Perché i mercati finanziari crollano?
Una panoramica sull’Italia

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Economisti fra cui Nouriel Roubini lo pensano chiaramente, e l’ultimo rapporto della Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) sostiene la loro tesi: rischiamo l’esplosione della bolla finanziaria. I mercati finanziari adesso, infatti, sono in piena effervescenza in quanto sono nutriti da politiche monetarie più che accomodanti.

I trader sono ottimisti, la BIS no

I trader stanno manifestando ottimismo nei confronti della ripresa economica e i governi sono soddisfatti per i piani di rilancio. Nei mesi scorsi, poi, i tassi di interesse sono stati mantenuti ai minimi livelli e generose sono state le iniezioni di liquidità: è questo lo scenario in cui troviamo il coraggio di guardare all’uscita dalla pandemia.

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Non tutti, però, sono della stessa idea. Mentre la Bank for International Settlements parla di bolla quando descrive la direzione imboccata dai mercati finanziari, gli investitori corrono ai ripari in ogni modo. I mercati obbligazionari sono i primi a mandare segnali su scricchiolamenti del sistema: mentre le emissioni di bond hanno registrato dinamismo. Infatti, i rendimenti sono aumentati – e questo potrebbe modificare in maniera radicale le aspettative dei mercati e causare un’esplosione della bolla.

A far più paura agli investitori, in tempi di crisi, sono gli investimenti su suolo italiano. Infatti, in Italia esistono moltissime realtà non quotate e in particolar modo le banche di territorio, ovvero quelle filiali che operano in un determinato contesto geografico. Le quotazioni di queste imprese non avviene su  un mercato regolamentato, di conseguenza, in un’economia fortemente instabile, il come vendere azioni non quotate in Borsa per disporre di liquidità immediata, potrebbe rappresentare un bel grattacapo per gli investitori.

Saranno la crescita mondiale e la risposta delle banche centrali a guidare l’evoluzione della situazione: benché si sia creduto fino ad adesso che i tassi sulle obbligazioni potessero rimanere bassi, i dubbi sono iniziati a sorgere.

I dati, nello specifico, sono simili a quelli che hanno poi portato alle esplosioni delle bolle nel 1929 e nel 2000. La possibilità di una stagflazione è in crescita.

Perché i mercati crollano?

La rinnovata tensione fra Stati Uniti e Cina è sicuramente una delle cause dietro il sell off: Trump ha accusato per mesi la Cina di aver creato il Covid-19 in un laboratorio di Whuan e la minaccia di nuovi dazi non si è fatta attendere. Essa, peraltro, porta a una contrazione dei mercati.

Ma i fattori di rischio non finiscono qui, si possono infatti considerare tali anche:

  • La distribuzione a singhiozzo dei vaccini;
  • La deludente crescita dell’economia;
  • La crescita dell’inflazione;
  • La tendenza al tapering;
  • Le tensioni in Medio Oriente;
  • Un evento sui mercati di credito;
  • Le valutazioni troppo alte.

Così, mentre a Wall Street i titoli tech sono sotto pressione poiché gli investitori si rivolgono a quelli più legati alla ripresa, fra cui compagnie aree, retailer, società petrolifere e di intrattenimento, a Piazza Affari ad andare male sono le azioni di Ferrari, le Cnh Industriali e le Exor.

La storia passata

Il Black Monday è passato alla storia come la prima crisi finanziaria dell’era contemporanea: i mercati internazionali avevano iniziato a intrecciarsi quando ancora il concetto di globalizzazione non aveva preso piede.

Il crollo, per la prima volta, toccò fondi pensioni e grandi investitori, novellini nel settore. I giorni dopo il Black Monday, tuttavia, furono ben diversi da quelli dopo la crisi del ’29. Infatti, negli USA i mercati riconquistarono più della metà delle perdite in sole 48 ore.

Cosa abbiamo imparato dal Black Monday? Che l’intervento monetario può impedire che il crollo azionario evolva in un crollo economico: si tratta di un successo pagato 20 anni dopo, nel 2008.

Nel 2008 inizia la conclamata crisi dell’economia italiana, che si protrae fino al 2014 e che registra una diminuzione del PIL dell’1,2%. Nel 2008 il nostro Paese ha iniziato a impoverirsi alternando periodi di stagnazione ad altri di recessione, non riuscendo a rimanere al passo con le altre nazioni europee. Il sistema economico nostrano era già caratterizzato da problemi strutturali che frenavano la crescita, e il fallimento della Lehman Brothers ha dato il colpo di grazia a quasi tutti i Paesi occidentali: gli investimenti diminuiscono, così come il reddito disponibile e i consumi.

Per ritornare ad essere competitiva, l’Italia deve necessariamente risolvere i problemi strutturali che caratterizzano l’economia del Paese, e le radici vanno cercate alle origini degli anni 2000. Questi problemi saranno la causa dei ritardi nella ripresa post-pandemia: gli analisti di Bloomberg hanno previsto che mentre quest’anno il mondo si riprenderà rapidamente, alcuni Paesi fra cui l’Italia rimarranno indietro. Nel primo trimestre del 2021 l’economia mondiale ha registrato una crescita dell’1,3%, ma il PIL in Italia ha rallentato.

(Redatto da Optimum4)

 

 


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