Symbola racconta un’Italia che va,
Ceriscioli lancia il turismo lento
«Progetto San Giovanni da sbloccare»
TREIA - La prima giornata del seminario estivo sul tema "Da soli non si può, empatia e tecnologia per costruire il futuro" spazia dalla Cina (il presidente delle Regione racconta il suo viaggio in Oriente) al restauro della chiesa maceratese, che secondo il vescovo potrebbe diventare multifunzionale, alla situazione dell'economia italiana. Ermete Realacci: «Siamo leader mondiali in tanti settori ma non lo sappiamo». Domani arriva il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia
di Gabriele Censi
L’Italia come non è conosciuta dagli italiani, oggi a Treia il Seminario estivo di Symbola si è aperto con la presentazione del rapporto “I.t.a.l.i.a. 2019 Geografie del nuovo Made in Italy. Un viaggio di scoperta in un Paese che ha i talenti e le risorse per guardare negli occhi il futuro”. “Da soli non si può empatia e tecnologia per costruire il futuro” è il tema di quest’anno. Temi di ampio respiro su economia e ambiente che hanno avuto anche una declinazione locale. Infatti tra i saluti iniziali c’è stato quello del vescovo di Macerata, Nazzareno Marconi, che usando la “via negationis”, studiare e definire una realtà a partire unicamente dal suo contrario ha portato un esempio che riguarda la ricostruzione post sisma: «Empatia e tecnologia, i temi del seminario, trovano entrambi il contrario nell’ideologia. La realtà è più importante dell’idea. La tecnologia ripensa i processi e questo si applica con un esempio alla ricostruzione post sisma».
Il vescovo si concentra sui beni culturali ecclesiastici e qui parla della differenza dell’approccio ideologico e quello empatico parlando del progetto per la chiesa di San Giovanni a Macerata: «Il primo approccio dice di restaurare quello che c’era, tutto com’era prima, quello empatico vuole ripensare la chiesa con un’impiantistica che ne facciano uno spazio multifunzionale, chiesa, aula magna per l’università, auditorium per la città e spazio espositivo per l’accademia di Belle Arti. Una sinergia che si scontra con la fatica di pensare il restauro e la ricostruzione in modo non ideologico» Il riferimento è ai tempi lunghi del progetto esecutivo dovuti a resistenze della sovrintendenza.
Dal locale al mondiale con il presidente della regione Luca Ceriscioli che di ritorno dal viaggio in Cina lancia il tema del turismo lento: «I cinesi cambiano velocemente, mi ha colpito nel traffico di Pechino la presenza per la gran parte di scooter elettrici e di mezzi di servizio elettrici. Empatia è passare nel parco di San Bartolo con la mia auto elettrica ed avere un rapporto diverso con le cose che ti circondano. Il paesaggio straordinario della nostra regione si sposa meglio con il movimento lento della bicicletta, non a caso abbiamo scelto Vincenzo Nibali come uomo immagine delle Marche. E’ una grande opportunità economica. Poi chi non riesce a pedalare in salita ha la scelta della bici elettrica che definisco bici democratica».
Fabio Renzi, segretario generale di Symbola, introduce il seminario con la sintesi dei lavori dei giorni precedenti che hanno affrontato i temi dell’identità, dei territori, dell’economia circolare, della montagna, della risorsa bosco, dell’Artlab: «La sfida è definire nelle comunità che verranno i valori e i significati di un patrimonio storico e religioso, senza la mediazione di una trasmissione per via familiare. Per tornare a fare di un’economia più civile che produce bellezza e ricchezza un concreto e urgente progetto politico».
Il rapporto viene esposto da Giuseppe Tripoli di Unioncamere, seguendo l’acronimo dall’Industria al Turismo, dall’Agroalimentare al Localismo, dall’Innovazione all’Arte e alla Cultura e da Nando Pagnoncelli dell’Ipsos: «E’ un viaggio di scoperta in un Paese che ha i talenti e le risorse per guardare negli occhi il futuro, spesso l’Italia non sa di essere innovativa, versatile, creativa, reattiva, competitiva e vincente. L’Italia è tra i primi dieci Paesi al mondo per investimenti in ricerca e sviluppo: solo il 13% degli italiani ne è consapevole, e addirittura quasi uno su due (45%) la ritiene una notizia poco attendibile. Siamo il primo Paese europeo per riciclo di rifiuti col 76,9% del totale di quelli prodotti: ma solo un italiano su 10 lo sa e addirittura il 51% ritiene questa notizia non credibile. Al tema della consapevolezza si aggiunge insomma quello della fiducia.
Eppure all’estero cresce la domanda di Italia. In base all’analisi svolta sulle ricerche effettuate su Google, il numero di quelle legate al made in Italy e alle parole chiave ad esso riconducibili, un fondamentale indicatore della notorietà e del desiderio dei prodotti italiani nel mondo, è cresciuto del 56% tra il 2015 e il 2018. Da record il surplus commerciale manifatturiero, quello dell’Italia è infatti il quinto al mondo – con 106,9 miliardi di dollari – dietro alla Cina, alla Germania, alla Corea del Sud e al Giappone. Performance sostenute da migliaia di imprese medio-grandi, medie e piccole che ci fanno competere sui mercati globali grazie alle capacità di essere flessibili, attive in tanti campi diversi. I fattori vincenti del made in Italy si confermano essere la creatività, l’innovazione, il design, i settori hi-tech come la meccanica o i mezzi di trasporto.
«L’export nazionale – sottolinea Giuseppe Tripoli – è aumentato di quasi il 60% in 10 anni, passando da un saldo negativo ad un saldo positivo di circa 39 miliardi di euro. Il nostro Paese vanta quasi mille prodotti su 5mila ai primi posti nel mondo in termini di saldo commerciale. L’Italia ha un forte orientamento all’innovazione, attestato dalle sue 38mila imprese manifatturiere innovatrici e dall’utilizzo di oltre 64mila robot industriali. Ma è anche un Paese che sa far crescere le proprie tradizioni, come mostra il primato dell’agricoltura, soprattutto biologica, e che, di anno in anno, conferma la propria attrattività turistica, posizionandosi ai primi posti nel mondo grazie al crescente numero di pernottamenti di viaggiatori non europei (oltre 65 milioni di notti)».
«C’è un’Italia – commenta Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola – in grado di parlare al mondo con i suoi talenti, la sua creatività, il suo territorio, la sua bellezza. Capace con le sue energie migliori di affrontare a testa alta le sfide per il futuro a partire dalla crisi climatica, da un’economia più sostenibile e più a misura d’uomo. Una sfida essenziale anche per ridare forza all’Europa».
Nella mattinata sono intervenuti a Treia anche Maria Cristina Piovesana di Assindustria Venetocentro ( «Sui rifiuti abbiamo fatto una rivoluzione, ma prima di tutto culturale»), Stefano Ciafani, Legambiente («La chimica verde unica al mondo»), Sergio Silvestrini, Cna («Qui troviamo ristoro per guardare avanti con ottimismo»), Luigi Abete, Bnl («E’ centrale puntare sulla capitalizzazione della media impresa») e Francesco Starace, Enel («La tecnologia fa bene, abbiamo tanto da guadagnare lavorando insieme sulla transizione senza paura»). Assente il ministro per i Beni culturali Alberto Bonisoli. Tra gli ospiti attesi nella giornata conclusiva di domani il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.


