Addio a Eugenio Lanciani
«Buono, gran lavoratore e altruista»
CORRIDONIA - Aveva 84 anni, oggi l'addio. Imprenditore edile di successo, aveva messo la firma su importanti costruzioni in città. Lascia la moglie Anna, il figlio Giuseppe e la figlia Barbara: «Mio padre nella vita ha costruito case e, per me, significa che ha dato un punto di riferimento a tante famiglie, perché la casa è il focolare, è qualcosa che resta per tutta la vita»

Eugenio Lanciani
Ha costruito tutta la vita ciò che, per tutti, è simbolo della famiglia: la casa. E oggi in tanti si sono stretti attorno alla sua di famiglia, per ricordare quell’uomo «buono e sempre disponibile ad aiutare gli altri» che era Eugenio Lanciani. Questa mattina l’ultimo saluto all’imprenditore edile di Corridonia scomparso martedì sera a 84 anni. I funerali dell’imprenditore che ha fatto la storia della crescita edile ed economica di Corridonia sono stati celebrati nella chiesa dei santi Pietro, Paolo e Donato. Lanciani era molto noto in città e in provincia per aver avviato l’impresa di costruzioni che portava il suo nome: la Edilanciani. Erano gli anni ’60 quando mosse i primi passi come imprenditore, ed il boom economico gli permise di trasformare quella piccola realtà in un punto di riferimento nell’edilizia. Lanciani ha messo la firma su costruzioni importanti come il palazzo Zenit, all’uscita di Corridonia della superstrada Valdichienti, e dell’ospedale cittadino.
È stato l’esempio di quante porte si potessero aprire negli anni in cui l’Italia guardava al futuro, ma anche di come i sacrifici e la serietà ripaghino ogni imprenditore nella crescita personale e della sua azienda. La passione per l’edilizia è poi passata in mano a suo figlio Giuseppe a cui Lanciani ha sempre continuato a dispensare consigli. Lascia anche la moglie Anna e la figlia Barbara che lo ricorda con le parole di chi oggi si è stretto attorno al suo dolore. «Se parlassi io sarei di parte – dice a Cronache Maceratesi – , vorrei invece utilizzare le parole che tutti ci hanno detto. Ci hanno parlato della sua devozione al lavoro, della bontà, dell’aiuto che ha sempre dato a chi ne aveva bisogno. Purtroppo – dice – da paio di anni non si sentiva molto bene, poi la situazione è precipitata nell’ultimo mese. Mio padre nella vita ha costruito case e, per me, significa che ha dato un punto di riferimento a tante famiglie, perché la casa è il focolare, è qualcosa che resta per tutta la vita. Lui ne era consapevole, tanto che, fino a quando è riuscito ad andare nei cantieri, ha avuto sempre gli occhi che gli brillavano ogni volta che avviava un nuovo lavoro. Gli ho sempre fatto notare di aver avuto non solo la fortuna di fare il lavoro per il quale era portato, ma soprattutto di aver fatto della sua passione un mestiere. Con gli anni d’oro – ricorda – ha potuto togliersi anche qualche sfizio: ha fatto tutti gli sport che poteva dallo sci nautico al tennis, e poi adorava le auto. Ne ha avute di tutti i tipi, e la Ferrari è stato il coronamento del suo sogno».
(Redazione Cm)