«Sarai sempre un’anima libera»
Dolore e sconcerto per Francesco

TRAGEDIA - Cordoglio a Matelica e nel mondo dell'ultrarunning per il 34enne Paco Gentilucci, morto ieri pomeriggio dopo essere caduto da una parete rocciosa a Pioraco. Oggi si è svolta l'ispezione cadaverica, il funerale sarà celebrato in forma privata. Il suo gruppo sportivo gli ha dedicato le gare del fine settimana

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Francesco Gentilucci

 

di Monia Orazi

Avrebbe compiuto 34 anni tra circa un mese, il prossimo 5 dicembre, Francesco Gentilucci, detto Paco, che ha perso la vita ieri dopo una caduta dalla parete rocciosa poco lontano dalla cartiera di Pioraco. Le parole dette ad un amico runner, Mauro Ghirlanda suonano come sintesi del suo stile di vita: «C’è chi mi dirà che sono fuori di testa, c’è chi mi dirà che sono stupido, c’è chi dirà che sono immaturo e chi mi dirà bravo. Io le mie cose continuo a farle. In questa vita ogni giorno in cui non vivi, muori». Questa mattina si è svolta l’ispezione cadaverica, i funerali saranno celebrati in forma strettamente privata. Lascia il padre Piergiorgio che è stato per molti anni direttore delle Poste di Macerata, oggi è in pensione, la mamma Elena, insegnante, e due sorelle, una più grande e l’altra più piccola. In queste ore chi lo conosceva cerca di capire cosa possa essere accaduto, il giovane appassionato sportivo era un esperto rocciatore, amava fare scalate, andare in bici, nuotare, ma soprattutto correre per chilometri. A lui questo fine settimana hanno dedicato tutte le gare a cui hanno partecipato gli atleti del gruppo Ultrabericus team, di cui faceva parte: «Grandi ultraberici sui sentieri questo fine settimana, i piedi per terra, nel cuore Francesco Paco Gentilucci».

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I soccorsi sul posto

La rete pullula di tante sue parole, che riflettono la sua natura di spirito libero, impegnato eticamente nel rispetto della natura e degli animali, appassionato sportivo, di foto che lo ritraggono in mezzo alla natura a correre. Così lo racconta Leonardo Soresi, il direttore di Spirito Trail: «Paco, non puoi essertene andato. Sei troppo giovane. Sei un ragazzo troppo buono. Sei una persona troppo in gamba. Non hai mai cercato la fama e il successo. Non hai cercato i soldi, non hai mai avuto bisogno di essere ammirato. Ti sei sempre rifiutato di svendere i tuoi giorni e la tua libertà. Non ho mai conosciuto uno come te, Paco. Mai. Uno capace di raccontare a modo tuo questo mondo della corsa, senza secondi fini, senza volerla trasformare in qualcosa da vendere. Non riesco a smettere di leggere le tue parole, le parole che hai scritto per Spirito Trail per tanti anni e non riesco a smettere di incazzarmi con Dio o il Destino che ti ha portato via. Ma rimangono le tue parole, a quelle mi aggrappo per continuare a sentire la tua voce, quella voce così lucida e sincera da farmi vergognare sempre delle mie debolezze».

L’ex compagno di classe, il matelicese Lorenzo Baldini suo coetaneo esprime il suo dolore: «Sai, appena letta la notizia, i ricordi hanno subito dominato la mente. Ci siamo conosciuti da bambini. L’età in cui si entra a conoscenza della scuola, i primi giorni con le maestre, i primi compiti, le prime amicizie. Ecco tu fai parte di quel periodo che ha dato l’inizio a ciò che poi ci ha formati e fatto crescere. È vero Francé, ci siamo un po’ persi di vista. L’ultima volta, avevi la barba più corta quando ci siamo rivisti, ma sei sempre stata una splendida persona con la dolcezza nell’anima. Non so cosa significhi la parola destino, quando si prende la strada eterna, perché molte volte me lo chiedo, ma ora resta solo un immenso vuoto. Quel banco è rimasto vuoto». Anche varie associazioni sportive, da un lato all’altro dello stivale, hanno affollato i social con messaggi di cordoglio e incredulità, per l’improvvisa ed inaspettata morte di Francesco Gentilucci. Così lo ricorda l’amico runner Mauro Ghirlanda: «È stato un privilegio condividere con te parole sogni ed esperienze. Non ce lo dovevi fare caro Francesco. Una volta mi hai detto: c’è chi mi dirà che sono fuori di testa, c’è chi mi dirà che sono stupido, c’è chi dirà che sono immaturo e chi mi dirà bravo. Io le mie cose continuo a farle. In questa vita ogni giorno in cui non vivi, muori». Anche il runner Michel Lazzaro testimonia la sua amicizia per il giovane: «È stato bello conoscerti Francesco non ci posso credere e farò sempre fatica a crederci. Grazie delle esperienze vissute e condivise insieme, sarai sempre un’anima libera. Ciao Fratello».

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Francesco Gentilucci

L’ultima gara a cui aveva preso parte, la Tuscany ultracrossing, su un percorso di 53 km, l’aveva completata in 4 ore e 57 minuti, arrivando secondo sul podio. Amava fare anche i lunghi percorsi trail. Per due giorni prima di Ferragosto, aveva coperto i 160 km della Swissalp in 31 ore e trenta minuti. Imprese sportive le sue che lo hanno portato in tante zone d’Italia ed all’estero, che raccontava in numerosi articoli su testate come RunLovers e Spirito Trail, Skialper ed Alvento. A maggio scorso aveva disputato, con i colori del terziero Di Mezzo, l’ultima edizione della corsa alla Spada di Camerino. Laureato in sociologia a Trento, aveva conseguito la laurea magistrale in editoria ad Urbino ed il master in editoria allo Ied di Torino. Aveva poi lavorato per alcune aziende del settore degli sport all’aperto nel settore marketing, diventando allenatore per Destination Unknown. Gestiva da solo due blog di sua invenzione, dove si presentava così: «Sono allergico alla commercializzazione delle passioni, ai progetti per il futuro e ai fashion victims e mi reputo un corridore devoto alle lunghe distanze. Le scelte di vita che faccio riflettono la mia attitudine e non necessariamente il buon senso». Altre parole intense del ragazzo, le riporta la rivista Spirito Trail: «Voglio vivere emozioni vere, voglio odiare ed amare, bruciare con passione e soffrire, se dovesse servire. Voglio non avere rimorsi, ascoltare la musica nel cervello senza auricolari, ascoltare i miei pensieri senza dargli tempo di nascondersi nel buio. Avere la capacità di sostenere lo sguardo ed essere sincero. Mi siedo a bordo strada, accovacciato su un prato all’ombra e mi rialzo subito».

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