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Ricostruzione, Landini a Muccia:
«Situazione molto complessa,
cratere sia questione nazionale»

SISMA – Il segretario nazionale della Cgil alla tavola rotonda nei giardini pubblici del comune terremotato: «Questo è solo l’inizio. Se non ci ascoltano ci mobiliteremo». Tante le voci del territorio che hanno raccontato luci e ombre del periodo attuale. L’allarme è per le nuove fragilità della popolazione, per la prevenzione nei cantieri e per una ricostruzione che non parte. Daniel Taddei: «Servono tavoli di concertazione che arrivino fino alle frazioni»
sabato 6 Aprile 2019 - Ore 19:29 - caricamento letture
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di Federica Nardi

«Dobbiamo usare gli anticorpi contro chi viene qui e dice: risolvo tutto io. Perché non dice la verità, la situazione è complessa. In questi giorni stiamo raccogliendo una domanda di partecipazione e questo è solo l’inizio del percorso. La questione “cratere” deve essere nazionale per una visione complessiva. E’ un problema che viene prima delle appartenenze politiche. E se non ci ascoltano ci mobiliteremo». Così Maurizio Landini, segretario nazionale della Cgil, è intervenuto dal palco allestito nei giardini di Muccia.

Maurizio Landini

Centinaia le persone arrivate per ascoltare lui e anche la tavola rotonda moderata da Barbara Olmai, voluta dalla Cgil per far emergere le voci della società civile che ogni giorno ha a che fare con i problemi del post sisma. In un luogo simbolico perché proprio là dietro, in un container di Fillea e Legambiente, nel 2017 furono ospitati alcuni operai che avevano denunciato le condizioni di lavoro nei cantieri sae ed erano stati cacciati o minacciati. Landini è arrivato verso le 12 da Tolentino, dove ha incontrato diverse realtà del territorio, soprattutto imprenditoriali (leggi l’articolo). Appena arrivato ha anche incontrato Diego Camillozzi e Francesco Pastorella, dei comitati dei terremotati. «La ricostruzione deve essere fondata sulla qualità del lavoro e sui diritti delle persone che lavorano», ha incalzato Landini, che ha portato anche l’esempio dei precari assunti negli Uffici ricostruzione: «Avanzeremo al governo la richiesta che queste persone vengano assunte in modo stabile. E inoltre non si può ricominciare sempre da capo. Non è possibile che se cambia commissario si butta via quanto fatto prima. Anche se ci fossero tre cose buone fatte prima, bisogna mantenerle. Da sempre abbiamo terremoti e in Italia abbiamo la tecnologia che ci permette di conoscere il rischio sismico del nostro territorio centimetro per centimetro. Cosa ci vieta di mettere in sicurezza tutto il territorio nazionale? Anche ci volessero 20 anni. Noi qui non abbiamo campagne elettorali da fare. Per noi il sindacato sono persone in carne e ossa che decidono insieme». Daniel Taddei, segretario provinciale Cgil, ha rimarcato il concetto: «Servono tavoli di concertazione che arrivino fino alle frazioni».

Daniel Taddei

A salutare i presenti anche il sindaco Mario Baroni, che ha sintetizzato alcune problematiche: «Dobbiamocreare lavoro ed essere più celeri per gli appalti. Fino a una certa soglia devono permetterci di chiamare le ditte locali. Altrimenti non prenderanno un lavoro e arriveranno solo ditte da fuori. Altra cosa importante la partenza dei lavori pubblici. Le scuole che inauguriamo a breve sono state fatte dalla fondazione Bocelli. Come altre scuole qui intorno : tutte dei privati». Silvia Sorana, dell’ambito territoriale sociale 17 (ats), spiega la difficoltà di capire le nuove necessità della popolazione colpita dal sisma: «Manca la mappatura della popolazione, delle nuove fragilità provocate sia dal terremoto che dalle soluzioni adottate, come le sae. Solo attraverso il coinvolgimento e il racconto di quello che stanno vivendo queste persone potranno in parte lenire il dolore che hanno provato. Non possiamo valutare i nuovi bisogni se non abbiamo dati».

Marta Menghi, del collettivo di ricercatori Emidio di Treviri, ha toccato due temi: il Patto per lo sviluppo e la drammatica situazione dell’area container di Tolentino. «Partecipazione e sostenibilità ambientale stanno diventando facili retoriche conciliatorie – ha detto Menghi -. Il cantiere ricostruzione a pieno regime sarà uno dei più grandi d’Europa. Quindi nonostante i ritardi e i problemi legati alla burocrazia ci sono fondi enormi per la ripartenza dei territori. Ci sembra che questi fondi debbano essere spesi per le comunità. E tutto questo non può essere direzionato verso degli attori esterni o verso altro. Allegate al Patto per lo sviluppo ci sono 300 pagine di progetti selezionati con il coordinamento di Istao, che è un ente privato. C’è bisogno di criticare questo processo perché lo sviluppo di questi territori non deve essere deciso da altri». E sui container di Tolentino, Menghi ricorda che dopo due anni e mezzo «oltre 200 persone conducono una vita completamente medicalizzata: non possono cucinare in autonomia, hanno i bagni in comune. Ed è stata una scelta dell’amministrazione, ricaduta sulle persone che hanno scontato le conseguenze peggiori del sisma». Tra le voci sul palco anche quella di Claudio Pettinari, rettore di Unicam, che parla proprio di partecipazione e di ripresa: «Abbiamo sempre preso in considerazione le richieste del territorio. Siamo ripartiti subito, due ore dopo il sisma. E abbiamo deciso di ripartire e di farlo nelle stesse strutture dove eravamo prima proprio per consentire alla gente di conservare diritti come quello al lavoro. La progettualità va condivisa, è partecipata. Noi stiamo provando a fare questo percorso e vedo che i nuovi ragazzi lo stanno accettando. Dico sempre ai miei docenti che dobbiamo immaginare delle scuole come comunità. I banchi si possono muovere, possono diventare reti diverse». Antonio Barboni (Servizio prevenzione sicurezza ambiente del lavoro dell’Area vasta 3) ha lanciato l’allarme per la prevenzione nei cantieri: «Abbiamo 14 persone tra medici del lavoro e tecnici della prevenzione per 50mila cantieri. Così torniamo indietro di 50 anni: servono risorse straordinarie. Non si possono fare sconti sulla sicurezza, è necessario anche un salto culturale delle nostre aziende».

Luca Maria Cristini, Chiara Caporicci e Patrizia Vita

Luca Maria Cristini, architetto, ha parlato delle opere recuperate da chiese e musei inagibili e sistemate in depositi, facendo l’esempio virtuoso di Serrapetrona dove sono riusciti a far rimanere le opere sul posto con un deposito attrezzato. Un patrimonio, ricorda Cristini, che «può costituire un rilancio economico delle nostre terre». Sul palco tante le questioni trattate: non solo problemi ma anche realtà virtuose del territorio che hanno reagito al disastro creando reti e portando occasioni di rinascita. Chiara Caporicci, dell’associazione Cosa accade se abitiamo (Casa), racconta delle residenze realizzate a Frontignano di Ussita: «ospitiamo scrittori, geologi, musicisti che risiedono da noi e ascoltano la comunità. Perché è l’ascolto che è mancato in questo periodo. Stiamo anche realizzando una guida di comunità, scritta dagli ussitani. Un lavoro iniziato a settembre, con riunioni regolari, in cui si analizza il presente, si riscopre il passato e si raccolgono le necessità per riprogettare il futuro». Caporicci ricorda anche che a Ussita arriverà dal 25 al 28 aprile la prima tappa nazionale del festival del turismo responsabile, Itacà: «Saremo a Ussita e Fiastra ma vogliamo aprirci anche ad altre realtà e portare questi temi, legati al benessere dei cittadini e dell’ambiente, anche in altri territori». Con Caporicci anche un’altra componente di Casa, Patrizia Vita. Ussitana, con il sisma ha perso casa e lavoro perché aveva un b&b a Sorbo, ora demolito. E dopo il danno, la beffa: «Sono una di quelle a cui la Regione ha richiesto indietro i 5mila euro dell’una tantum perché ai tempi della richiesta non avevo la posizione Inps. Così ad altre 200 persone ma non sappiamo chi sono perché la Regione non fornisce la lista. Ci appelliamo alla Cgil. Ai tempi avevo chiamato per capire se rientravo nella misura di aiuto e mi hanno detto: fai la domanda. Dopo un anno e mezzo ci ritroviamo delle raccomandate che ci dicono: ridateci indietro i soldi. Si dice che i territori montani devono essere rivalutati. Sono proprio i b&b e i piccoli agricoltori che spesso si muovono per le eccellenze dei territori ma così ci vengono tagliate le gambe. Non ho più casa, non posso delocalizzare il b&b altrimenti perdo la sae e non avrei diritto nemmeno al cas. Dovrei stare un anno e mezzo senza nulla. La mia casa era il mio lavoro, e non parlo solo per me stessa ma per tanti altri». Vita però non si arrende e rilancia, spiegando che da poco tempo è uscita una guida nata dal basso per il Cammino delle terre mutate: «Oggi ho sentito tante cifre – ha concluso Vita -. Il Cammino delle terre mutate è un’infrastruttura a costo zero nata dal basso in partecipazione, da 50 persone sparse su tutto il territorio nazionale. Parte da Fabriano e arriva all’Aquila passando per tutti i territori del sisma e creando economie. E soprattutto un dialogo tra le realtà che vivono problemi simili. Qui c’è partecipazione, una risposta concreta a costo zero».

La ricetta di Landini per la ricostruzione: «Persona al centro e lavoro prima di tutto»



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