Passa la Tirreno Adriatico,
si ferma il cantiere
della Pian Perduto

LA CORSA DEI DUE MARI il 10 settembre attraverserà Castelsantangelo sul Nera in direzione Castelluccio. I lavori sulla strada sarebbero dovuti ricominciare domani dopo lo stop per l'apertura estiva
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I lavori a giugno del 2019 per l’istallazione dei pali

 

di Federica Nardi

La Tirreno Adriatico passerà il 10 settembre per la Pian Perduto, la famigerata strada di collegamento tra Castelsantangelo e Castelluccio che a quattro anni dal sisma è ancora in fase di palificazione da parte di Anas. C’è l’ok del tavolo tra Provincia, Anas, Regione e Prefettura. Quella che è certamente una buona notizia per i ciclisti, per gli organizzatori e in primis anche per le attività della zona e la promozione del territorio, non può che suonare però anche come una enorme presa in giro per la decenza delle istituzioni e dei cittadini.

Questo perché quella strada, appunto, tecnicamente è ancora chiusa e i lavori non sono ancora finiti. Passino i ritardi congeniti a lavori “importanti”, passi che quella strada nell’intero centro Italia non fosse la priorità delle priorità (che non è nemmeno così vero, dato che per la fioritura di Castelluccio si riversano in Umbria dalle Marche migliaia di persone, chiedete a loro cosa vuol dire in termini di ore aggiuntive di strada, non avere quell’arteria percorribile), ma la comunicazione che i lavori si interromperanno nuovamente per il passaggio di tappa è l’ennesimo schiaffo a un cronoprogramma che, se mai è esistito (l’ultimo annuncio a mezza bocca dava la strada finita per l’autunno 2019), verrà nuovamente disatteso.

La Pian Perduto sarà attraversata per la quarta tappa della Tirreno-Adriatico, quella che va da Terni a Cascia. La strada è rimasta aperta dal 27 giugno fino a oggi e domani dovevano ripartire i lavori. L’apertura estiva è stata fatta per permettere il flusso turistico che è vitale per la zona (ci sono ad esempio attività di confine, nella stessa Castelsantangelo, che senza passaggio verso Castelluccio rischiano di chiudere i battenti). Dietro c’è la volontà di Antonio Pettinari, presidente della Provincia fin dall’inizio dell’emergenza attento a quelle che da Roma sembravano sfumature ma nella zona montana sono vita quotidiana. Ma la volontà non basta e i lavori ce li ha in capo Anas, che (tramite i subappalti) anche nelle vicinanze ha dato dimostrazione di inefficienze organizzative imperdonabili.

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Il presidente della Provincia Antonio

Mancano 150 metri di pali per finire i lavori della Pian Perduto. Il problema principe di lavorazioni così lunghe e costose (parliamo di 14 milioni di euro di lavori) è stata la macchina perforatrice che volta non c’era, un’altra si rompeva, e così via. I pali da istallare erano 800. Queste macchine sono molto grandi e ingombranti. Per portarle in mezzo ai monti ci vuole tempo, una volta piazzate occupano tutti e due i sensi di marcia e per toglierle si può solo trarre la conclusione che ci vuole altrettanto tempo. Lo spiega bene Pettinari, che comunque si dice soddisfatto per il passaggio della gara ciclistica: «Esprimo soddisfazione per l’accordo raggiunto non affatto scontato, frutto della spirito collaborativo di tutti i soggetti coinvolti. Per effettuare la palificazione l’impresa deve portare una macchina perforatrice che occupa tutta la carreggiata e sicuramente non è così semplice avviare e richiudere il cantiere in pochi giorni. Si tratta di un disagio che provocherà un breve ritardo sul cronoprogramma, ma la tappa della Tirreno-Adriatico è un’opportunità importante per questo territorio martoriato dal sisma, sia come promozione che come presenza turistica».

Tornando alle inefficienze, resta ancora chiusa la strada per Casali, frazione di Ussita. Lì, al contrario della Pian Perduto, non si è riusciti nemmeno a istituire un senso unico alternato, con la conseguenza diretta che l’attività di rifugio che doveva finalmente riaprire non l’ha fatto. Tutto questo dopo che è cambiata per l’ennesima volta il Responsabile unico del procedimento del cantiere. È questo lo scenario del post sisma in provincia: ogni notizia, anche quando positiva e accolta con soddisfazione, porta con sé un carico di rabbia e disillusione che saranno molto difficili da ritrasformare in fiducia nei confronti delle istituzioni.

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