Roma il convegno con il ministro Pichetto Fratin
Transizione green, da Cna Macerata arriva un esempio concreto di aiuto, fattibile in tempi brevi. «Rilanciamo ancora una volta la nostra proposta – dice il direttore Cna Macerata Massimiliano Moriconi – per stimolare l’installazione di piccoli impianti fotovoltaici sfruttando i capannoni delle imprese attraverso un credito d’imposta pari al 50% dell’investimento. Con una spesa di 2,5 miliardi in tre anni si possono coinvolgere 200mila piccole imprese in tutta Italia, installare 8.700 MW di nuova potenza riducendo i consumi di gas di 1 miliardo di metri cubi l’anno e soprattutto abbattendo le bollette del 60%».
Il direttore Moriconi
Sarebbe certo un buon inizio per avviare la transizione ecologica in tutti i comparti produttivi: «Nell’elenco vanno inseriti anche settori tipici della manifattura marchigiana e provinciale come il settore moda, la filiera agroalimentare e il comparto del mobile che, oltre a mostrare una particolare attenzione verso il green, contribuisce ad allungare la vita dei prodotti attraverso l’attività di riuso. Queste imprese sono pienamente coinvolte nelle grandi trasformazioni e nel processo di transizione».
Le riflessioni del direttore arrivano dopo la partecipazione al convegno a Roma dal titolo “Artigiani imprenditori protagonisti della transizione ecologica” che ha visto gli interventi del ministro dell’Ambiente Gilberto PichettoFratin, della capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga, dell’europarlamentare Pietro Fiocchi (Lega), del presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, dell’economista Leonardo Becchetti e del presidente nazionale di Cna Dario Costantini.

Leonardo Becchetti
Moriconi propone una lettura locale di quanto emerso nel convegno nazionale: «Le imprese artigiane rappresentano l’ossatura manutentiva del Paese. Stimiamo che in tutta Italia siano oltre 600mila le imprese impegnate a diverso titolo nella manutenzione, a partire dal settore delle costruzioni, per proseguire con attività di servizio come riparazione veicoli, fabbri, elettricisti, idraulici, manutentori del verde e della nautica, tinto-lavanderie, restauro artistico. Si tratta di piccole imprese in larga prevalenza a carattere artigiano che nella nostra provincia superano le 9.000 unità».
«Gli ambiziosi obiettivi della transizione green e della messa in sicurezza del nostro territorio – prosegue il direttore – non sono raggiungibili senza un pieno e costante coinvolgimento di queste imprese artigiane. Le piccole imprese stanno compiendo un grande sforzo per adeguarsi al profondo cambiamento in atto; è necessario però accompagnarle attraverso semplificazioni burocratiche, incentivi fiscali, supporti formativi».
Una indagine realizzata da CNA mostra che il 71,3% delle micro e l’80,5% delle piccole si sentono parte in causa nel cambiamento in atto: «La transizione deve essere una opportunità e non un ostacolo – conclude il direttore Cna. Per far questo è necessario che gli obiettivi e i target intermedi fissati dall’Europa devono essere realistici e concreti attraverso norme coerenti con le caratteristiche dei vari sistemi economici nazionali, locali e distrettuali. Possono contare sull’apporto delle nostre imprese a patto che siano previsti sostegni agli investimenti anche attraverso misure di fiscalità di vantaggio, misurazione e valorizzazione delle performance di sostenibilità».
TRANSIZIONE GREEN ??? TEMA MOLTO COMPLESSO !!!
In un mondo sovraffollato e molto piccolo perché i comportamenti di alcuni paesi come CINA ed INDIA oltre ad essere spesso contraddittori, con scadenze più lunghe anno 2060 rispetto all’EUROPA anni 2030/2035, mi fanno sorgere il sospetto che ci siano altri motivi, oltre quello ambientale, come interessi economici, geopolitici di dominio mondiale.
Leggo oggi sul SOLE24ORE a pagina 14: “SHANGHAI INQUINATA BRUCIA 800 TONNELLATE DI CARBONE ALL’ORA PER I CONDIZIONATORI.
Il secondo più grande impianto a carbone della CINA ed il quinto al mondo ha accumulato circa 200.000 tonnellate di carbone nei magazzini da bruciare in poche settimane …. Tra energia derivante dal carbone che la CINA ha promesso di eliminare entro il 2060 il bivio che separa energia pulita da fonti non rinnovabili come il carbone E’ SEMPRE PIU’ PROBLEMATICO”.
Pertanto se l’EUROPA ha un comportamento più virtuoso, possiamo credere che l’inquinamento della CINA non arrivi da noi ??? Evidentemente NO..!!!