Caduta del governo e direttivo Pd,
Irene Manzi: «Accordo con il M5S?
E’ una linea difficile ma si può tentare»

POLITICA - L'ex deputata maceratese dei dem ha votato l'ordine del giorno con cui il segretario Zingaretti proverà a imbastire una trattativa per una nuova maggioranza: «Ha un senso tentare una discontinuità vera dall'esecutivo gialloverde con obiettivi programmatici seri. Ma se manca la discontinuità meglio andare al voto»
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La direzione del Pd di oggi

 

«E’ una linea difficile ma se ognuna delle parti ci mette la volontà è un’ipotesi percorribile, si può tentare di farlo». A parlare è Irene Manzi, componente maceratese del direttivo nazionale del Partito democratico che oggi si è riunito con il segretario nazionale Nicola Zingaretti per imprimere una direzione alle trattative all’indomani della crisi di governo.

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Irene Manzi

Dopo l’uscita di scena ieri del premier Giuseppe Conte, la linea che esce oggi dal direttivo dem è chiara: tentare l’accordo con il Movimento 5 stelle. Anche se nell’ordine del giorno del direttivo Pd – votato all’unanimità – il Movimento non viene mai citato esplicitamente. L’alternativa delle urne, per cui senza accordi bisognerà tornare al voto, viene contemplata ugualmente dai dem. «Condivido la linea presa – spiega Manzi – Ha un senso tentare una discontinuità vera dal governo gialloverde, con obiettivi programmatici seri. Ma se manca la discontinuità meglio andare al voto».Una situazione, comunque, ben lontana dall’essere cristallizzata dal voto unanime di stamattina. «La direzione è convocata in modo permanente – spiega Manzi – e sicuramente ci vedremo anche nei prossimi giorni, weekend compreso. Domani il Pd sarà ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. I contorni delle trattative non sono definiti, cambiano continuamente e la situazione si evolve di ora in ora».
La linea programmatica fotografata dall’ordine del giorno di oggi comunque è piuttosto chiara. «Ritieniamo che in assenza di una chiara e solida maggioranza espressione del Parlamento attuale lo sbocco naturale della crisi siano nuove elezioni». Da qui, i punti programmatici che saranno portati sul tavolo delle trattative: appartenenza europea, centralità del Parlamento, sostenibilità ambientale, svolta profonda nella gestione dei flussi migratori, nuove ricette economiche per affrontare anche le priorità sul tema lavoro, evitare l’aumento della pressione fiscale e l’aumento dell’Iva. «Se tali condizioni troveranno nei prossimi giorni un riscontro basato sulla necessaria discontinuità e su un’ampia base parlamentare siamo disponibili ad assumerci la responsabilità di dar vita a un governo di svolta per la legislatura – conclude l’odg -. In caso contrario ribadiamo di essere pronti alla prova delle urne. Il Partito Democratico coinvolgerà le forze politiche disponibili a costruire un progetto di rigenerazione dell’economia e della società italiana. Ci rivolgeremo alle energie più consapevoli della società, i giovani, le donne, movimenti, associazioni, la rete diffusa del civismo, dei sindaci e degli amministratori».

(redazione CM)

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