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Pd e M5S, intesa possibile nelle Marche
Ma Ceriscioli deve farsi da parte

IL COMMENTO - Il cambio di maggioranza al governo, avrà ripercussioni anche per le elezioni regionali. Vista l'apertura di Di Maio alle civiche in Umbria, si prospetta un'alleanza giallo-rossa pure nelle Marche. Il principale nodo da sciogliere: il governatore uscente. Anche nel campo della destra si registrano nervosismi e tensioni
venerdì 20 Settembre 2019 - Ore 10:00 - caricamento letture
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di Fabrizio Cambriani 

La vita è bella perché, quando meno te l’aspetti, ti riserva sempre delle sorprese. Prendete l’estate appena trascorsa: uno se ne va tranquillamente in vacanza con il governo gialloverde saldamente in carica e, dopo appena tre settimane, se ne ritorna a casa, giusto per godersi in diretta, un clamoroso cambio di maggioranza. Venti giorni di follia che resteranno nei manuali di politica come esempio da non imitare. Dalla repubblica delle banane del Papeete Beach, in un crescendo di smisurato egocentrismo ossessivo e compulsivo, Matteo Salvini ha sfiduciato il governo che lo vedeva come vicepresidente e ministro degli interni. In quel postribolo dell’inferno della riviera romagnola, tempestato di tette rifatte e glutei sculettanti – compressi in striminziti perizomi – ma anche di sole, sudore e mojito in bella vista, l’Italia intera ha dovuto amaramente prendere atto di quanto debole sia la carne al cospetto dello spirito. E, soprattutto, di quanto pericolosamente vulnerabile sia la sua classe dirigente. Quella della prima fila che governa l’intera nazione.

Salvini nella famosa foto del Papeete

Gustave Le Bon, sul finire dell’Ottocento, scrisse il famoso saggio sulla psicologia delle folle. Credo sia giusto e doveroso scriverne un altro, ma dal punto di vista opposto: sulla fragilità e la pericolosità assieme del (sedicente) leader.
Il repentino cambio di maggioranza ha prodotto turbamenti e traumi. Tutto è stato voluttuosamente ingoiato, senza il tempo necessario per la digestione e la riflessione. L’ossessione della velocità ha prodotto reazioni di riflesso come la scissione di Renzi. Da lungo tempo meditata e ben ponderata, ma che è stata impetuosamente accelerata, nell’assillo di mettere subito il cappello su di una fetta di elettorato moderato da sottrarre alle grinfie sempre più radicali ed esacerbate presenti oggi nella destra. Una operazione lodevole che tenta di isolare e marginalizzare l’estremismo di una parte politica che, come diceva Montanelli, non è capace di andare a destra senza finire nel manganello. In questo confuso e incomprensibile quadro, peraltro rappresentato dai media nella sua peggiore accezione parossistica, l’unico che ne è uscito con i galloni di riconosciuto e indiscusso statista è stato il rinnovato presidente del consiglio, Giuseppe Conte. Mentre crollavano miti, si rinnegavano dogmi e si incrinavano certezze, lui non si beccava nemmeno un granello di polvere sul suo immacolato vestito blu. Probabilmente perché – e questo dovrebbe essere motivo di approfondita riflessione – in una fauna politica dove anche le primissime linee sono composte da disoccupati, inoccupati, consulenti di sé stessi e fancazzisti vari, Conte è l’unico che può vantare un paio di professioni. Di altissimo livello e anche ben remunerate.

Il presidente della Regione Luca Ceriscioli

Il cambio di maggioranza, come è naturale, è destinato a produrre contraccolpi e cambiamenti radicali su tutto il territorio nazionale. A partire dalle elezioni regionali. Gianni Maggi, capogruppo del Movimento 5 Stelle, nel Consiglio delle Marche, lo ha capito subito e ha avuto il coraggio di affrontare la questione con un elementare ragionamento: se il M5S, che non ha la maggioranza assoluta dei voti, vuole produrre i cambiamenti che ritiene necessari, si deve alleare con altre forze politiche. Così come ha fatto a livello nazionale. Sono seguite le fisiologiche polemiche interne, ma ormai la strada sembrerebbe tracciata. Si profila per le prossime regionali un’alleanza tra il centrosinistra attuale e il Movimento 5 Stelle. Di Maio ha appena perso la verginità aprendo alle civiche in Umbria e – aspettando il probabile voto su Rosseau – ha di fatto trasformato il Movimento in partito con tanto di accordi e alleanze. Parimenti nel campo della destra si registrano nervosismi e tensioni. Quello che sembrava il candidato indiscusso della Lega, cioè il senatore Paolo Arrigoni da Lecco, ha perduto smalto e ridimensionato ambizioni e obiettivi. Se fino a un mese fa nel suo mirino finiva solo un pezzo grosso come il governatore Ceriscioli, oggi – sic transit gloria mundi – è ridotto a indirizzare e rimodulare i suoi strali contro il mite Narciso Ricotta, semplice assessore del comune di Macerata.

Gianni Maggi

Affinché si possa concretizzare con esiti positivi l’alleanza tra centrosinistra e M5S, servono a mio avviso, due condizioni: la prima è che sia completamente azzerata l’attuale giunta regionale a partire dal presidente; la seconda che nel governo regionale vengano cooptate personalità di rilievo, completamente slegate dal mondo dei partiti. Primo tra tutti il suo presidente. Una rivoluzione copernicana, tanto più necessaria in un momento drammatico di crisi, che ha visto precipitare le Marche, nel volgere di appena un decennio, dalle alture delle vette, fino alla retrocessione a economia del sud. Ma anche un segnale forte di discontinuità con la deprecabile politica delle inutili e costose consulenze affidate da questo governo regionale ad amici e talvolta parenti degli amici. Una ricetta che, lo dico per inciso, dovrebbe essere attivata e applicata anche nel comune di Macerata e che spiazzerebbe una destra che ha evidentissime difficoltà nel reperire un candidato sindaco potabile e da tutti condiviso.
Se qualcuno pensasse, viceversa, di potersela cavare con qualche ritocco di vernice, pensando di mantenere incarichi e ruoli di governo, dopo aver combinato epocali disastri, sbaglierebbe decisamente i suoi calcoli. La strada sarebbe, sin da oggi segnata e porterebbe a una sonora sconfitta. Umiliazione che, ovviamente, il Movimento 5 Stelle non vorrebbe affatto condividere, evitando così, in origine, questa alleanza.

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