La necropoli perduta di San Severino:
torna alla luce dopo duemila anni
con gli scavi del supermarket (Foto)

SCOPERTA - Ritrovati 14 scheletri lungo i margini della Provinciale 361, appartengono al II secolo dopo Cristo. Alcuni erano stati cremati, altri seppelliti in delle vere e proprie bare. Ognuno corredato da oggetti tipici legati all'abbigliamento o al lavoro: aghi per i capelli, fusi, coltelli, rasoi e persino uno specchio in bronzo. La Soprintendenza: «Il valore di eccezionalità del contesto archeologico emerso consiste nella sua appartenenza alla più estesa necropoli occidentale della città romana di Septempeda»

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Una delle sepolture trovate durante gli scavi

Ci sono scheletri di donne, per la maggior parte, e uomini, ognuno corredato da oggetti tipici legati all’abbigliamento o al lavoro: aghi per i capelli, fusi, coltelli e rasoi. Persino uno specchio in bronzo.

Necropoli-San-Severino-Eurospin-2-325x244Alcuni erano stati cremati, altri seppelliti in delle vere e proprie bare. Quasi tutti, per l’ultimo viaggio terreno, erano accompagnati da monete e lucerne fittili, uno dei principali strumenti di illuminazione dell’epoca. La Soprintendenza delle Marche ha definito eccezionale quanto ritrovato a San Severino durante gli scavi per la realizzazione del nuovo supermercato Eurospin tra la fine del 2021 e l’inizio di quest’anno: una necropoli romana del II secolo dopo Cristo con ben 14 sepolture disposte lungo i margini meridionali della strada “Prolaquense”, che collegava Nocera Umbra ad Ancona, oggi strada provinciale 361.

Necropoli-San-Severino-Eurospin-6-325x244«Il valore di eccezionalità del contesto archeologico emerso – spiega infatti la Soprintendenza – consiste nella sua appartenenza alla più estesa necropoli occidentale della città romana di Septempeda, sviluppata all’esterno della cinta muraria cittadina in aderenza al percorso viario che la collegava alla città di Nuceria Camellaria (Nocera Umbra)  alla Via Flaminia. Nella sua organizzazione originaria, inquadrabile orientativamente nei primi due secoli dell’impero, lo spazio funerario portato in luce ha uno sviluppo est-ovest, distribuendosi parallelamente all’asse viario lungo i margini di una scarpata naturale. Le scrupolose indagini archeologiche eseguite hanno permesso di riconoscere rituali, architetture funerarie e forme di sepoltura estremamente variegati».

Necropoli-San-Severino-Eurospin-5-325x245Partendo proprio dalle forme di sepoltura, è la cremazione il rituale più presente. «Il rituale della cremazione è quello maggiormente attestato – specifica la Sopritendenza – officiato sia in maniera diretta, ossia cremando il corpo del defunto all’interno della stessa fossa entro cui veniva deposto, sia in forma indiretta, deponendo i resti combusti in altro contesto in un distinto spazio funerario. I sepolcri a cremazione diretta, meglio noti con il termine “busta sepulcra”, ospitano grosse pire lignee (“busta”) su cui sono deposti e bruciati i defunti assieme ad alcuni oggetti del corredo personale. Una volta terminato il rogo funebre, i resti ossei vengono raccolti e posizionati al centro della fossa assieme ad ulteriori oggetti di accompagno e l’intero spazio funerario viene sigillato ed enfatizzato dalla costruzione di un vero e proprio sepolcro (“sepulcrum”). Alcune delle tombe indagate conservavano ancora intatta la struttura sepolcrale caratterizzata dalla posa in opera di una o più coppie di tegole contrapposte a spiovente e sormontate nel punto di giunzione da coppi. Le sepolture a cremazione indiretta, invece, mostrano una struttura sepolcrale di minore impegno realizzativo: cassette di forma triangolare o rettangolare, realizzata con tegole appositamente spezzate. All’interno sono deposti i resti combusti, gli oggetti di corredo, e i residui del rogo funebre. In questo caso la cremazione dei defunti doveva avvenire in settori marginali della necropoli, all’interno di spazi appositi meglio noti con il nome di “ustrina”».

Necropoli-San-Severino-Eurospin-4-325x244In alcuni casi, però, sono emerse anche delle vere e proprie bare, come potremmo immaginarle oggi. «Al rito crematorio è associato anche quello ad inumazione, seppur attestato in percentuali minori, come dimostrato dalle 3 tombe a fossa indagate – sottolinea la Soprintendenza – I defunti, racchiusi in feretri lignei o avvolti in un sudario, sono stati deposti in semplici fosse colmate con sola terra. Sorprendente è l’integrità e lo stato di conservazione di gran parte dei contesti indagati. Stupisce la perfetta conservazione dei resti combusti della pira, della lettiga funebre e dei feretri lignei; quest’ultimi chiaramente ricostruibili grazie al mantenimento in fase di decomposizione del materiale organico e della posizione originale dei chiodi».

Necropoli-San-Severino-EurospinNon solo l’atto della sepoltura in sé, i ritrovamenti raccontano anche molto della vite delle persone del II secolo dopo Cristo, grazie agli oggetti che li accompagnavano.  «Le testimonianze materiali recuperate all’interno dei sepolcri, e prontamente consolidate e messe in sicurezza durante le attività di cantiere, documentano solo parzialmente il vasto ed articolato corpus di gesti ed azioni rituali compiuti nella fase preparatoria al funerale, nell’atto stesso ed anche dopo – aggiunge la Soprintendenza – La maggior parte delle deposizioni, infatti, presenta percentuali consistenti di oggetti riferibili a classi di materiali ampiamente eterogenei. I singoli reperti sono deposti e bruciati all’atto della cremazione ma sono anche aggiunti successivamente, durante la ripulitura del rogo funebre e la risistemazione delle ossa combuste. Tra i materiali combusti stupisce l’elevata presenza di unguentari vitrei, sia frammentari che integri, ma deformati dal calore.

Necropoli-San-Severino-Eurospin-3-300x400 Non manca, inoltre, la presenza di oggetti in bronzo tra cui si annovera uno splendido esemplare di specchio con disco circolare ed impugnatura sagomata a balaustro ed un anello digitale privo di castone. Un chiaro valore escatologico è assegnato, invece, all’atto consuetudinario e quindi rituale, di deporre monete e lucerne fittili, puntualmente rinvenute in quasi tutti i sepolcri».

«Altre tipologie di materiali forniscono suggerimenti utili per determinare il sesso del defunto, rimandando a stereotipi comunemente rappresentati da oggetti tipici dell’abbigliamento personale e di specifiche attività svolte nel quotidiano – continua la Soprintendenza – Per la componente femminile, percentualmente più rappresentata, si fa riferimento alla presenza di aghi crinali utilizzati per fissare le acconciature e di aghi da cucito, steli da fuso e fuseruole in osso che alludono alla tipica attività domestica della tessitura. Le tombe maschili, numericamente minori, sembrano essere contraddistinte da comuni utensili da lavoro quali coltelli e rasoi/raschiatoi, sebbene in particolare i coltelli non possono essere considerati come utensile esclusivo di questo genere».

(Redazione Cm)


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