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L’imprenditore Sirolesi dopo la condanna:
«Non sono un truffatore
L’errore è stato voler investire troppo»

MACERATA - Ieri il costruttore era stato condannato a 9 mesi per truffa ad una banca. «Ho sempre agito con trasparenza. Ho cercato di salvaguardare azienda e fornitori». L'avvocato Giulianelli: «Intera generazione di imprenditori edili falcidiata da crac Banca Marche e crisi»
venerdì 8 Novembre 2019 - Ore 19:27 - caricamento letture
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L’imprenditore Mirko Sirolesi (a sinistra) con l’avvocato Giancarlo Giulianelli

 

di Gianluca Ginella

«Non sono un truffatore». Mirko Sirolesi lo ha ribadito diverse volte oggi dopo che ieri è stato condannato a 9 mesi al tribunale di Macerata proprio per truffa a una banca. Medesima condanna anche per il commercialista Francesco Launo. L’accusa per entrambi era di aver truffato la Banca della provincia di Macerata 375mila euro dopo aver chiesto un mutuo (per l’accusa presentando un piano finanziario senza riferire che la ditta aveva debiti per 600mila euro). «Vorrei capire cosa si intende per truffa. Se essere corretti significare essere truffatori. Io sono stato corretto e trasparente» dice Sirolesi, 42 anni, assistito dal suo legale, l’avvocato Giancarlo Giulianelli. Un imprenditore maceratese di successo fino a qualche anno fa (l’azienda aveva sede a Corridonia), prima che arrivasse la crisi e il fallimento. «Ora sto ricominciando – dice Sirolesi –, sono dipendente di una azienda dove mia moglie è socio. Forse l’errore che abbiamo commesso noi imprenditori è stato di volere investire troppo, le cose andavano bene e volevamo continuare a crescere. Di questo me ne faccio una colpa» dice Sirolesi. Il problema con la banca nasce da mutui chiesti per la realizzazione di tre palazzine a Tolentino. «Le criticità si sono realizzate per il mutuo della terza palazzina» spiega Giulianelli.

Sirolesi aveva chiesto un mutuo di 975mila euro (nel 2012), poi «è venuto un fornitore con cui era d’accordo l’avrebbe pagato dandogli uno degli appartamenti realizzati – dice Giulianelli, riferendo, spiega, circostanze che non sono emerse al processo ma che fanno parte della versione di Sirolesi -. Il fornitore ad un certo punto è venuto a sapere del mutuo e gli ha chiesto se poteva pagarlo anziché con l’appartamento, in contanti. Allora ha deciso di chiedere alla banca se poteva aumentare il mutuo di 100mila euro. Ha parlato con un dirigente, che oggi non lavora più alla banca, che per lui era un amico, si è confidato, ha parlato dei suoi problemi e da lì è partito tutto: il dirigente ha detto alla banca che Sirolesi era “cotto” e la banca gli ha bloccato il mutuo». «Io ho fatto tutto nella massima trasparenza, lealtà e correttezza verso la banca e i fornitori – dice Sirolesi –. La banca non è che mi ha dato i soldi senza garanzie. Io per salvaguardare l’azienda e i fornitori ci ho messo a pegno tutte le mie proprietà per un milione e 850mila euro». Il piano presentato, spiega Sirolesi «era per le esigenze di un anno, quindi non venivano riportati i debiti vecchi» spiega Giulianelli. «Vorrei mi spiegassero che significa truffare, se essere corretti significa truffare. Anche il cappello ci ho messo per salvare l’attività e che mi venga dato anche del truffatore non lo accetto. Mi sta bene pagare per quello che ho fatto ma non per quello che non ho fatto. Mi ha colpito quello che è successo ad Enrico Calamante (altro imprenditore che ha subito il fallimento delle sue aziende, che mercoledì si è sparato al petto, ndr), lo conosco, avevamo lavorato insieme per le autostrade». «La situazione di Sirolesi è uno degli esempi di quello che è accaduto in provincia negli ultimi anni. Un territorio dove c’è stato il crac di Banca Marche, il terremoto, la crisi. Una intera generazione di costruttori è stata falcidiata. Tanti ora finiscono sotto accusa per bancarotta – dice l’avvocato Giulianelli –. Però c’è qualcosa che non va, non è che siamo diventati un paese di bancarottieri. C’è un numero enorme di bancarotte. Al tribunale di Macerata su 5 processi tre sono per bancarotta. Qualcosa non va».

 

«Truffa da 375mila euro alla banca», condannati il commercialista Launo e il costruttore Mirko Sirolesi



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