Agrinido, quarto anno in tenda:
«Resistiamo ma non è normale»

SAN GINESIO - La responsabile del servizio educativo Di Luca rinnova l'appello in occasione dell'anniversario del sisma: «Serve avviare al più presto la ricostruzione delle nuove strutture di questo straordinario servizio educativo per la prima infanzia, nel terreno che i genitori dei bambini hanno acquistato e donato al Comune»
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La Yurta dov’è ospitato da tre anni l’Agrinido

 

«Dopo tre anni dalla prima scossa noi siamo ancora qui, immobili come la ricostruzione che resta un miraggio». Federica Di Luca, responsabile dell’Agrinido a Vallato di San Ginesio, riassume così la giornata di oggi in cui ricorre il terzo anniversario dalla scossa del 24 agosto 2016.

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Danni alla frazione di Vallato

«Da quei giorni del 2016 ad oggi abbiamo organizzato la nostra resistenza, insieme ai genitori, ai bambini e bambine, alle educatrici. Siamo stati il primo servizio per l’infanzia tornato operativo nell’area del cratere dopo le principali scosse succedutesi dal 24 agosto al 30 ottobre 2016. Poi la tenda Yurta che ha reso meno precaria la nostra situazione ma non ha cancellato l’emergenza – racconta Di Luca -. Il prossimo 2 settembre inizierà il quarto anno scolastico per 22 bambini del nido e centro per l’infanzia 0-6 anni all’interno di una tenda. Non vogliamo rassegnarci e continuare a convivere con questo interminabile terremoto. Perché non può essere normale che a distanza di 3 anni 22 bambini frequentino il loro nido e centro infanzia in una tenda». Per questo, sottolinea Di Luca, «serve avviare al più presto la ricostruzione delle nuove strutture di questo straordinario servizio educativo per la prima infanzia, nel terreno che i genitori dei bambini hanno acquistato e donato al Comune di San Ginesio, testimonianza di civiltà e senso dello Stato che sembra invece essere venuto meno a chi ricopre responsabilità politiche nel nostro paese. Dal 2016 ad oggi il numero dei bambini e delle bambine che animano l’Agrinido è incredibilmente aumentato e con loro è aumentata anche la speranza di un futuro per questo piccolo angolo dell’Appennino marchigiano sconvolto tre anni fa dal terremoto. Ma per adesso – conclude Di Luca -, a chi è rimasto in questo territorio ferito non resta che resistere, resistere, resistere».



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