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«Truffa da 375mila euro alla banca»,
condannati il commercialista Launo
e il costruttore Mirko Sirolesi

IN AULA - Per entrambi 9 mesi e dovranno pagare una provvisionale di 75mila euro. La vicenda riguarda un mutuo che sarebbe stato chiesto presentando un piano finanziario alla Banca della provincia di Macerata per l'azienda dell'imprenditore dove non comparivano debiti rilevanti. La difesa: «Sentenza ingiusta, non volevano compiere alcun reato»
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Francesco Launo

 

di Gianluca Ginella

Condannati per truffa ad una banca il commercialista Francesco Launo e il costruttore Mirko Sirolesi: per entrambi 9 mesi e provvisionale di 75mila euro alla parte civile. La sentenza oggi al tribunale di Macerata. Per l’accusa avrebbero indotto in errore la Banca della provincia di Macerata che aveva versato loro 375mila euro, tramite un piano finanziario in cui non figuravano rilevanti posizioni debitorie. La difesa di Sirolesi: «Non volevano truffare nessuno, era solo un imprenditore che ha cercato di far fronte alla crisi e lui stesso aveva riferito alla banca la situazione debitoria». Il legale di Launo: «Piano finanziario non redatto dal nostro assistito». La parte civile: «Confermate le tesi dell’accusa nel corso del processo, entrambi gli imputati hanno garantito la veridicità del piano finanziario».

Un mutuo di 975mila euro è finito al centro di un processo che ha portato sotto accusa al tribunale di Macerata l’ex consigliere comunale del Pd, Francesco Launo, commercialista, e l’imprenditore maceratese Mirko Sirolesi. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Francesca D’Arienzo, che oggi ha chiesto la condanna ad un anno per entrambi gli imputati, Sirolesi, legale rappresentante della Sirolesi costruzioni srl, e Launo, che aveva l’incarico di occuparsi della redazione di un piano finanziario dell’azienda, avevano chiesto un mutuo alla Banca della provincia di Macerata.

Il pm Francesca D’Arienzo

Per chiederlo però, continua l’accusa, avrebbero presentato un piano finanziario dove però non figuravano alcune posizioni debitorie rilevanti (che il pm quantifica in 600mila euro). Da qui la contestazione di truffa alla banca che, indotta in errore, il 28 giugno 2012 aveva concesso il mutuo e aveva versato la prima tranche da 375mila euro.

Finiti sotto accusa per truffa, oggi Launo e Sirolesi sono stati entrambi condannati dal giudice Enrico Pannaggi a 9 mesi e al pagamento di una provvisionale di 75mila euro alla banca, parte civile al processo, e rimesso al tribunale civile per il completo risarcimento del danno. Launo è difeso dall’avvocato Gabriele Cofanelli e Sirolesi dal legale Giancarlo Giulianelli.

 

L’avvocato Gabriele Cofanelli

«Il dottor Launo ha sempre disconosciuto la redazione di quel piano finanziario – dice l’avvocato Cofanelli -, essendosi limitato ad una verifica di natura meramente formale e non sostanziale, perché redatto da altri. Attendiamo le motivazioni per poter esprimere un giudizio più approfondito sulla vicenda».

«A prescindere dalla lettura delle motivazioni – dice l’avvocato Giulianelli –, la sentenza penso sia sommamente ingiusta, per una serie di considerazioni che riguardano le persone coinvolte. Una truffa è quando uno fa il furbo per sottrare i soldi alla banca, qui abbiamo una impresa che come tante altre ha subito una crisi economica e che cercava di far fronte ai propri debiti tramite mutui.

Si era rivolta alla Banca della provincia di Macerata e aveva richiesto il mutuo di 975mila euro, la banca erogò 375mila euro che Sirolesi ha usato per pagare alcuni debiti che aveva in base ad un prospetto che aveva presentato alla banca.

L’avvocato Giancarlo Giulianelli

Mi preme evidenziare che non c’è stata mai da parte di Sirolesi la volontà di truffare nessuno, perché fu Sirolesi stesso a riportare alla banca le difficoltà in cui si trovava in quel momento, e la banca giustamente ha bloccato l’operazione. Ma da questa operazione sostenere che Sirolesi abbia voluto intenzionalmente truffare la banca mi sembra un po’ azzardato. Sirolesi è una persona che ha cercato di portare avanti al propria attività, non c’è riuscito, ha subito le conseguenze del fallimento ma da questo a dire che è un truffatore mi sembra una assurdità».

«Nel corso del processo sono stati sentiti vari testimoni ed acquisiti documenti che hanno confermato la tesi accusatoria dalla quale è emerso che il concorso di entrambi gli imputati – dice l’avvocato Paolo Giustozzi, che tutela la banca, parte civile al processo –, l’uno in veste di imprenditore e l’altro in veste di commercialista, hanno garantito la veridicità di questo piano. Non sussiste alcun dubbio sul fatto che la Banca ha fatto pieno affidamento sul piano finanziario e che senza di esso non avrebbe mai concesso il mutuo».



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