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Forza Italia alza la testa,
Sacchi proclamato coordinatore:
«Non accettiamo lezioni dalla Lega»

CONGRESSO - Nomina scontata ma fuoco amico un po' da tutti i relatori contro il Carroccio in vista delle europee e delle amministrative: «Alcuni partiti veleggiano nei sondaggi ma poi i voti bisogna prenderli. Agli amici che cercano facili poltrone altrove dico che fanno bene perché qui abbiamo da offrire soltanto lavoro». Tajani in collegamento telefonico: «Sul sisma Salvini e i suoi stanno facendo peggio del Pd». In sala anche Maurizio Mosca e Tacconi. I nomi degli eletti nel comitato provinciale
sabato 13 Aprile 2019 - Ore 16:32 - caricamento letture
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Riccardo Sacchi e Simone Baldelli

 

di Federica Nardi (foto di Fabio Falcioni)

Dalla scissione in giunta di Tolentino fino ai rapporti altalenanti con la Lega (anche a Macerata), Forza Italia riparte dal congresso provinciale. Stamattina all’hotel Grassetti presenti parlamentari, esponenti locali e regionali, simpatizzanti e non solo. Il commissario regionale Marcello Fiori e il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani hanno telefonato in diretta. Prima dell’acclamazione che ha proclamato Riccardo Sacchi (consigliere comunale di Macerata e già commissario per lo stesso ruolo) nuovo coordinatore provinciale, c’erano anche Maurizio Mosca e Ivano Tacconi, rispettivamente Città viva e Udc nell’assise del capoluogo. Aria di europee (dove l’Udc corre con FI) ma anche di 2020. La Lega del supercommissario Paolo Arrigoni e di Tullio Patassini sta creando più malumori che altro e il centrodestra rivendica una dignità pari, se non proprio alternativa, a quella del Carroccio. Nel comitato provinciale eletti Corrado Perugini, Alessia Pupo, Margherita Turchetti, Catia Rogani, Elisa Perugini, Valentina Gregori, Gabriela Lampa, Giorgio Torresetti, Giuseppe Baioni, Gilberto Chiodi, Alberto Borroni, Gianluigi Bianchini, Michele Bacchi, Marco Bernabei, Pino Radicetti, Raimondo Turchi, Alver Torresi e Matteo Mastrocola.

Il momento della proclamazione

«Correre in soccorso dei vincitori. Qualcuno fa di questo vizio una professione – ha esordito Sacchi, appena eletto -. Partiti che ora veleggiano nei sondaggi (il riferimento è alla Lega, ndr) e sottolineo nei sondaggi perché poi i voti bisogna prenderli. Io dico agli amici che cercano facili poltrone che fanno bene ad andare via da Forza Italia perché qui abbiamo da offrire soltanto lavoro. Questo è un cantiere. Quando ho preso l’incarico da commissario in provincia Forza Italia aveva 17 tessere, oggi siamo più di 175. Certo non sono numeri da festa, ma sono decuplicati. Sottolineo anche che il sindaco esperto di poltrone (riferimento a Giuseppe Pezzanesi di Tolentino, ndr) non è iscritto a Forza Italia. Non dobbiamo avere complessi di inferiorità nei confronti degli altri partiti. Quando penso alla faccia del ministro Danilo Toninelli penso che non dobbiamo avere complessi di inferiorità. Quando penso alla Lega, partito di amici certo, e sento che Salvini ci richiama alla coerenza gli rispondo: Forza Italia e Pdl hanno dato vita al centrodestra e non accettiamo lezioni da questi personaggi. Dobbiamo essere alternativi al centrosinistra e competitivi per il centrodestra». Una stoccata velata anche agli ex coordinatori regionali: «C’è un marchigiano che ha fatto più danni della grandine (Remigio Ceroni, ndr)». Nel discorso di Sacchi c’è tutta la spaccatura che si sta aprendo su vari fronti con la Lega. Ma anche la solidarietà per Alessia Pupo e Alessandro Massi che a Tolentino sono stati cacciati dalla giunta da Pezzanesi per aver alzato la testa nel dibattito su dove posizionare alcune scuole dopo il terremoto.

Alessia Pupo

Temi forti di oggi il lavoro (soprattutto il costo del lavoro), il terremoto e le pastoie burocratiche, la viabilità, la situazione sanitaria. Il leit-motiv politico del congresso comunque è chiaro. «Patassini ci ha tolto persone, la Lega sta svuotando il centrodestra», dice Massi. «Qualcuno vuole renderci marginali, dobbiamo dimostrare che siamo il centrodestra fondato da Berlusconi, altri hanno fatto altre scelte», aggiunge Marcello Fiori al telefono. E poi ancora «a Macerata non è mai chiaro quella che fa la Lega», ha detto Marco Bernabei, neo iscritto nelle fila di FI. E gli ha fatto eco per la situazione regionale la consigliera Jessica Marcozzi: «C’è rammarico di non aver fatto politica a causa delle guerre interne. Quello che affermano Lega e Fratelli d’Italia a me sicuramente non piace». Con la stoccata finale di Antonio Tajani, sempre in collegamento telefonico: «A livello regionale siamo in difficoltà. Siamo alleati con Lega e FdI. Mentre al governo la Lega è alleata con i 5stelle. E la Lega sul sisma sta facendo peggio del Pd. Non se ne parla più di terremoto. Il famoso modello Marche oggi è fallito completamente e siamo considerati una regione del sud. Il governo gialloverde ci porterà alla recessione. È vero che la Lega è alta nei sondaggi ma non so se ci sarà un tracollo da qui alle europee». Insomma la sfida che parte dal congresso è interna alla destra prima ancora che essere rivolta alla sinistra: avversario naturale ma già impegnata a sua volta e su più fronti in una guerra fratricida. «Noi dobbiamo essere orgogliosi della storia e dell’identità di Forza Italia e rivendicare quanto fatto da Berlusconi come la Quadrilatero o un modello di emergenza che ha funzionato e affermare che siamo altro nel centrodestra», spiega Alessia Pupo. Pure il senatore Andrea Cangini punzecchia Salvini: «Non ha capito che sarebbe nel suo interesse avere un alleato forte. Ora sta a noi caricarci il destino di Macerata, delle Marche e infine dell’Italia». Intanto nelle prossime settimane Forza Italia aprirà l’avamposto di Macerata, in pieno centro storico. Che fine faranno le alleanze paventate a inizio anno è tutto da vedere. La Lega infatti dopo un primo momento di avvicinamento sta anche disertando i tavoli di confronto promossi dalle forze centriste in città. Dopo le urne di maggio, insomma, il centrodestra saprà (percentuali alla mano) se incollare i pezzi o lasciarli sparsi a terra.

Il momento della nomina di Riccardo Sacchi per acclamazione

Maurizio Mosca

 

 

 

 



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