Petizione pro biblioteca
«Raccolte oltre 500 firme»

POTENZA PICENA - Il punto di Silvano Domenichini, promotore dell'iniziativa per far sì che riapra al pubblico e resti nel centro storico

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Biblioteca Potenza Picena

 

«Grande adesione per quanti hanno a cuore la biblioteca comunale di Potenza Picena, perché riapra e resti nel centro storico. Più che triplicate le firme raccolte nella precedente petizione arrivando, in sole 3 settimane, a superare le 500 firme (per la precisione 520) di persone di Potenza Picena, di Porto Potenza Picena, di paesi limitrofi che conoscono la struttura e di gente senza nessuna appartenenza politica».

Silvano Domenichini fa il punto sulla petizione a favore della biblioteca comunale da lui stesso avviata e viste le oltre 500 firme raccolta, lancia un messaggio al Comune. «Questo – aggiunge – dovrebbe far capire a qualunque Amministrazione e in particolare a questa, come qualsiasi intervento nel territorio dovrebbe essere prima condiviso con le persone che ci vivono, con chi subirà trasformazioni e disagi. Si sta pensando, in merito, di formare un vero e proprio Comitato del centro storico, visto che l’incontro avvenuto il 4 marzo con la sindaca non ha sortito alcun effetto e le domande non hanno trovato risposte appropriate».

Domenichini, ricorda poi la vicenda. «Agli inizi del 2020 – spiega – la Tartabini in concomitanza con il lockdown fa chiudere del tutto la Biblioteca, poi solo alla fine di maggio la fa riaprire escludendo però l’acceso al pubblico (e permane a tutt’ora) con la sola motivazione di una semplice nota dell’allora ex capo dell’ufficio tecnico che scriveva, dopo un semplice sopralluogo (non una perizia, che non è mai stata fatta), che i locali erano “fatiscenti e inadeguati”. Poi, recentemente la Tartabini se ne esce con la seguente frase “a oggi non sappiamo quale sia il reale problema dei locali di via Trento, poiché la relazione dell’ex capo dell’ufficio tecnico non scendeva nel dettaglio”. Quindi basta una nota per far chiudere quei locali e non una perizia? Se la Sindaca ha dato seguito fedelmente alla nota del dottor Giuseppe Percorsi, doveva chiudere l’intera struttura, sul dizionario italiano il termine “fatiscente” legato a un locale vuol dire prossimo alla rovina. Non può costituire una scusante il fatto di aver salvato i posti di lavoro, perché prima viene la tutela della salute delle persone, poi tutto il resto. Non ha senso, se esiste un vero pericolo, far lavorare dentro o presso una struttura pericolosa. A ragionare bene però da dove può derivare un possibile pericolo? Il rischio può derivare solo dal peso delle scaffalature e dei libri sul solaio (che peraltro bastava distribuire il carico allargando su tutto il piano la biblioteca e spostando di sopra l’archivio, sempre dosando il peso). Sotto il solaio c’è una trattoria e la sala “Boccabianca”, nei cui soffitti ci sono le volte “reali” che sono in grado di sostenere grandi carichi. C’è effettivamente un rischio di crollo? Solo una perizia può dirlo con sicurezza. Una perizia che doveva essere fatta 2 anni fa e che solo adesso, sotto la spinta della protesta popolare, “sembra” che si decidano a farla».

Infine Domenichini pone una serie di interrogativi: «Quando dovremo aspettare per rivedere aperta per intero la Biblioteca? In nessun articolo o consiglio comunale è stata mai riportata una data che fosse una. Se l’eventuale perizia dei locali di Via Trento (neanche all’incontro del 4 marzo la Tartabini ha saputo dare una data di quanto accadrà) darà esito positivo, dicendo che l’edificio è agibile, ci sarà di nuovo uno spostamento dalle scuole elementari ai locali di Via Trento? E se darà esito negativo si chiuderanno anche i locali attigui? Ci auguriamo che la perizia contempli tutti i locali dell’edificio di via Trento. Poiché i locali dell’edificio Menghini (per intenderci, l’appartamento al piano superiore, in piazza Matteotti, donato per diventare Biblioteca) non sono sufficienti a ricevere tutti i libri e il materiale della Biblioteca, avremo più biblioteche, ma questo non renderà la gestione più difficile e i costi maggiori (dove aver già deciso di spendere quasi 50.000 euro per sistemare soltanto 2 aule scolastiche, così da smembrare la Biblioteca)? E poi che fine faranno la pinacoteca e l’archivio?».


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