Ricostruzione delle chiese,
56 interventi in cantiere
nella diocesi di Macerata
IL PUNTO dei lavori iniziati o da iniziare oltre che nel capoluogo, anche a Recanati, Tolentino, Treia e Cingoli

La chiesa di San Giovanni dopo il sisma del 2016
di Mauro Giustozzi
Se i lavori iniziati da alcuni mesi per la Collegiata di San Giovanni a Macerata, destinata a sostituire temporaneamente il duomo di San Giuliano, anch’esso lesionato dal sisma ma i cui tempi di ripristino restano incerti, sono l’emblema più visibile della ricostruzione dei luoghi di culto nel nostro territorio, dietro si muove tutta una serie di interventi che sono nella fase di partenza di quella che sarà la ricostruzione delle chiese danneggiate dal terremoto del 2016 nella Diocesi di Macerata-Recanati-Tolentino-Treia e Cingoli.

Il vescovo Nazzareno Marconi
Si può dire che la ricostruzione vera e propria degli edifici di culto è ora in fase di avvio. A seguito dell’ordinanza commissariale 105/2020 alle Diocesi è stata conferita la facoltà di ricostruire le proprie chiese in qualità di soggetti attuatori, fino ad allora assegnata al Mibact. Gli interventi di pertinenza della Diocesi di Macerata, così come indicati nell’allegato 1 del decreto 395 del 30 dicembre 2020, sono in totale 56; in questi undici mesi di attività sono stati attivati tutti i procedimenti ed affidate tutte le progettazioni, in una logica di equa distribuzione del lavoro e di coinvolgimento del territorio. A partire dalla scorsa primavera sono state avviate le indagini geologiche e le prove strutturali propedeutiche alla redazione dei progetti, i quali stanno man mano giungendo al livello di approfondimento esecutivo e, una volta autorizzati, verranno cantierizzati a partire dai prossimi mesi.
Chiese come luoghi di culto, certo, ma anche elementi identitari delle comunità e vòlano per le economie locali, che tentano un approccio turistico-religioso per ripartire, specie nell’entroterra. Specificatamente nella Diocesi di Macerata alla situazione si è cercato di porre un primo rimedio di emergenza attraverso strutture temporanee, messe a disposizione dalla Protezione civile o dalle parrocchie. Nel frattempo è stata intrapresa una ricognizione degli edifici lesionati, collaborando col Ministero per i Beni Culturali allo svolgimento dei sopralluoghi finalizzati alla redazione delle schede di rilevamento del danno.
Più tardi sono partiti gli interventi di messa in sicurezza delle chiese con danni più lievi, con risorse reperite dalla Diocesi e dalle parrocchie, integrate col contributo dell’8 x mille della Cei. Con questa logica sono state riaperte le chiese dei Santi Giuseppe e Filippo Neri a Chiarino di Recanati, la collegiata di San Donato a Montefano (intervento attuato in tre stralci tra il 2020 e il 2021, con fondi dell’ente, e col contributo della parrocchia e dell’Associazione nazionale carabinieri di Montefano), di San Giovanni Battista a Porto Recanati, di Santa Maria Assunta a Castelnuovo di Recanati, chiesa di San Giuseppe a Macerata nel borgo di Sforzacosta, per citarne alcune tra i comuni che, pur non rientrando nel cratere sismico, tuttavia hanno subito danni dal sisma del 2016. Con fondi di Caritas Italiana la Diocesi maceratese ha inoltre realizzato tre Centri di comunità dislocati a Colmurano, Tolentino e Montefano.
All’interno del cratere inoltre ha effettuato la messa in sicurezza della chiesa di Sant’Elena Imperatrice ad Avenale di Cingoli, e delle chiese di San Michele Arcangelo e dei Santi Vito e Patrizio a Treia. Cantieri attivi anche alla chiesa di San Nicolò a Moscosi di Cingoli e quelli che interessano la collegiata di San Biagio a Pollenza procedono con regolarità.
X adesso niente ricostruzione x la Cattedrale di SAN GIULIANO cioe’ il DUOMO, ma quando ci sara’ questa ricostruzione dopo il devastante terremoto del 2016.
56 interventi, per fortuna non c’è più il vescovo Giuliudori altrimenti chissà quanto sarebbero costate 56 lapidi con il suo nome (e i soldi nostri).
Vedi San Filippo