Vaccini bluff, revocata la misura cautelare
ad una dipendente dell’Asur
«A me la dose è stata somministrata»

MAXI INCHIESTA - Non deve più sottostare all'obbligo di dimora Maria Grazia Papponcini, inserita dalla procura nel gruppo dei 45 presunti clienti dell'infermiere Emanuele Luchetti. La difesa ha prodotto documenti che attestano l'alto livello di anticorpi. Scena muta davanti al gip per l'avvocato Galeazzi, considerato uno degli intermediari
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Una delle finte vaccinazioni contestate dalla procura

 

Revocata la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel suo comune di residenza. Non pesa più da ieri alcuna restrizione su Maria Grazia Papponcini, 60enne di Montemarciano, dipendente dell’Asur, tra le 45 persone indagate nell’ambito dell’inchiesta sui vaccini bluff al Paolinelli di Ancona, perché accusate di aver pagato per ricevere una finta dose di vaccino anti Covid dall’infermiere Emanuele Luchetti. L’istanza per l’annullamento della misura cautelare era stata avanzata dalla difesa, l’avvocato Natalia Boemi, lo scorso venerdì, durante l’interrogatorio di garanzia sostenuto dalla 60enne. Davanti al gip ha rigettato ogni accusa, sostenendo di essersi regolarmente vaccinata.

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L’avvocato Gabriele Galeazzi

Si è avvalso invece della facoltà di non rispondere l’avvocato Gabriele Galeazzi, finito ai domiciliari una settimana fa con l’accusa di essere uno degli intermediari di Luchetti, cioè uno dei procacciatori che portava a Luchetti le persone disposte a pagare pur di ottenere il Green pass dopo la finta vaccinazione. Galeazzi in tribunale per l’interrogatorio di garanzia, non ha aperto bocca davanti al gip Carlo Masini. Da parte della difesa, rappresentata dagli avvocati Andrea Battilà e Riccardo Leonardi, non è stata fatta istanza per la modifica del provvedimento che restringe Galeazzi ai domiciliari. Non è escluso che i difensori possano ricorrere al Tribunale del Riesame. Al Paolinelli di Ancona avrebbe ricevuto da Luchetti la terza dose. Per dimostrare questo, la difesa ha anche depositato una serie di documenti che «attestano – spiega l’avvocato Boemi – l’alto livello di anticorpi della mia assistita, senza che abbia mai contratto il Covid». La stessa procura non si è opposta all’istanza di revoca del provvedimento cautelare. L’infermiere Luchetti, tra l’altro, nel suo interrogatorio avrebbe ‘scagionato’ la Papponcini, sostenendo di averla veramente vaccinata. Oggi, la dottoressa tornerà al lavoro: «Il provvedimento di sospensione dell’Asur (firmato il 14 gennaio, ndr) non è mai stato notificato alla mia assistita» ha concluso l’avvocato Boemi.

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L’infermiere Emanuele Luchetti in tribunale

Non sono stati ancora fissati gli interrogatori di altri due presunti procacciatori: l’imprenditore edile Stefano Galli e la banconista Daniela Maria Zeleniuschi. Anche loro due sono ai domiciliari. Stessa misura per il ristoratore civitanovese Daniele Mecozzi, che ha già affrontato l’interrogatorio difeso dall’avvocato Gabriele Cofanelli, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Anche lui, stando all’accusa, sarebbe stato un canale per portare a Luchetti no vax in cerca – secondo l’accusa – di una via illecita per ottenere il Green Pass. Sono in corso a scaglioni gli interrogatori delle 45 persone che avrebbero pagato per la simulazione del vaccino. A loro è stata notificata la misura cautelare dell’obbligo di dimora o di presentazione alla polizia giudiziaria. Si tratta di persone della provincia di Ancona, della provincia di Macerata, ma anche residenti fuori regione.



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