Addio a Tullio Moneta,
l’Indiana Jones maceratese
MACERATA - Si è spento ad 85 anni all'ospedale di San Severino, la sua vita come un film: dall'infanzia nel capoluogo alla guerra in Congo, la vita in Sudafrica e, sotto la “copertura” di attore, il lavoro per l’”intelligence” occidentale contro quelle dell’Est sovietico, fino alla caduta del Muro di Berlino. Il ricordo di Giorgio Rapanelli
Si è spento all’ospedale di San Severino ad 85 anni Tullio Moneta. Una storia che definire avventurosa è un eufemismo quella vissuta dall’Indiana Jones di Macerata, nato a Rijeka, nell’ex Jugoslavia e attuale Croazia, madre umbra, passaporto sudafricano e infanzia vissuta nel capoluogo. A ricordarlo è Giorgio Rapanelli che con Ippolito Edmondo Ferrario ha scritto il libro “Mercenario. Dal Congo alla Seychelles. La vera storia di ‘Chifambausikos’ Tullio Moneta”, volume che racconta una vita da film.
«Piace ricordare che combatté per due anni i ribelli Simba per conto dell’Onu con il Quinto Commando mercenario anglosassone, fino a ricoprire il grado di maggiore. Come comandante volontario, insieme ad una pattuglia di volontari, quindi non coperti da assicurazione in caso di morte o di ferimento, partecipò alla liberazione di suore, ostaggi dei Simba. Salvò dall’assassinio un ragazzo poliomielitico ed una vecchia congolese, trovati in un villaggio Simba. Partecipò come vice-comandante del Colonnello Mike Hoare al fallito tentativo di golpe alle Seychelles per riportare nel campo occidentale il governo di quell’isola, che era stato usurpato da un golpe filomarxista.
Tullio Moneta, sotto la “copertura” di attore, ha sempre lavorato per l’”intelligence” occidentale contro quelle dell’Est sovietico, fino alla caduta del Muro di Berlino. Tornò in Italia per curarsi una ferita alla gamba destra, causata da un attentato alla sua persona. Ha passato i suoi ultimi anni a Macerata, tra un ricovero e l’altro, soffrendo stoicamente fino alla fine, avvenuta nella tarda serata di giovedì 31 marzo nell’ospedale di San Severino. Tullio Moneta aveva sempre combattuto per la salvaguardia della civiltà occidentale – ricorda Rapanelli -. Aveva in programma di educare alla lotta i giovani su questa strategia, poiché si era accorto che la nostra millenaria civiltà europea era stata tradita. Non si riconosceva, quindi, nella nuova civiltà, imposta da interessi mondiali, che con l’Europa democratica dei popoli europei nulla ha a che vedere. Diceva che alle democrazie popolari sono state imposte “signorie e principati”, non scelte dal popolo. Quindi, pur nel suo piccolo, c’era da fare qualcosa per ristabilire i diritti dei popoli. Mi chiedeva sempre, non potendolo magari farlo personalmente, di ringraziare per l’aiuto ricevuto in questi ultimi anni i Servizi sociali del Comune di Macerata, le Acli, l’ospedale di Macerata, la clinica Marchetti, la Villa dei Pini e l’istituto Santo Stefano, l’ospedale di Civitanova, di Treia, di Camerino e di San Severino, dove è deceduto. E la casa di riposo di Mogliano, dove aveva vissuto per alcuni mesi. Infine, un saluto affettuoso ai diversi amici che in Italia hanno collaborato con lui, insieme a quelli maceratesi della sua giovinezza e a quelli di recente conoscenza». Il funerale si terrà lunedì alle 9 nella chiesa del Sacro Cuore a Macerata.
(redazione CM)



Ciao, amico carissimo. Sei partito per la tua missione definitiva. Ti auguro che sia colma di pace e di allegria. Te le meriti entrambe.