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Sms di Renzi a Morgoni: “Resta con noi”
Il deputato: «Riflessione tormentata»
Fiordomo segue l’ex premier

SCISSIONE PD - L'unico parlamentare maceratese dei dem corteggiato dal nuovo movimento, oggi ha ricevuto anche due telefonate da Maria Elena Boschi: «Deciderò nei prossimi giorni». L'ex sindaco di Recanati è il primo del nostro territorio ad aderire: «Non ci ho pensato un attimo, la strada del cambiamento è ancora quella giusta»
martedì 17 Settembre 2019 - Ore 18:59 - caricamento letture
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Mario Morgoni e Francesco Fiordomo con al centro Matteo Renzi

 

di Matteo Zallocco 

Un sms da Matteo Renzi e due chiamate da Maria Elena Boschi. Ma anche tanti messaggi e telefonate da noti esponenti del Pd che lo invitano a restare. Sono ore intense per Mario Morgoni, unico parlamentare del Pd della provincia di Macerata. L’ex sindaco di Potenza Picena, renziano della prima ora, ancora non ha deciso cosa fare. Restare nel Pd o seguire l’ex premier nella nuova avventura? Al momento Morgoni non figura nella lista dei 24 deputati e senatori che hanno aderito al nuovo movimento.

Mario Morgoni con Matteo Renzi in una foto del 2013

«Tu sei stato un pioniere, resta con noi». Questo è il messaggio che Morgoni oggi ha ricevuto da Renzi e cui hanno fatto seguito due telefonate di Maria Elena Boschi per cercare di convincerlo. «Sono in una fase di riflessione, scioglierò le riserve nei prossimi giorni – spiega Morgoni che ha sempre fatto parte dell’area riformista dei renziani Guerini e Lotti (entrambi hanno scelto di restare nel Pd) -. La strada individuata da Renzi mi sembra utile perché c’è un grande vuoto politico (quello che era il vecchio centro) da colmare per contrastare il sovranismo e una destra becera che sta ritornando e dimostra una grande forza di consenso nel nostro Paese. Il Pd in questi anni non ha dimostrato di voler presidiare questo spazio di modernità e innovazione o l’ha fatto con molte contraddizioni. Basti pensare al Governo Renzi: riforme della scuola, del lavoro, riforme istituzionali che hanno visto grossi contrasti proprio dentro il Partito Democratico e nella sinistra. La mia è comunque una riflessione tormentata – conclude il deputato maceratese – perché pur avendo portato avanti tante battaglie all’interno del Pd, qui c’è tutta la mia storia politica e tante relazioni umane. A 65 anni forse sarebbe uno strappo troppo forte».

Francesco Fiordomo e Antonio Bravi festeggiano la vittoria a Recanati lo scorso 10 giugno

Nel nostro territorio il primo a seguire Renzi è Francesco Fiordomo, sindaco di Recanati dal 2009 al 2019 e protagonista della vittoria alle comunali di Antonio Bravi con una coalizione civica nata dopo la separazione dal Pd al primo turno: «Non ci ho pensato un attimo, sono stato tra i primi ad aderire quando è partita la richiesta di rinnovamento e cambiamento portata da Renzi e sono tra i primi a seguirlo oggi – dichiara Fiordomo, attualmente assessore ai lavori pubblici a Recanati – All’epoca eravamo quattro gatti, poi nel momento della vittoria sono arrivate le masse e tutti erano diventati renziani. Pochi mesi dopo tutti contro Renzi, le colpe erano diventate tutte le sue. Io ho sempre creduto che fosse giusto il cambiamento che lui voleva portare all’interno del Pd. Sono stati fatti degli errori e a mio parere avrebbe dovuto rottamare di più, ma è stato l’unico a portare rinnovamento, anche nei territori. I comitati civici lanciati da Renzi erano volti a mettere in circolo le migliori energie. Bisogna continuare a seguire lo schema della Leopolda, la costituente delle idee e ascoltare i sindaci. L’esperienza recanatese insegna – conclude Fiordomo – Il Pd non legge quello che avviene nei territori, noi siamo stati marginalizzati e attaccati dagli specialisti delle sconfitte:  la nostra colpa è di aver vinto e di aver consentito al centrosinistra di proseguire un’esperienza di buon governo».

Irene Manzi

Tra le adesioni di spicco allo “scisma” di Renzi c’è quella dell’avvocato pesarese Lucia Annibali, che è stata consigliera dell’ex ministra e sottosegretaria Maria Elena Boschi per quanto riguarda la lotta alla violenza di genere. Irene Manzi, ex deputata maceratese del Pd e membro del direttivo nazionale, ha commentato su Facebook la decisione di Renzi postando la foto di un’intervista a Maurizio Martina: «Penso che l’uscita da un partito che si è contributo a fondare (di cui si è stati anche segretari nazionali) sia uno sbaglio. Lo pensavo quando è stato Pierluigi Bersani a lasciarci, lo penso ora con Matteo Renzi. Sbagliato nei tempi, nei modi, nelle motivazioni. Mai come in questo momento- con la nascita non semplice ne’ scontata- del nuovo Governo e di una nuova maggioranza c’è bisogno di un Pd coeso e plurale, con voci diverse e forte proprio per questo motivo, capace di offrire un contributo ideale e programmatico di ampio respiro. E anche questa volta Maurizio Martina usa le parole giuste per esprimere il mio pensiero».

 



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