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Sergio Cammariere superlativo,
conquista il Lauro Rossi
dopo tre anni di attesa

MACERATA - Il concerto rimandato per la pandemia è andato in scena ieri sera. Applausi scroscianti e ovazione per il cantautore nella rassegna jazz

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Sergio Cammariere si è esibito ieri sera al Lauro Rossi

di Fabrizio Cortella

Non appena calca la scena con la sua camminata elastica, scatta immediata l’ovazione del pubblico che ha atteso quasi tre anni Sergio Cammariere, il cui concerto maceratese fu annullato dal disastro della pandemia.sergio_cammariere-3-325x244 Seguito a ruota dalla band, tutti in total black, si accomoda al pianoforte e, senza troppi preamboli, attacca con l’omaggio a Keith Jarrett con cui apre praticamente ogni concerto. Più che un semplice tributo è la volontà di esplicitare le coordinate entro cui si muove la sua musica giacché «ho imparato ad ascoltare pianisti come Bill Evans e Keith Jarrett, attraverso quest’ultimo credo di aver appreso le infinite possibilità dinamiche del pianoforte».
L’impronta inconfondibile della sua arte risulta dalla sapiente miscela di un connaturato afflato poetico con la solarità della natia Calabria, insaporita dalle atmosfere del jazz e dei coinvolgenti ritmi latini, ma senza tralasciare l’eredità melodica italiana. sergio_cammariere-8-325x217Mix dimostrato puntualmente nel brano successivo, “Sorella mia”, un classico del 2001, che inizia con un piano profondo e corposo, a ritmo di tango, che colpisce il pubblico nello stomaco, subito seguito dall’entrata della sezione ritmica. La sua band, di fatto sempre la stessa negli anni, è uno dei punti di forza dello spettacolo. Composta al contrabbasso da Luca Bulgarelli, abruzzese di Atri, dal look da duro rocker di cui possiede l’energia potente, un martello ritmico che sa trasformarsi in morbido e melodico sostegno quando occorre. Mentre dietro ai tamburi siede Amedeo Ariano, talentuoso salernitano, mancino ma con un set per destrorsi, perfettamente a suo agio con ogni stile interpretativo: non si limita ad adottare la tecnica del jazz, ma la contamina con stilemi tipici del pop e del rock, a seconda dei pezzi. Entrambi dotati di grandissima tecnica, non ne abusano mai, ma la mettono al servizio dell’ensemble, il cui affiatamento è invidiabile.
sergio_cammariere-2-325x244Il pubblico, quindi, risponde ad ogni stimolo che arriva dal palco senza lesinare applausi scroscianti e dai palchi, notoriamente meno ingessati della platea, grida e fischi. Cammariere ringrazia sentitamente, quasi meravigliato e persino confuso da tanto apprezzamento. È questa sua umanità, probabilmente, il tratto saliente dell’artista, la capacità di farsi umile e di sbalordire delle vicende umane. Ormai il concerto è entrato nel vivo ed è il momento de L’amore non si spiega, grande successo del 2008, in cui il talento cantautoriale si sposa perfettamente con la migliore tradizione melodica italiana, sopra un tappeto armonico di elegantissima bossa nova. È, poi, la volta di Tempo perduto, con le spazzole di Ariano che scandiscono un incessante 5/4 – come non pensare alla celeberrima Take five di Dave Brubeck? Gli strumenti rimangono ancorati al ritmo tranne la voce di Sergio che doma l’arduo “tempo dispari” cantando le parole senza soluzione di continuità: una peculiarità straordinaria del cantare di Cammariere.
sergio_cammariere-7-325x217Ancora applausi calorosi e il Nostro di nuovo in piedi, di nuovo incredulo, a ringraziare: le mani si agitano come dotate di vita propria, sembrano goffe, attaccate al termine di quelle lunghissime braccia, ma poi tornano ad obbedire al proprio padrone e a regalare nuove emozioni nella parte centrale dell’esibizione, per piano solo, con gli altri musicisti che lasciano momentaneamente la scena. Qui spiccano Padre della notte, una dolcissima preghiera laica intrisa di profonda spiritualità, e Vita d’artista, un brano amaro – ma con un allegro refrain che ha il sapore dei gloriosi varietà – una riflessione sul proprio mestiere che dedica a Roberto Kunstler, l’amico di una vita e, soprattutto, il paroliere di tantissime canzoni, come questa appunto. Sul palco ci sono di nuovo tutti ed è il momento dello swing molto sostenuto di Cantautore piccolino (nella versione in vinile c’è un certo Fabrizio Bosso alla tromba…), l’autoironico excursus di famosissimi cantautori italiani con cui Cammariere non osa avviare un confronto, a partire da Paoli Gino con cui fa rima il titolo: Mentre arriva Claudio Lolli / Che mi guarda e dice “Embè! / Sembri l’ombra di De André”.
sergio_cammariere-6-325x216È anche l’occasione per Bulgarelli e Ariano di dare prova di sé esibendosi con dei solo dalla tecnica indiscussa e, soprattutto, capaci di inserirsi alla perfezione nel mood del pezzo. L’esibizione termina con la celebre Tutto quello che un uomo, straordinario brano d’amore con cui Sergio si piazzò terzo al Sanremo del 2003 – ma si consolò vincendone il Premio della critica – su cui il pubblico è invitato a cantarne in coro l’ultima parte. C’è ancora tempo per due meritati bis, acclamati a gran voce dai presenti: Libero nell’aria, canzone del 2004 manifestamente contraria alla guerra, la cui scelta Cammariere non commenta, anche se, vista la situazione odierna, non appare affatto casuale. E Dalla pace del mare lontano, l’ennesimo gioiello tratto da quel capolavoro che è il suo album omonimo di debutto, del lontano 2001, scritto insieme a Kunstler.
Sergio propone una canzone struggente sulla sua terra natia e sul suo amato mare. Lo fa con un ritmo di bossa molto sostenuto che dona allegria al testo, mentre Ariano, con le spazzole, comanda l’andamento ritmico consentendogli di cantare il testo tutto d’un fiato, in crescendo, con il piano che raddoppia le note, in perfetto stile Chick Corea, altro suo totem: grande entusiasmo del pubblico e degno finale di una prova superba.

 

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