Concessioni, balneari bocciano
l’atto di indirizzo regionale

MARE - L'Abat provincia di Macerata sente tradite le promesse della politica, Mara Petrelli: «Le nostre richieste erano altre, chiediamo di essere esclusi dalla direttiva servizi, non di appoggiare le aste. Ora un consiglio regionale aperto alle associazioni di categoria per modificare quella decisione»
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Mara Petrelli, presidente provinciale Abat

 

Concessioni demaniali, l’Abat prende le distanze dall’atto di indirizzo approvato in consiglio regionale col quale si chiede alla Regione di convocare la conferenza stato regioni per la questione Bolkenstein e sentenza del consiglio di stato: «non erano queste le nostre richieste». Tramite un comunicato firmato da Mara Petrelli, presidente Abat provinciale, l’associazione dei balneari non si dice d’accordo con le strategie adottate dal consiglio regionale. Lunedì l’assemblea ha votato un atto di indirizzo col quale si sottolineava l’urgenza di un intervento del Parlamento dando mandato alla giunta di richiedere e attivare la conferenza stato regioni allo scopo di arrivare ad una legge che tenesse conto dell’esperienza professionale di chi ha già svolto attività di gestione di beni demaniali e della specificità territoriale, tutelando l’affidamento dei concessionari con il riconoscimento di un indennizzo a tutela degli eventuali investimenti effettuati e procedere con la mappatura delle attuali concessioni. Ma i balneari non si dicono soddisfatti di questa soluzione prospettata.

balneari-estate-2021-spiaggia-mare-porto-recanati-FDM-7-325x216«L’Abat prende le distanze da quanto contenuto nella mozione che tutti i gruppi politici  hanno votato. Tali contenuti non rappresentano le richieste e proposte che questa associazione provinciale ha espresso negli ultimi tempi. La conferenza stato-regioni dovrebbe servire per raccogliere le istanze  che le varie associazioni hanno in comune e girarle allo Stato. Prendiamo atto che le indicazioni presenti nella mozione votata  sono diverse dalle nostre istanze. Detto questo, quello che accomuna tutte le associazioni a carattere nazionale, è il fatto che dallo Stato abbiamo avuto in concessione un bene e non un servizio. Infatti lo Stato non ci ha dato da gestire attività già create, strutture già impiantate ed attrezzature statali, ma esclusivamente il suolo. Questa diversità è essenziale per essere esclusi dalla direttiva servizi. Tra le varie proposte che le associazioni hanno presentato, l’indicazione sulla differenza tra bene e servizio è una di quelle che accomuna tutte le sigle associative. Questa è la cosa più semplice che la regione dovrebbe avanzare allo stato. Negli ultimi tempi abbiamo incontrato e dialogato con tutti i partiti politici. Nei dialoghi e nelle nostre proposte scritte vi sono chiare richieste di esclusione dalla direttiva servizi e non c’è una singola parola che possa riferire alla volontà di appoggiare le aste. Tutti i partiti politici che abbiamo incontrato, ci hanno detto di essere favorevoli alle nostre proposte. Vogliamo quindi capire dai gruppi politici perché di fronte a noi ci danno ragione, e poi votano tutt’altro, classica politica all’italiana. Chiediamo di modificare tale indirizzo, in un consiglio regionale aperto ai rappresentati delle associazioni più rappresentative in modo da arrivare a una mozione che abbia contenuti più condivisi possibili».

 

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