Cosmari, lo sfogo di Giampaoli:
«Continue lettere anonime, ora basta
Contento dell’assoluzione per l’incendio»

TOLENTINO - Il direttore ieri è stato prosciolto al tribunale di Macerata, anche per i reati prescritti: «Sono consapevole della delicatezza del mio ruolo, ci sono interessi evidenti. Dal processo l’azienda non ha subito ripercussioni». Il suo legale, Vando Scheggia: «Il Cosmari in passato è stato trattato come fosse un chioschetto di piadine sul Chienti, c'era una abbondanza di procedimenti di cui si sarebbe potuto fare a meno». Il prossimo anno due udienze preliminari per appalti sotto soglia e amianto nelle macerie del sisma
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Giuseppe Giampaoli (a sinistra) con l’avvocato Vando Scheggia

 

di Monia Orazi

Assoluzione del direttore del Cosmari Giuseppe Giampaoli per l’incendio del luglio 2015 al Cosmari, la sentenza è un caso più unico che raro, nel panorama giudiziario. A dirlo l’avvocato difensore, Vando Scheggia: «Da quando faccio l’avvocato, 44 anni, mi è capitato raramente che un giudice, di fronte ad un reato prescritto, assolvesse nel merito. Invece in questo caso il giudice (Daniela Bellesi, ndr) che ha assolto Giampaoli dal delitto di incendio colposo, ha anche stabilito che le contravvenzioni che sono state contestate (e che erano prescritte, ndr), non sussistono». Il legale di Giampaoli ha commentato questa mattina in conferenza stampa l’assoluzione, decisa ieri al tribunale di Macerata. Piena soddisfazione è stata espressa anche da Giuseppe Giampaoli, direttore e vicepresidente Cosmari: «E’ stato un momento traumatico vissuto dall’azienda, sono stato sempre tranquillo, perché sono state adottate tutte le precauzioni, non sempre è facile prevedere tutto. L’incendio è stato scoperto a pochi minuti dal suo inizio, lo ha dimostrato il perito. Sono contento soprattutto perché non ci sono state ripercussioni per l’azienda e l’assicurazione ha pagato tutti i danni. Alla mia età questa cosa la vivo bene, sono consapevole della delicatezza e dei rischi della mia posizione». L’azienda è stata risarcita dall’assicurazione con sei milioni di euro ed i lavori al nuovo capannone distrutto dall’incendio, sono ormai pressoché ultimati.

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L’incendio al Cosmari

I FATTI – Era il 9 luglio del 2015, quando all’1.01 probabilmente per un corto circuito scoppia l’incendio, che ha avuto una vasta diffusione. Scheggia ha citato la consulenza di parte del perito della difesa, l’ingegnere Carlo Gelsomini di Macerata, che ha risposto alle contestazioni fatte dall’accusa. L’incendio aveva interessato un’area di circa 5mila metri quadrati, con fiamme alte diversi metri, erano andati in fumo anche i rifiuti stoccati nel nuovo capannone in costruzione. Stando alla ricostruzione di Gelsomini, l’incendio si è acceso all’una ed un minuto di notte come rilevato da una macchina apposita, 4 minuti e 45 secondi dopo esplodono le fiamme e la squadra di emergenza del Cosmari in servizio a quell’ora, intervenne cercando di spegnere le fiamme. La telefonata ai vigili del fuoco arriva all’1 e 8 minuti, all’1 e 18 sono sul posto, per l’inizio di un lungo lavoro che li porterà a domare l’incendio. Pressoché distrutto il capannone in costruzione.

giampaoli-scheggia-2-325x244LE ACCUSE – Sono tre i capi di imputazione contestati dalla procura, all’epoca guidata dal procuratore Giovanni Giorgio, contestati a Giampaoli. I primi due riguardano la contravvenzione a norme specifiche: l’esercitazione dell’attività di raccolta e gestione rifiuti privo dell’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale; nel capannone oggetto dell’incendio l’impianto di rilevazione fumo ed allarme antincendio non è stato sottoposto a manutenzione periodica. La terza contestazione è incendio colposo, causato da imperizia e negligenza, perché l’impianto antincendio non funzionava, il personale non era stato organizzato per il controllo visivo del capannone e segnalare eventuali anomalie. Inoltre nel capannone c’erano rifiuti multimateriale depositati, non era stata fatta la Scia (segnalazione certificata di inizio attività) e mancava una barriera antincendio tra i due capannoni, il vecchio ed il nuovo, inoltre erano state lasciate aperte quattro porte grandi, ostacolando l’intervento dei vigili, con le fiamme che prima del loro arrivo avevano distrutto, a causa dell’aria incanalata dalle porte, i rifiuti presenti, causando gravi danni al capannone. Al processo si è costituito parte civile il Ministero dell’Ambiente, tramite l’avvocatura dello Stato, ma non è mai stato presente al processo.

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La riunione avvenuta il giorno dopo dell’incendio al Cosmari

LA DIFESA – «Questo procedimento ha preso le mosse dalla consulenza di tre ingegneri, che dovevano rispondere a dei quesiti sull’incendio del Cosmari – ha spiegato Scheggia – invece questi tre personaggi hanno depositato 600 pagine di consulenza, con relativo costo a carico della collettività, hanno fatto le pulci al Cosmari, hanno difeso l’indifendibile. Abbiamo vagliato pagina per pagina, nonostante la ragguardevole quantità, la qualità lo è stata un po’ meno. Il procuratore Giorgio oggi in pensione, all’epoca era particolarmente attivo nei confronti del Cosmari, lo trattava come fosse un chioschetto sito alla destra del fiume Chienti che fa le piadine. C’era una certa abbondanza di procedimenti, di cui si sarebbe potuto fare a meno». Citando la relazione di Gelsomini l’Aia era stata ottenuta da Cosmari nel 2010 ed era pienamente valida, ha sostenuto l’avvocato difensore: «A Macerata non era mai successo, un giudice quando un reato è prescritto lo dichiara, invece qua l’imputato è stato assolto nel merito, perché il fatto non sussiste. E’ un dato nuovo e clamoroso, la prescrizione non equivale ad assoluzione. Riguardo alle due contravvenzioni, per l’impianto di rilevazione dei fumi antincendio non funzionante e non sottoposto a controllo noi abbiamo sostenuto due cose: la prima che non sussiste la contravvenzione perché non c’era l’obbligo giuridico di far entrare in funzione un sistema che non poteva entrare in funzione, prima che terminassero i lavori al nuovo capannone e dunque si potesse ottenere il Certificato di prevenzione incendi dai vigili del fuoco, che non si può ottenere senza Scia. Se ci fosse stato non sarebbe cambiato nulla, perché l’incendio ci ha messo 4 minuti e 45 secondi ad esplodere, lo stesso periodo in cui sarebbe suonata la sirena. L’impianto antincendio sarebbe entrato in funzione quando la linea di selezione del multimateriale, sarebbe entrata in produzione». Ha aggiunto Scheggia per la seconda contestazione di contravvenzione: «La presenza delle porte spalancate non aveva nessun nesso causale con l’incendio, erano presenti dei rifiuti per provare la nuova linea produttiva. Abbiamo dato dimostrazione di tutto questo tanto che il giudice ha scritto che il fatto non sussiste, in presenza di due contravvenzioni a norme specifiche che si prescrivono in cinque anni, mentre l’incendio colposo, accusa da cui Giampaoli è stato assolto, si prescrive in sette anni e mezzo, dunque ci sarebbe stato tempo oltre un anno per il processo di appello».

giampaoli-scheggia-3-325x244ALTRI PROCESSI – Nonostante questo finale a lieto fine per il processo a sei anni dall’incendio che ha devastato il Cosmari, ci sono altri due procedimenti in corso che vedono il direttore Giuseppe Giampaoli imputato. A marzo 2022 si terrà l’udienza preliminare per il procedimento aperto per gli appalti sotto soglia per due milioni e mezzo di euro, nell’ambito delle manutenzioni, dell’acquisto del gasolio, dello spazzamento stradale e delle macerie, mentre a settembre 2022, si terrà la prima udienza del processo relativo all’amianto presente nelle macerie del terremoto, smaltite dal consorzio. Sulle prospettive future del consorzio, ha spiegato l’ingegnere Giampaoli: «Il Cosmari può dare fastidio, ma l’azienda deve andare avanti e rimanere pubblica. Diamo lavoro a 560 persone, è una realtà importante per la provincia di Macerata. Ha grandi opportunità di sviluppo grazie al Pnrr, se non riusciremo ad incanalarci, ci saranno investimenti privati. Sono consapevole della delicatezza del mio ruolo, arrivano continuamente lettere anonime, ci sono interessi evidenti. Bisognerà dire basta a queste cose, all’essere al centro dell’attenzione, la struttura deve rimanere ed andare avanti. Ci sono sempre attacchi, è difficile vivere così, saremo responsabili se non facessimo qualcosa. Ci sono 5 regioni sotto infrazione europea, per noi è normale che qualcuno pulisca le strade, se il direttore sbaglia è giusto che paghi. Anche ieri è arrivata una lettera anonima sembra che il direttore faccia le cose peggiori. Se si fanno errori in buona fede ben vengano i controlli, noi giustamente siamo controllati, ringrazio la magistratura e la tutte le forze dell’ordine vede a loro estrema professionalità».

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Mega incendio al Cosmari, assolto il direttore Giampaoli



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