Ceriscioli fa il punto sull’emergenza:
«Abbiamo superato il picco,
ma il progetto Civitanova serve»

COVID-19, IL GOVERNATORE ha relazionato in diretta streaming al Consiglio regionale a 360 gradi. Dalla curva dei contagi («Il primo di aprile è iniziata una discesa, Vuol dire che le misure di contenimento hanno avuto un effetto molto importante»), passando per gli operatori sanitari («Sono 558 quelli positivi, con 3 morti. Proprio da oggi ci sarà un’attività di screening diffuso») e i tamponi («Abbiamo avuto un problema con Roche, che si era impegnata a fornire il reagente ma ne ha consegnato molto di meno»), fino ad arrivare ai 90 posti di terapia intensiva all'ente fiera della città costiera («C'è bisogno di struttura aggiuntiva che segua per intero i casi Covid, offrendo tutti i livelli di assistenza, così che il resto del sistema sanitario possa occuparsi delle malattia ordinarie»)
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Luca Ceriscioli durante il Consiglio regionale online di oggi

 

di Federica Nardi

«Il primo di aprile è iniziata una discesa. Abbiamo superato il cosiddetto picco. Le curve analizzate in precedenza lo prevedevano a metà di aprile, è andata molto meglio. La nostra curva si è discostata da quella della Lombardia e ha seguito in modo più fedele la curva cinese. Vuol dire che le misure di contenimento hanno avuto un effetto molto importante, anticipando il picco». Con questo annuncio il governatore Luca Ceriscioli ha aperto oggi il Consiglio regionale online. L’assise si è svolta sulla piattaforma Zoom con i consiglieri e la Giunta ognuno da casa propria. Ceriscioli ha sintetizzato una relazione di 26 pagine (che sarà poi disponibile per i consiglieri), in cui ha toccato tutti i punti fondamentali dell’attuale emergenza coronavirus. Dalla pianificazione alle prospettive future. Compreso il progetto dei 90 posti di terapia intensiva a Civitanova che, anche se il picco è arrivato prima del previsto, serviranno ancora.

OLTRE IL PICCO – Ceriscioli ha subito specificato che aver anticipato il picco «non vuol dire che si può venire meno al rispetto delle regole di restrizione, che sono quelle che ci permettono di avere uno sguardo così positivo sul futuro. Se guardiamo la curva cinese, a un mese di distanza in Cina si continuano a osservare le regole perché appena si molla un attimo il virus è talmente insidioso da ripresentarsi come focolaio. È uno dei motivi per cui i medici cinesi e l’ospedale da campo sono stati bloccati dal governo cinese quando si è vista la capacità del virus di ripartire».

Sul fronte dei ricoveri «abbiamo toccato un picco di 170 persone in terapia intensiva. Oggi ce ne sono 140. Una riduzione importante – ha sottolineato il governatore – ma ricordiamoci che il nostro sistema oggi, compresi i pazienti no covid, gestisce 190 posti letto di terapia intensiva contro i 114 abituali. L’altro aspetto significativo è che i ricoveri generali sono rimasti gli stessi, con un’intensità più bassa in termini di cura. Vuol dire che anche gli interventi che iniziano da casa hanno i loro effetti, senza i picchi di gravità che avevamo in precedenza». Adesso però bisogna «salvaguardare il dato. È facilissimo tornare indietro se non manteniamo determinati comportamenti. Per questo stamattina ho chiesto al Gores di valutare un uso più diffuso della mascherina o almeno di un foulard per coprire naso e bocca quando si esce da casa. Quando sarà pronta la relazione faremo una nuova ordinanza con ulteriori provvedimenti restrittivi, tutti finalizzati a contenere la pandemia. Non possiamo abbassare le difese».

PIANIFICAZIONE – Ceriscioli ha poi relazionato sulle scelte sanitarie. «Il primo principio guida che ci ha sostenuto è stato stare un passo davanti al virus – ha aggiunto -Fare scelte prima che fossero necessarie. Siamo stati in grado anche nel massimo picco e sforzo, quando avevamo 1.150 covid ricoverati, di non far ricoverare nessun paziente fuori regione. Nella fase 1 abbiamo definito una serie di strutture covid. Poi la fase 2 con la definizione degli ospedali no covid. Nel momento di picco abbiamo avuto 55 ricoverati a San Benedetto, del resto della regione. Da quattro giorni si sta svuotando, altre realtà stanno riducendo l’impatto. Ma vuole dire che quanto predisposto in fase 2 ha risposto al bisogno dell’intero sistema sanitario regionale. La fase 3 riguarda la struttura che vogliamo realizzare a Civitanova».

Ceriscioli inoltre ha chiesto alla dirigente Lucia Di Furia «di concentrare le forze sulle case di riposo. Abbiamo visto che basta un caso positivo per un’espansione rapida». Da oggi sono attive anche le Unità speciali di medici sul territorio per controllare positivi e sintomatici. «Così abbiamo tre gambe per affrontare l’emergenza – spiega il governatore -. La prima è il nostro comportamento, la seconda sono gli ospedali e la terza quella territoriale».

ASSUNZIONI E RISORSE – In questo periodo la Regione ha assunto «oltre 200 persone, utilizzando deroghe per specializzandi e pensionati, per reclutare tutto ciò che era possibile per rafforzare il sistema sanitario. L’altro aiuto è arrivato dallo Stato con tre iniziative: la prima quella dell’ospedale da campo di Jesi con 70 tra medici e infermieri. Poi altre 20 unità dall’Ucraina che hanno preso servizio ieri e altre 13 dal dipartimento nazionale e ne arriveranno altre. Abbiamo poi chiesto al privato di mettere a disposizione tutto ciò che poteva offrire prima di tutto per i malati covid e poi anche per i non covid. Il privato regionale ha risposto con 691 posti letto tolti dall’attività ordinaria e messi nel servizio, più 188 di natura territoriale, attivati solo in parte per la difficoltà nel reperire personale». Tra le risorse aggiuntive Ceriscioli segnala i 16 milioni di euro per attivare 188 posti letto («utilizzati in minima parte ancora») e 110 respiratori in più tutti subito utilizzati.

MASCHERINE E PROTEZIONI – Poi la questione spinosa delle mascherine. «Sembra un paradosso che in un Paese avanzato la sofferenza principale siano state le mascherine, i copricapo, i camici monouso e copri scarpe – ammette Ceriscioli – Oggetti che in Italia non venivano più prodotti perché ritenuti fuori mercato, con una difficoltà incredibile di reperimento quando la pandemia è diventata globale. Oggi abbiamo più disponibilità di mascherine, continuiamo invece a soffrire di mancanza di camici. Si è attivata in ogni caso l’Università di Ancona come laboratorio per la verifica dei materiali, con l’indicazione di non guardare solo alle mascherine ma a tutti i dispositivi. Perché oggi è difficile pensare di far ripartire le attività senza protezione individuali. L’esigenza quindi non è solo sanitaria ma anche per il sistema-regione dal 13 aprile in avanti. Da quando cioè dovremo riflettere su come ripartire». Sulle difficoltà di reperimento delle protezioni da parte dei servizi socio-assistenziali, «abbiamo fatto quello che è stato possibile, considerata la grossa carenza. Anche le donazioni sono state orientate a queste strutture, come le case di riposo».

TAMPONI E SCREENING – Altro tema quello degli operatori sanitari, che sono stati «molto esposti nei confronti della malattia – prosegue Ceriscioli – Abbiamo il dato del 31 marzo ma dà un’idea: 558 operatori sanitari positivi, con 3 morti. Con gli operatori proprio da oggi ci sarà un’attività di screening diffuso per permettere a tutti, tramite tamponi e analisi seriologiche, una cognizione di causa sul proprio stadio. L’analisi del siero è meno precisa rispetto al tampone ma permette di vedere eventuali anticorpi». Per quanto riguarda l’analisi seriologica «siamo tra le prime regioni in Italia a iniziare e l’attività parte oggi a Torrette. Anche Asur e Marche Nord stanno facendo lo stesso percorso».

Anche per i tamponi la Regione ha seguito un piano: «nella fase 1, secondo le indicazioni di Iis e Oms, li abbiamo fatti a chi era stato a contatto con un positivo e aveva dei sintomi. Poi nella fase 2 abbiamo fatto tamponi anche ad altre persone senza sintomatologia ma venuti in contatto con positivi e i quarantenati. Il problema maggiore è stato il reagente. Ceriscioli infatti spiega che «dei laboratori privati coinvolti solo 2 su 12 avevano il reagente a disposizione. E non è che noi abbiamo ordinato poco reagente. Ne abbiamo ordinato molto di più di quello che ci è stato consegnato. Abbiamo avuto un problema con Roche, che si era impegnata a fornirlo ma ne ha consegnato molto di meno. Roche si è impegnata a sbloccare la situazione». Sabato sono stati consegnati 4mila reagenti ad Ascoli e Pesaro per fare i tamponi. «Vedremo se Roche manterrà l’impegno».

Luca Ceriscioli e Guido Bertolaso

STRUTTURA COVID – «Due settimane fa eravamo sulla curva di Milano. Si prevedeva una necessità di 240 posti letto di terapia intensiva, 100 in più rispetto a oggi. Vedendo quello che stava facendo Milano, grazie a Bertolaso abbiamo fatto una prospettiva molto immediata. Ho sentito Angelo Borrelli per non andare in contrasto con la Protezione civile nazionale e siamo partiti. Solo che Bertolaso è risultato positivo il giorno dopo essere venuto qui. Credo che in questi giorni sia migliorato, spero che sia vero. È chiaro che per noi non è stato banale portare avanti il progetto senza di lui».

Uno dei sopralluoghi all’Ente fiera di Civitanova

Adesso «nel range più basso di crescita dei contagi ci sono Area vasta 1, 2 ,4 e 5. Questo vuol dire che l’area vasta 5 è già a una percentuale di crescita che ha avuto la 1 dopo settimane. Quindi la prevenzione ha funzionato. Perché quindi questa struttura a Civitanova serve ancora? Perché fra le varie attività del dopo, immaginando di ritrovarci tra un mese quando saremo come la Cina oggi con un numero basso di contagi, ci sarà il tema delle patologie ordinarie. Il covid ha costretto tante persone a rinviare interventi, risposte, bisogni da soddisfare nei mesi dell’epidemia. Quindi abbiamo bisogno di mettere in moto tutti gli spazi e risorse per i malati ordinari. E bisogna farlo presto». Per cui la priorità da qui a un mese è avere «una struttura aggiuntiva che segua per intero i casi Covid, offrendo tutti i livelli di assistenza (intensiva e semi intensiva), così che il resto del sistema sanitario possa occuparsi delle malattia ordinarie e il recupero delle attività ferme in questo periodo. La seconda funzione è che per almeno un anno è saggio mantenere una capacità di risposta, perché non possiamo escludere una ripartenza della pandemia. Ricordo che la famosa Spagnola ebbe un ritorno l’anno successivo perché il virus ebbe delle mutazioni, provocando una strage».

RIPENSARE IL SISTEMA SANITARIO – Ceriscioli prospetta anche un riassetto della riforma sanitaria in atto da anni in regione: «Lo sguardo va ampliato. Bisogna immaginare un sistema sanitario che abbia un margine per renderlo operativo in situazioni straordinarie. Tolte tutte le regole e i limiti alle assunzioni comunque non siamo riusciti ad assumere abbastanza. Questo vuole dire che il Paese non crea abbastanza professionisti. Bisogna mettere mano a quel meccanismo. Il secondo aspetto è sul territorio. Nel momento di massimo sforzo anche gli ospedali grandi avevano spazi vuoti ma senza personale per poterlo utilizzare. Non abbiamo un problema di ospedali ma di territorio, che ha bisogno di più energie. Bisogna dare grande attenzione all’assistenza domiciliare, la telemedicina, tutto ciò che si può fare dentro casa. La parte che ha risposto con maggiore efficacia è stata quella ospedaliera, pur soffrendo molto. Poi bisogna fare una vera e propria guerra su chi ha speculato sui prezzi dei dispositivi e dei tamponi. Chi ha provato a speculare deve essere perseguito senza pietà».

IMPRESE – Una parentesi anche per le imprese in sofferenza a causa dell’emergenza. «Invitiamo le imprese a continuare a fare le domande anche se i primi 33 milioni di euro per la cassa integrazione sono finiti, così capiamo fabbisogno. Tutti dicono “bene per le iniziative sulla liquidità”. Dobbiamo dare messaggio di grande attenzione all’economia marchigiana. Senza aiuto non ce la può fare. Accompagnare quindi alle iniziative dello Stato quelle regionali».

 

 



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