Corradini rompe gli schemi del Pd:
una candidatura “eversiva”

IL COMMENTO di Fabrizio Cambriani - La richiesta di primarie dell'ex rettore in vista delle Regionali del 2020 irrompe come un uragano nel campo letargico dei dem. Il punto vero e se il partito avrà la forza di resistere a quello che ormai tutti nel centrosinistra, ma anche nella società civile, individuano come un necessario e inderogabile punto di svolta: la sostituzione di Luca Ceriscioli
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di Fabrizio Cambriani

Finalmente, nel centrosinistra regionale, qualcosa pare si stia muovendo. A dispetto della stagione che vorrebbe la politica in ferie e sotto l’ombrellone. È vero che le voci si rincorrevano da tempo, ma dall’altro giorno, qualcuno ha deciso finalmente di rompere gli indugi e ha espresso la volontà di misurarsi con Ceriscioli alle primarie. Così da contendergli la candidatura a presidente di Regione. A farsi avanti, in prima persona, è stato Flavio Corradini, ex rettore di Unicam. Una richiesta di primarie che irrompe, come un uragano, nel campo di un letargico Partito Democratico che, in questo preciso momento, tutto vorrebbe fuorché qualcuno disturbasse l’ovattata quiete che lo sta avvolgendo. Ma che, come una navicella alla deriva, lo sta conducendo vieppiù stordito, a uno dei più clamorosi suicidi politici che la storia abbia mai registrato. Pacta sunt servanda! E l’accordo che ha portato il pesarese Gostoli al vertice del partito prevedeva, a scatola chiusa e anche in barba allo Statuto, la garanzia di una riconferma di Ceriscioli nel ruolo di governatore. Senza se e senza ma. Roba che manco Churchill, pretese nell’immediato dopoguerra. Però, come diceva un famosissimo carosello degli anni Settanta: “a scatola chiusa si compra solo Arrigoni”. E la citazione è non del tutto casuale.

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Flavio Corradini

La richiesta di primarie, vista dal punto di vista di quel poco che resta della claudicante e incanutita nomenclatura Pd, si rivela destabilizzante ed eversiva. Destabilizzante perché va a intaccare equilibri interni considerati intoccabili; eversiva perché, appunto, destinata a sovvertirli. Innescando così pericolose incognite per quanti oggi si sentono beneficati da consulenze o altre prebende elargite loro dalla politica o dal sottobosco che ruota intorno a essa. Il punto vero è se il Pd avrà la forza di resistere a quello che ormai tutti nel centrosinistra, ma anche nella società civile, individuano come un necessario e inderogabile punto di svolta: la sostituzione di un cavallo che, dopo quattro anni, quindi a consuntivo, si è rivelato un impareggiabile brocco. Non lo dico io, ma i sondaggi e le statistiche. Nell’ultima rilevazione sulla popolarità dei governatori delle regioni italiane, pubblicata tempo fa dal Sole 24 Ore, Ceriscioli risultava fanalino di coda per gradimento, assieme a quello della Sicilia. Le ultime vicende sulla sanità, di sicuro non lo aiutano a risalire la china. Anzi: le informazioni che sin qui abbiamo – lungi da me esprimere qualsiasi e inopportuno giudizio di merito – sono preoccupanti. Ci sarebbe, secondo l’accusa, un funzionario, nominato dal governatore, sospettato di aver agevolato una cooperativa rossa emiliana, in una gara di centinaia di milioni di euro. Insinuazioni tutte da provare, ma che contengono, tuttavia, gli odiosi ingredienti che, nella percezione di una opinione pubblica sempre meno informata, ma per contro, pronta a innalzare un patibolo con un colpevole, purché sia, deporrebbero, almeno in questa fase, contro chiunque. Figuriamoci addosso un già malmesso Ceriscioli. Ciò, sia detto a chiare lettere, del tutto ingiustamente. Tuttavia, in politica, bisogna tener conto anche di quale sia la percezione dei cittadini e talvolta piegarsi davanti a essa, facendo, per il bene comune, un passo indietro. Benché a malincuore, ma con ciò rispettandone la prima regola: prendere atto della situazione. Qui, invece sta prevalendo una pervicace ostinazione al rifiuto di mettersi democraticamente in discussione. E di affrontare una normale valutazione, sottoponendosi al voto di iscritti e simpatizzanti. Che, a pensarci bene è, sin dalle origini, l’elemento fondante e distintivo, in termini di maggiore inclusione, del Partito Democratico.

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Flavio Corradini e Luca Ceriscioli

Il professore universitario Flavio Corradini, ben consapevole di tutto questo e facendo leva sulle sue qualità personali, tenta oggi di rompere lo schema di un centrosinistra ormai destinato a una sonora sconfitta e si propone come alternativa. Non solo allo sbiadito Ceriscioli – che sta ormai assumendo anche negli atteggiamenti quotidiani, le vesti del grigio funzionario del Politburo – ma anche nelle modalità di intendere e fare politica. Provenendo dalla società civile e non dai sottoscala di una fumosa e umida sezione di partito, non incarna – almeno nella percezione della gente – l’arrivismo del militante che deve scalare, gradino dopo gradino, le necessarie e ambite tappe gerarchiche. Coltiva, è vero, una sua particolare ambizione che nel tempo lo ha portato anche a essere il più giovane tra i rettori d’Italia. Conseguendo, peraltro, notevoli successi per il piccolo ateneo camerte. Ma nel complesso, si rivelerebbe, grazie proprio alle sue caratteristiche, anche uomo verosimilmente capace di aggregare attorno a sé i molteplici mondi vitali presenti nel territorio marchigiano. E anche quanti, per le più disparate ragioni, si sono allontanati dalla politica. Un territorio vastissimo non più disposto a dialogare con i detestasti politici di professione. Ma quello che più conta, è che Corradini potrebbe restituire a uno spento centrosinistra, il quale procede con lo stesso entusiasmo di un agnello verso la Pasqua, la vitalità necessaria per poter tornare a giocare una partita data oggi per perduta.
Il che, combinato con l’alto tasso di litigiosità presente nelle destre, lo potrebbe portare pure a quello che adesso sarebbe considerato un vero e proprio miracolo: la vittoria alle prossime elezioni regionali. Tutti argomenti, per come stanno le cose oggi, difficili da contestare e che, con un minimo di buon senso, dovrebbero condurre il Partito Democratico ad accettare questa sfida. Oppure – e questa è la reazione che temo di più – a fare in modo di polverizzare la platea dei partecipanti alle primarie, per poter ricorrere alle fedelissime truppe cammellate che premierebbero quasi sicuramente Ceriscioli. La partita è appena cominciata, ma i pezzi di grosso calibro si schiereranno solo quando il gioco comincerà a farsi duro per davvero.

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