Dl rilancio, un inutile teatrino
«Il sisma non doveva esserci:
provvedimento specifico per il Covid»

GLI EMENDAMENTI dedicati alla ricostruzione sono stati accantonati dalla commissione Bilancio perché è mancato l'ok del Mef. Fabio Melilli (Pd): «Il decreto stanzia risorse solo per il 2020, mentre alcune delle norme sul terremoto hanno bisogno di coperture pluriennali». Patrizia Terzoni (M5S): «Il pacchetto sarebbe dovuto finire in provvedimento successivo, perché questo riguarda solo la ripresa dopo l'emergenza Covid». Eppure adesso tutti i partiti giocano allo scaricabarile con gli avversari
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La piazza di Visso a oltre tre anni dal sisma

 

di Giovanni De Franceschi 

Era una partita con pochissime chance di vittoria, o meglio tutti sapevano o avrebbero dovuto sapere che non c’era quasi alcun spazio di manovra. Eppure prima qualcuno ha sbandierato gli emendamenti, manco fossero la panacea di ogni male. E ora si grida allo scandalo. In due parole: il teatrino della politica. Peccato che a farne le spese ancora una volta sono stati i terremotati. Che a quasi quattro anni dal sisma hanno fatto il pieno di promesse mancate e disattese. La questione è quella del pacchetto di emendamenti al Dl Rilancio che secondo i proclami avrebbe dovuto dare una sferzata alla ricostruzione: la proroga allo stato di emergenza, la stabilizzazione dei lavoratori precari, il potenziamento del sisma bonus erano di sicuro le tre misure più importanti. Ma cosa è successo? Che in commissione Bilancio alla Camera questi emendamenti non sono neanche stati votati, perché essendo privi di copertura finanziaria non avevano neanche il via libera fondamentale della Ragioneria di Stato. In pratica: erano fuffa in un testo così pensato. Perché il dl Rilancio mette sì sul piatto 55 miliardi, ma solo per il 2020 e solo per fronteggiare l’emergenza covid.

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Fabio Melilli, capogruppo Pd in commissione Bilancio

«Il pacchetto di emendamenti sul sisma – spiega Fabio Melilli, capogruppo del Pd in commissione Bilancio – aveva un problema fondamentale: il decreto stanzia risorse solo per il 2020, mentre alcune delle norme sul terremoto, penso per esempio alla stabilizzazione dei lavoratori o alla proroga dello stato di emergenza, hanno bisogno di coperture pluriennali o quantomeno di essere coperte nel 2021. Per questo non sono stati neanche votati in commissione Bilancio, non avevano la bollinatura del Mef. Quindi non è che la commissione ha voluto bocciarli, sono stati proprio accantonati perché richiedono un provvedimento più complesso che non può essere risolto con degli emendamenti. Ma questo non significa che non lavoreremo per far in modo di approvarli, faremo in modo di inserirli in un altro decreto. Il governo a breve chiederà al Parlamento un altro scostamento di bilancio, quindi altre risorse. E qui potremo far in modo di inserire quelle norme con le coperture necessarie».

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Patrizia Terzoni, deputata del M5S

Com’è allora che nel dl Rilancio, pur conoscendone i “limiti” c’è finito anche il sisma? «Come più volte annunciato dallo stesso Commissario Legnini – spiega la deputata del M5S Patrizia Terzoni il “pacchetto Sisma” sarebbe dovuto andare a finire in un decreto successivo al decreto rilancio, (che doveva riguardare solo la ripresa economica post Covid dell’Italia intera). Cosa è successo quindi? Non si sa bene perché, ma nel decreto Rilancio è stato inserito l’articolo 160, una deroga al catasto degli edifici per le aree del sisma 2016. Un articolo che di fatto ha aperto le porte agli emendamenti sul terremoto. Dato che ci tengo al tema, ci vivo anche nel cratere sismico, ho presentato allora insieme alla maggioranza una serie di emendamenti, come: la stabilizzazione del personale, il sismabonus potenziato, la proroga della Zfu e pure per l’ennesima volta la proposta di creare una Zona Economica Speciale (ZES). Avevo però paura che queste bocciature sarebbero arrivate proprio perché il sisma non doveva essere inserito in questa misura, ma su un decreto successivo. Anche se ci ho sperato, visto che il governo aveva aperto la porta con quell’articolo 160, non c’è stato niente da fare. Ora cosa succede quindi? Che ovviamente come ho sempre fatto non demordo, e chi mi conosce o segue la mia attività parlamentare lo sa benissimo».

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Emanuele Prisco

Insomma che nel dl Rilancio non ci fosse posto per il sisma lo si sapeva fin dall’inizio o quantomeno tutto l’arco politico avrebbe dovuto saperlo, visto che in commissione Bilancio della Camera, presieduta dal leghista Claudio Borghi, siedono 14 componenti del M5s, nove della Lega, sette del Pd, sette di Forza Italia, quattro del Misto, tre di Fratelli d’Italia e uno di Leu. E’ vero che il governo aveva creato uno spiraglio per i parlamentari con l’inserimento dell’articolo 160, ma come ha spiegato la Terzoni le chance erano praticamente nulle. Quindi oltre alla mancata prudenza di chi aveva sbandierato il pacchetto emendamenti, al teatrino di oggi si aggiunge anche il coro di chi grida allo scandalo, giocando a un inutile scaricabile sulle responsabilità. A partire dal commissario regionale di Forza Italia Francesco Battistoni e dai due principali competitor per la corsa a governatore delle Marche Maurizio Mangialardi e Francesco Acquaroli, per finire con il commissario regionale della Lega Riccardo Augusto Marchetti e tutti i consiglieri regionali del Carroccio, che già ieri avevano usato parole dure.

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Riccardo Augusto Marchetti sabato scorso a Porto Recanati con Matteo Salvini

«Il governo dimentica le Marche, bocciando il pacchetto terremoto per il sisma 2016. – dice il leader della Lega Matteo Salvini – Ennesimo schiaffo al territorio, che il governo ha umiliato anche durante l’emergenza Covid approfittando del servilismo del Pd locale. Per esempio quando Conte e Boccia hanno impugnato l’ordinanza sulla chiusura delle scuole salvo poi sbarrarle pochi giorni dopo in tutta Italia. Le Marche meritano rispetto e non meritano né il Pd al governo». Emanuele Prisco, commissario di Fdi per le Marche: «Siamo rammaricati del fatto che il pacchetto di misure per il sisma non sia passato e che nel decreto Rilancio non ci sia un euro destinato alla ricostruzione post-sisma. È inutile che Mangialardi mischi le carte dietro a una generica responsabilità della commissione Bilancio quando ad aver bocciato le proposte è il Governo giallorosso, il  Pd e gli stessi partiti che lo appoggiano nella corsa alla Presidenza. Con questo tentativo maldestro di addossare responsabilità ad altri, sta cercando di ingannare i cittadini. L’unico e vero tema è che bisogna dare risposte a questi territori perché la ricostruzione è ancora ferma e quindi chiediamo al Governo e alla maggioranza di correggere il provvedimento al Senato o di inserire le misure nel primo documento utile, il decreto semplificazioni».

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Francesco Micucci, consigliere regionale del Pd

Francesco Micucci, capogruppo del Pd in Regione: «Vergognoso che nel decreto Rilancio non ci sia un euro per la ricostruzione post-sisma. Un atto di indifferenza gravissimo verso comuni e paesi profondamente feriti. Il nostro territorio è stanco di vedersi rigettare proposte su proposte quando si parla di ridare vita ed identità non solo a luoghi, ma anche a comunità e popolazioni, devastati dagli eventi sismici del 2016. Roma da troppi anni è sorda alle nostre richieste, sia in tempi di governi vicini politicamente sia in tempi di governi politicamente avversi. Istituzioni e forze politiche nazionali devono comprendere che la situazione è drammatica e difficilmente sostenibile ancora a lungo. È necessario intervenire al più presto e con azioni concrete. Siamo stanchi delle parole e delle promesse. È l’ora dei fatti». E ancora, Art.1 Marche: «La notizia della non approvazione degli emendamenti concordati con tutti i comuni colpiti dal sisma lascia allibiti e non è accettabile. Non si può dire: in una manovra da 55 miliardi di euro non ci sono risorse ( zero) per le comunità colpite dal sisma, lavoratori, ripresa delle attività…significherebbe dire rinunciamo a qualsiasi azione di rilancio di quei territori e di quelle comunità. E non si faccia propaganda politica sul sisma. La ricostruzione delle comunità è e sarà uno dei punti programmatici principali della nuova fase della regione Marche».  Le uniche voci che non possono essere assimilate tout court all’arco politico parlamentare, sono quelle dei sindaci e dei sindacati. Dopo i primi cittadini del cratere che ieri hanno minacciato di restituire le fasce, oggi è la volta della Cisl, che esprime «sdegno e preoccupazione per la mancata discussione in Commissione Bilancio alla Camera del pacchetto di norme tese a rilanciare effettivamente la ricostruzione. In particolare- aggiunge il sindacato -risulta oramai certa, da parte dei Governi che si sono alternati, la mancanza di una visione, di un progetto reale e lungimirante che consenta ai nostri territori di riprendersi realmente rischiando la ricostruzione».

 

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