Visso: nuovo centro storico
nell’area dell’ex Park Hotel?
Troppo facile, ci vorrebbe Renzo Piano

IL COMMENTO - Condannare come “periferia” la suggestiva piazza Martiri Vissani sarebbe un assurdo storico. Perché non affidare la sua ricostruzione al genio del grande architetto anziché condannarla ad altri 50 anni di “zona rossa”? Quella piazza è il salotto e il baricentro di tutto l’alto Nera
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Piazza Martiri Vissani a Visso

 

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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Nei giorni scorsi è stato presentato il progetto per la urbanizzazione dell’area dell’ex Park Hotel di Visso che prevede un notevole investimento per realizzare la chiesa, un porticato, il museo, la biblioteca, spazi per le associazioni, il commercio e attività sociali. Con la prospettiva di costruirvi anche il palasport, la caserma dei carabinieri ed altre strutture. Tutto molto interessante ma ha dato fastidio a molti che in tv, al termine del servizio, sia stata pronunciata una frase che ha rovinato tutta l’enfasi con cui era stato presentato il progetto. Infatti c’è stata un’esclamazione il cui significato era: “Questa sarà la nuova piazza di Visso e sarà il nuovo centro storico perché la vecchia piazza sarà soltanto una periferia!”
visso-In molti, che ci hanno scritto o telefonato, questa affermazione ha creato un istintivo moto di ribellione perché significa innanzitutto che la storica piazza di Visso sarà abbandonata al suo destino e la ristrutturazione viene rinviata sine die. Si è parlato anche di 50/70 anni. Questo significa anche rinnegare il valore storico, oltre che artistico e spirituale, di una piazza “che è da sempre il salotto e il baricentro di tutto l’alto Nera”.
A questo punto forse ci si potrebbe chiedere se la “ricostruzione” di un “tesoro storico-artistico” di quella portata non avrebbe meritato di essere affidata ad un “luminare” (Renzo Piano?) che avrebbe sicuramente puntato al ripristino e alla valorizzazione, non all’abbandono, del centro storico. Anzi, è probabile che avrebbe puntato ad un auspicabile assetto urbanistico integrato di Ussita, Visso e Castello con quella sua visione d’insieme e quelle tecniche (come “il rammendo” e “ricostruire sul costruito”) che egli applica nella riqualificazione delle periferie degradate delle grandi città. Infatti Renzo Piano ha scritto: «Naturalmente, è evidente, è più facile costruire su un terreno vergine, in periferia, cioè molto facile, basta pulire, si fanno le fondazioni, si sale e basta. Ci vuole più abilità, ci vuole più sottigliezza a costruire sul costruito».

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Renzo Piano

«Miopia e ignoranza storica – ci ha scritto un nostro lettore – rischiano di dissolvere tutto il valore del centro storico che è all’origine stessa dell’abitato di Visso. Un tempo veniva chiamato “Platea magna”, “Piazza grande” (dove il popolo si radunava per decidere e dove correva da fanciullo il futuro cardinal Mazzarino e anche le nipotine Mancini che tanta importanza ebbero alla corte del Re Sole) che fa della storia di Visso una piccola testimonianza inserita nella storia e nella temperie culturale di tante città italiane ed europee che hanno piazze dello stesso nome. Ad esempio continua a chiamarsi “La grande Place” la piazza principale di Bruxelles, capitale d’ Eu¬ropa».
Basterà ricordare il fascino di piazza Martiri Vissani con i suoi palazzi quattrocenteschi, la fiancata della collegiata di Santa Maria (romanico gotica costruita nel 1256 e rimaneggiata nel ‘200 e nel ‘300), il portale con l’Annunciazione affrescata da Paolo da Visso nella lunetta, le preziose opere d’arte medievali ivi conservate, l’ex chiesa di Sant’Agostino con dipinti di notevole interesse, il museo diocesano con 200 opere provenienti dalle chiese del territorio, il battistero trecentesco, e poi, proseguendo nel tragitto del centro il palazzo dei governatori, il palazzo del Divino Amore, il palazzo Leopardi (sede estiva della famiglia di Giacomo), il palazzo Varano (residenza dei duchi di Camerino), il palazzo delle Guaite (che era rifugio dei pellegrini in visita al santuario di Macereto). In poche parole un centro storico ricco di naturale bellezza e suggestione.
Non è neppure necessario ricordare che in quel centro storico, prima del terremoto, si conservavano i preziosi manoscritti (compreso l’Infinito) di Giacomo Leopardi, i quali attualmente sono conservati altrove ma dovranno comunque tornare a Visso. Tutto questo non può diventare periferia per trasformare in centro storico un complesso commerciale, sia pure dotato di chiesa, porticato, biblioteca e museo. Perché il centro di una città non lo fa la cattedrale e neppure la sede comunale, ma neanche la torre più alta, bensì un complesso di situazioni anche architettoniche ma soprattutto storiche che influenzano profondamente l’immaginario non solo degli abitanti ma anche e soprattutto dei visitatori affascinati dall’armonia dell’ambiente, dall’eleganza degli edifici, e addirittura dell’aria che vi si respira.

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L’area ex Park Hotel a Visso

Quale sia il centro storico di un Comune non lo decide il sindaco, neppure il vescovo e tanto meno il prefetto o il presidente della Provincia, e neppure il presidente della Regione. Infatti il centro storico di un Comune – fino a prova contraria – è quella “parte del territorio comunale di più antica formazione, sottoposta a particolare tutela per assicurare la conservazione di testimonianze storiche, artistiche, ambientali”.

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