Controllato e maltrattato dalla moglie,
il racconto in aula di un imprenditore:
«Botte anche quando eravamo in crociera»

CORRIDONIA - La donna avrebbe usato un sistema di geolocalizzazione. Secondo l'accusa l'uomo era costretto a stare seduto in poltrona per ore anche con dei fazzoletti sulle mani per capire se si muoveva. Oggi è stato sentito al processo per oltre due ore. La difesa: «Sono emerse notevoli incongruenze e contraddizioni. Ci sono zone di forte ombra»
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di Gianluca Ginella

Una testimonianza fiume, durata per oltre due ore e mezza, per raccontare i presunti episodi di maltrattamenti che un uomo avrebbe subito dalla moglie tra il 2014 e il 2017. Ha raccontato di botte subite dalla donna, del fatto che avrebbe allontanato i figli (che l’uomo ha avuto in un precedente matrimonio) da lui, di episodi in cui lui doveva stare fermo in poltrona senza muovere le mani (e che per controllarlo la donna gli metteva dei fazzoletti) «se cadevano erano botte» dice l’avvocato Luciano Pacioni, che assiste l’uomo, un imprenditore di Corridonia, che si è costituito parte civile al processo che è in corso davanti al giudice Barbara Cortegiano del tribunale di Macerata. L’uomo ha ricostruito la sua relazione con la donna e del cambiamento che ci sarebbe stato dopo aver avuto un infarto, nel 2014.

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L’avvocato Luciano Pacioni

«Aveva delle prescrizioni mediche di farmaci che doveva assumere, ma vedeva piano piano un peggioramento fino a quando si è trovato a stare fermo in casa tutto il giorno e a non riuscire a fare niente. Non sapeva che farmaci prendesse perché era la moglie a darglieli» continua l’avvocato Pacioni. «La mia assistita ha sempre somministrato i farmaci prescritti, non vi è prova gli abbia dato altri medicinali» spiega l’avvocato Gerardo Pizzirusso, difensore dell’imputata. Nel corso della sua testimonianza l’uomo ha parlato di botte, pugni, gomitate ricevute dalla moglie, ha riferito che la donna gli aveva rotto lo sterno colpendolo, mentre era sdraiato su di un divano, con i talloni. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Sabina Antognozzi, l’uomo non poteva nemmeno usare il cellulare liberamente e la moglie lo controllava con un sistema di geolocalizzazione, inoltre gli sarebbe stato dato un solo pasto al giorno. L’accusa contesta inoltre che la donna avrebbe indotto il marito a delegarle la gestione dei suoi risparmi e a consegnarle la tessera del bancomat (da cui, secondo l’accusa, avrebbe prelevato somme senza esservi autorizzata). Inoltre lo avrebbe indotto a chiedere in prestito ai parenti ingenti somme di denaro che poi sarebbero state usate in via esclusiva da lei. Per quanto riguarda l’accusa di lesioni, il 60enne sarebbe finito in ospedale quattro volte: il 21 aprile 2015, il 4 giugno 2016 (prognosi 20 giorni), il 21 gennaio 2017 (prognosi 30 giorni) e il 10 agosto 2017 (prognosi 12 giorni). Nel corso dell’udienza di oggi l’uomo ha riferito di crociere fatte con la moglie e di botte che subiva anche in quelle. Alla fine ha raccontato che nel 2017 aveva accompagnato la moglie (che ha quasi sempre chiamato “l’imputata”) a fare una visita a Roma e «quel giorno è fuggito e ha chiamato la figlia e un avvocato. La moglie però l’ha poi rintracciato perché aveva sul cellulare la condivisione della posizione e l’ha ritrovato alla stazione Termini» dice Pacioni. Qualche giorno dopo aveva denunciato i presunti episodi di maltrattamenti.

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L’avvocato Gerardo Pizzirusso

La difesa contesta le accuse: «Oggi sono emerse notevoli incongruenze e contraddizioni, anche in riferimento a deposizioni testimoniali in altri procedimenti civili – dice l’avvocato Pizziruzzo -, e comunque ci sono delle zone di forte ombra come ad esempio il fatto che tra il 2015 e il 2016 tutti sarebbero andati a fare crociere in giro per il Mediterraneo. Alla figlia ho chiesto chi fosse stato ad invitare lei e il fratello e ha risposto che era stata l’imputata. Secondo me dimostra che non voleva allontanare il marito dai figli. E poi: è possibile che in due anni non abbia avuto modo di denunciare questi episodi? Dice di essere stato al pronto soccorso varie volte, possibile che non abbia detto niente a nessuno? Ci sono molti aspetti che devono essere chiariti in questa vicenda». Il processo è stato rinviato al 24 gennaio del prossimo anno per sentire tre medici.



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