Morgoni: «Resto nel Pd (con riserva)»
Corradini attratto dal progetto Renzi
A Macerata un’adesione dai 5Stelle

POLITICA - L'unico deputato dem della provincia, per ora non è intenzionato ad aderire a Italia Viva: «Ma se il partito tornerà a quello che era prima del 2013 non esiterò a cambiare». L'ex rettore resta alla finestra e va avanti con l'impegno civico, mentre lascia i grillini Marco Alfei, già consigliere pentastallato nel capoluogo: «La politica ha bisogno di un partito di centro forte»
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Mario Morgoni, deputato del Partito democratico

 

«Per ora resto nel Pd: attendo il mio partito alla sfida del cambiamento. Ma se l’uscita di Renzi servirà a far tornare il Pd a quello che era prima del 2013, non esiterò un attimo a cambiare». Così Mario Morgoni, unico deputato dem e tra i primi renziani in provincia di Macerata, rimane con riserva nel Partito democratico. Mercoledì dopo gli sms e le telefonate di Renzi e Boschi, Morgoni si era preso un paio di giorni per riflettere (leggi l’articolo). Questa sera arriva la decisione di restare ma non è una scelta definitiva: «In quasi cinquant’anni di vita politica non ho mai partecipato ad una scissione ed ho sempre sostenuto le mie idee nel partito nel quale militavo – dice Morgoni –  L’ho fatto a viso aperto, senza riserve nel formulare critiche anche aspre e senza condizionamenti anche quando non mi sentivo riconosciuto nel mio stesso partito. Con questo spirito ho condiviso il progetto innovativo di Matteo Renzi e sostenuto un’azione di governo che ha prodotto importanti risultati . Oggi Renzi, ritenendo che nel Pd non ci sia spazio per promuovere una politica aperta, coraggiosa e lungimirante fonda un nuovo partito. Al di là di ogni ipocrisia bisogna ammettere che Renzi è stato considerato un intruso, per non dire un nemico, nella casa del Pd e anche se criticabile, la scelta di Renzi ha delle motivazioni. E’ altrettanto innegabile che il Pd, anche dopo le dimissioni di Renzi , ha continuato ad essere un partito diviso in tante fazioni, incapace di definire una propria identità e di indicare una linea politica chiara, non all’altezza di correggere meccanismi di vita interni (e anche di gestione dei poteri pubblici ) poco trasparenti, poco partecipati e rispondenti a logiche tattiche, di convenienza, e di conservazione degli equilibri consolidati. In questo senso l’iniziativa di Matteo Renzi, traumatica come tutte le scissioni, non potrà che essere benefica in quanto elemento di chiarezza che finirà per togliere alibi a tutti. Al Pd, che non avrà più l’ alibi di essere paralizzato dalla presenza ingombrante di Matteo Renzi. Allo stesso Renzi, che ora non avrà più il pretesto di un Pd che non gli consente di realizzare i suoi ambiziosi progetti.  Io attendo il mio partito a questa sfida: resto, per ora, nel Pd per capire se il mio partito vuole veramente rigenerarsi e dare vita ad una politica nuova, coinvolgente, di alto profilo nell’etica e nei contenuti, praticata al fianco delle persone a cui chiede fiducia. Se invece l’uscita di Renzi fosse utilizzata come occasione per rinverdire i fasti di una vecchia politica già dichiarata morta nel 2013 con la non vittoria di Bersani non esiterei più un attimo a fare un passo comunque per me difficile ma a quel punto inevitabile».

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Flavio Corradini

E’ attratto da Italia Viva l’ex rettore Unicam Flavio Corradini che ha già lanciato la sfida a Ceriscioli per le primarie di coalizione regionali: «Il progetto è affascinante, il mio impegno continua con il coinvolgimento di persone della società che sentono la politica nel proprio dna, senza necessariamente far parte di partiti politici. Il mio resta un impegno civico come quello di Cittadini in Cammino che è e resta una associazione apartitica. Certo è che vedendo il manifesto dell’Associazione e ascoltando dichiarazioni di Italia Viva si trovano forti similitudini».

Intanto oggi l’ex deputato anconetano Piergiorgio Carrescia ha rassegnato le dimissioni dalla direzione nazionale del Pd per aderire ad Italia Viva. «È ma opinione – scrive Carrescia – che ormai nel Pd non ci sia più agibilità politica per cercare quel cambiamento che vorrei e che si guardi più ad un ritorno al passato che al futuro. Ora che c’è un’offerta politica a mio parere più stimolante e che può declinare meglio gli obiettivi del nostro impegno nel recente Congresso ho deciso di aderire a Italia Viva». 

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Marco Alfei in Consiglio comunale

Un’altra adesione ad Italia Viva arriva da Macerata dopo quella del consigliere comunale Ulderico Orazi che ha lasciato il Pd. Oggi è Marco Alfei, consigliere del Movimento 5 Stelle fino a due anni fa, a passare al nuovo movimento di Renzi: «La politica ha bisogno di un partito di centro forte – dice Alfei –  Ho creduto al Movimento 5 stelle, ho sperato che arrivasse il cambiamento. Sono stato deluso prima dall’esperienza in consiglio comunale e poi dal governo nazionale. Già da 2 anni sono uscito dal mio gruppo. In quel momento il movimento era al suo apice ma già avevo capito che non è diverso dagli altri partiti: strategie politiche per le poltrone, slogan elettorali per ottenere consenso. Nella mia esperienza ho notato che nella politica attuale non contano le idee, non puoi apprezzare e lavorare su un’idea, se viene dal tuo avversario politico. La politica mi entusiasma, voglio investire la mia energia per cambiare le cose ma voglio lavorare per una visione del futuro a lungo termine. Voglio sapere quale è la visione del paese in cui vivo per i prossimi 20 o 30 anni. Ho una famiglia, 2 bambini molto piccoli. Come sarà l’Italia in cui cresceranno, in cui diventeranno adulti? Si dice che l’Italia potrebbe vivere di turismo: cosa stiamo facendo per questo obiettivo? Si dice che l’italia sarà un paese di anziani. Come devo crescere i miei figli? La politica non riesce a dare una risposta. In televisione bisogna usare dei toni forti. Se un leader usa un tono pacato e ragiona con il buonsenso, sembra non venire ascoltato.  Mi metto a disposizione di Italia Viva. Se posso essere utile».

(m. z.)

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