Vaccini bluff,
l’infermiere voleva più soldi
Ecco le altre intercettazioni

MAXI INCHIESTA - Emanuele Luchetti è il nome al centro dell'indagine. Domani l'interrogatorio. Il 50enne si era spaventato dopo aver appreso di una indagine a Palermo. Pensava però anche di aumentare le richieste per la finta somministrazione del siero. Il Gip: «Lucrato su ignoranza e superstizioni»
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L’infermiere Emanuele Luchetti

 

di Federica Serfilippi

Il 23 dicembre, l’infermiere 50enne Emanuele Lucchetti, deve aver avuto timore per il proseguo dei vaccini bluff al centro Paolinelli di Ancona. A spaventarlo, l’eco dell’inchiesta che due giorni prima aveva portato all’arresto, a Palermo, di un’infermiera e di due suoi presunti complici. Il motivo delle manette? False inoculazioni in cambio di soldi. Lo stesso schema che la procura di Ancona contesta a Luchetti, finito in carcere con le accuse di falso, peculato e corruzione. Mentre parla con il medico vaccinatore che lo ha smascherato, mostra le sue perplessità: «Volemo calà, volemo rallentà, anche io c’ho un po’ d’ansia eh. Hai visto quell’episodio di Palermo…». Una paura che avrebbe spinto l’infermiere a ipotizzare un’altra soluzione anziché, come dicono gli inquirenti, gettare la dose nel cestino: «Dopo stavo a pensà de fa qualcosa in fisiologica, cioè per fa tutto quello, visto la s..a mentale che c’ho, non vorrei che…».  E ancora: «Adesso so ossessionato da tutto, me metto a guardà dappertutto, però con Daniele avemo fatto, m’ha dato un altro telefonino».

 

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La dose di vaccino mentre viene gettata

Il possibile riferimento è al ristoratore civitanovese Mecozzi, indicato dalla procura come uno dei quattro procacciatori dell’infermiere finito ai domiciliari. Prosegue poi la conversazione: «Per il resto, cos’altro de volevo dì, volevo rallentà con i rumeni». «Volevo rallentà, perchè l’ultima chiacchierata che c’ho fatto, va bene tutto, però c’ho paura che buttano su tutto». «Hai capito, me chiappa la gente, è n’attimo se non c’è un po’ de selezione. Invece con Daniele è tutto, capito, cioè professionista, roba fatta bene». A un certo punto, Luchetti sembra puntare tutto su Mecozzi e non più sul canale della 41enne romena, finita ai domiciliari, Daniela Maria Zeleniuschi: «Voglio lavorà con Daniele, perché con la romena non ce se guadagna». «Io voglio lavorare con lui, con Daniele, perché Daniele è serio». Il proposito, poi, di portare il prezzo delle dosi, con il nuovo anno, a 500 euro.

Domani Luchetti, difeso dall’avvocato Marta Balestra, affronterà l’interrogatorio di garanzia in carcere. Davanti a lui, il gip Carlo Masini, firmatario dell’ordinanza che ha colpito 50 persone, di cui 45 presunti clienti, su cui pende l’ordine l’obbligo di dimora nel comune di residenza e la presentazione alla polizia giudiziaria.

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Il momento dell’arresto di Luchetti

Su questi, ecco le parole del giudice: «anziché condursi legalmente in coerenza con le proprie convinzioni, non si sono posti alcuno scrupolo prima nel cercare un canale illecito che offrisse loro una scappatoia, poi nell’accettare di corrompere un incaricato di pubblico servizio, infine nel prestarsi a una sceneggiata disdicevole e disonorevole, offensiva dei più elementari valori di solidarietà sociale». Su Luchetti: «Ha tradito i doveri della propria professione sanitaria, oltre che la fiducia in lui riposta dalle istituzioni sanitarie che gli hanno affidato il compito di partecipare, da protagonista, alla campagna vaccinale, ha sottoscritto decine e decine di certificati falsi, ha gettato altrettante dosi di vaccino senza inocularle, ha lucrato su ignoranza, superstizioni, paure e ideologie, facendosi pagare il prezzo della propria corruzione, mostrando determinatezza nella propria scelta criminale ed elevatissima intensità di dolo». Sui quattro presunti intermediari (oltre alla Zeleniusci e Mecozzi, sono indagati l’avvocato Gabriele Galeazzi e l’imprenditore edile Stefano Galli, tutti ai domiciliari): «Non hanno esitato a porsi come intermediari di patti corruttivi col Luchetti, senza alcuna considerazione delle conseguenze, anche sanitarie, delle proprie condotte».



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