Misure sisma bocciate nel Dl Rilancio,
sindaci pronti a restituire le fasce
Acquaroli: «Blocco inaccettabile»

PROTESTA di Nicola Alemanno (Norcia), Sandro Sborgia (Camerino) e Mauro Falcucci (Castelsantangelo): «Vogliamo conoscere immediatamente gli atti della Commissione». Il candidato governatore di centrodestra: «Ennesimo fallimento che però a pagare sono solo famiglie e imprese»
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Il sindaco di Castelsantangelo Mauro Falcucci durante la visita del premier Conte a settembre

 

«Siamo pronti a restituire le fasce tricolori al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, se il pacchetto di misure per le zone terremotate non verrà reinserito nel dl Rilancio, dopo che è stato bocciato dalla Commissione bilancio della Camera». A dirlo Nicola Alemanno, sindaco di Norcia, che parla anche a nome di Sandro Sborgia e Mauro Falcucci, primi cittadini di Camerino e Castelsantangelo già insorti per il mancato recepimento delle norme richieste per dare la certezza alla ricostruzione (leggi l’articolo). «A questo punto non siamo più disposti ad andare avanti in queste condizioni. Vogliamo conoscere immediatamente gli atti della Commissione e comprendere perché il pacchetto di misure sia stato estromesso dal decreto Rilancio. Ma vogliamo anche sapere chi tra i membri della Commissione ha dato parere negativo alle misure richieste».

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Francesco Acquaroli

Sul tema interviene anche Francesco Acquaroli, candidato governatore nelle Marche del centrodestra: «La maggioranza Pd-M5S boccia il pacchetto di proposte per il sisma. L’ennesima opportunità sprecata e l’ennesima beffa per le popolazioni terremotate che dopo quattro anni ancora aspettano la rimozione delle macerie, la stabilizzazione del personale negli Usr, lo snellimento delle procedure. Tutte le proposte presentate dal centrodestra ma anche dai parlamentari della maggioranza sono state stoppate in commissione, le stesse priorità che sono state evidenziate anche dal commissario Legnini. È grave dover prendere atto che anche il decreto rilancio non è stato considerato il provvedimento giusto per dare le risposte definitive alle popolazioni e ai territori colpiti dal sisma del 2016. Dispiace anche dover prendere atto dell’ennesimo fallimento che però a pagare sono solo famiglie e imprese, che non hanno alcuna responsabilità se non quella di vivere in uno Stato che mette la burocrazia sempre al primo posto, anche davanti alle catastrofi. Non si riesce a comprendere il motivo per cui tutti ci troviamo d’accordo rispetto alla necessità di provvedimenti indispensabili ma poi non si riesce mai ad arrivare al dunque. I governi regionale e nazionale hanno sempre e solo fornito alibi e discriminato questo territorio rispetto ad altre emergenze come se le Marche e il centro Italiano fossero un territorio di serie b. Oltre ad essere un atteggiamento inaccettabile è la prova più profonda della strumentalizzazione che è stata fatta del sisma e dell’inadeguatezza dei rispettivi governi. Rammarico per l’inerzia e l’indifferenza delle istituzioni davanti a drammi come lo spopolamento, la disoccupazione, il drammatico aumento dei suicidi e la crisi di tutto il tessuto», conclude Acquaroli.

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Guido Castelli

Dello stesso avviso Guido Castelli, FdI, ex sindaco di Ascoli: «Sono allibito – ha detto – fino a quando abuseranno della nostra pazienza? Sono passati quattro anni e la memoria delle vittime viene ancora offesa da un sistema incapace di restituire vita ai nostri paesi martoriati».

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