Export manifatturiero,
calo per micro e piccole imprese
La speranza guarda alla Cina
DATI DI CONFARTIGIANATO che fotografano come nelle Marche, rispetto al 2017, ci sia stato un calo dell'1,7%. Giorgio Menichelli: «La Via della Seta è un accordo che valutiamo positivamente. Con la Cina a livello nazionale c'è un trend positivo per i settori di Mpi che sono il tessuto del nostro territorio, le nostre aziende potranno sfruttare questo andamento»
Sulla Via della seta, crescono le esportazioni in Cina. Un trend positivo, dice uno studio di Confartigianato, per il 2018 e un mercato a cui guardare. Anche se, in linea generale, nel 2018 le esportazioni dei settori manifatturieri a maggiore concentrazione di micro e piccole imprese (Mpi) delle Marche sono diminuite dell’1,7% rispetto al 2017 (pari a 73,3 milioni di euro). Una diminuzione «imputabile all’andamento negativo degli articoli in pelle e simili (escluso abbigliamento) che segna il meno 5,7%; in calo anche il settore mobili (-2,2%), che invertono la tendenza del 2017 (+1,8%), e i Prodotti delle altre industrie manifatturiere con il -1,6%» dice Confartigianato. I settori invece le cui esportazioni registrano segno positivo sono quelli dell’alimentare (più 7,3%), tessile (+ 6,9%) che inverte la dinamica del 2017 (- 4,3%), legno e prodotti in legno con il +3,2%, articoli di abbigliamento con il +3,1% in controtendenza rispetto al 2017 (-2,1%) e prodotti in metallo, in attenuazione al confronto con il 2017 (+5,9%). Per quanto riguarda le province, l’export cresce solo ad Ancona (più 3,6%) mentre Macerata segna un meno 1% (nel 2017 il dato era peggiore: meno 3%). La provincia che registra il dato peggiore è Fermo: meno 7,1%. Per quanto riguarda i Paesi dove vengono esportate le merci, spicca la crescita della Svizzera (più 7,6%), che significa 19,3 milioni di euro in più di cui il 44,2% è determinato dagli articoli in pelle e simili (non abbigliamento). Cresce anche l’Albania: più 7,1%. Segnali positivi anche dalla Germania con il +4,8% pari a 21,6 milioni di euro in più (di cui il 43,8% determinato da Articoli in pelle), Spagna con il +3,9% pari a +5,9 milioni di euro, Francia con il +3,1% (pari a +15,8 milioni di euro), Hong Kong con il +2,5%, pari a 2,6 milioni di euro, e Stati Uniti con il +2,0% (+7,1 milioni di euro). Diminuiscono invece le vendite in Russia (meno 12,2%), pari a meno 34,1 milioni di euro, interamente imputabile al comparto degli Articoli in pelle (-34,6 milioni di euro) e nel Regno Unito con il -8,5%, pari a 19,3 milioni di euro in meno, per il 72,6% rappresentati dalla diminuzione di export di Articoli in pelle. In diminuzione anche Romania con il -7,0%, Turchia con il -4,2%, Paesi Bassi con il -4,0%, Belgio con il -0,9% e Polonia e Cina entrambe con il -1,5%. A livello nazionale nel 2018 l’export dei settori di Mpi è cresciuto del 2,5% e tra i primi trenta mercati, nei quali si concentra l’85,8% dell’export, si registra una crescita a doppia cifra per Corea del Sud (+11,2%), Svizzera (+10,9%) e Cina (+10,8%). «Ed è proprio la Cina, protagonista del recente accordo governativo con il nostro Paese, ad essere uno dei mercati più attivi per le esportazioni nei settori di Mpi a fronte invece di un calo del 6,9% degli altri settori. I settori di Mpi più dinamici sono Abbigliamento (+37,1%), Pelle (+8,4%, al cui interno le Calzature segnano un +16,8%), Tessile (+5,6%) e Mobili (+5,1%). In salita anche Prodotti delle altre industrie manifatturiere (+3,2%)». «La Via della Seta è un accordo che valutiamo positivamente – dice Giorgio Menichelli, segretario generale di Confartigianato imprese Macerata-Ascoli-Fermo. Se in generale il saldo commerciale tra l’export di beni in Cina, che ammonta a 13.169 milioni di euro a fronte di un import di 30.780 milioni di euro, è in peggioramento di 2.640 milioni di euro, dobbiamo però sottolineare che allo stesso tempo quello nei settori di Mpi migliora di 324 milioni di euro. Ed è questo trend positivo che ci fa ben sperare, proprio perché la base del tessuto imprenditoriale del nostro territorio è costituita da micro e piccole imprese, che potranno quindi sfruttare l’andamento positivo delle esportazioni ed aumentare il peso del made in Italy sui mercati cinesi, sfruttando le agevolazioni previste dall’accordo».

Spero solo che abbiano pietà.