L’economia dopo il sisma:
«Piccole imprese in difficoltà,
nessun sostegno oltre l’una tantum»

CAMERINO - Convegno organizzato da Unicam per fare il punto sulla situazione delle imprese nelle zone del cratere. Mazzarella (Confartigianato Marche): «Si parlava di ricostruire in 15-20 anni, il rischio è che i tempi raddoppino». Pesarini (Confindustria): «Dobbiamo vedere la ricostruzione come un veicolo di rilancio non solo per le zone colpite ma per l'intero territorio regionale»
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Il tavolo con alcuni dei relatori

 

Negli ultimi mesi del 2016, l’effetto sisma ha provocato nelle imprese dei centri colpiti, un calo del 7 per cento sia del livello di produzione che del fatturato. E’ il dato emerso dal convegno organizzato dall’università di Camerino, tenutosi oggi, che ha voluto una intera giornata di riflessione sul tema «Sisma Marche: effetti economici e politiche di rilancio del territorio». Questo è solo un primo elemento di studio, perché i dati statistici completi sono disponibili solo per il 2016. E’ emerso dallo studio effettuato su cinquemila imprese, presentato dal dipartimento regionale della Banca d’Italia. «E’ riferito solo agli ultimi mesi dell’anno, dove il terremoto ha inciso solo in modo limitato sull’ultima parte dell’anno – ha detto Davide Dottori, della Banca d’Italia sede di Ancona – successivamente l’impatto economico sarà ancora maggiore. Ad essere più colpite dagli effetti negativi del terremoto sono state le imprese più vicine all’epicentro, di dimensioni più piccole e per la gran parte relative al settore terziario, che dipendono dalla domanda locale, calata per lo spopolamento e la ridotta attrattività turistica». CONVEGNO-SISMA-3-650x366Dall’analisi di Confindustria è emerso come le zone colpite siano in affanno ancora oggi. La produzione industriale cresce più lentamente nelle Marche, che sono al 2,5 percento, rispetto al 3,8 percento dell’Italia; stesso discorso per l’export fermo al due percento, mentre a livello nazionale i valori segnano più 3,5 per cento. «Nel terzo trimestre del 2018 sono in calo gli ordini nel settore industriale ed anche gli investimenti – ha detto Gianluca Pesarini presidente Confindustria Macerata –. Oggi siamo ancora indietro dell’11,5 per cento, rispetto ai livelli pre-crisi del 2007, dobbiamo vedere la ricostruzione come un veicolo di rilancio non solo per le zone colpite ma per l’intero territorio regionale, perchè le Marche producono ben 41 miliardi di Pil. Dobbiamo puntare sul manifatturiero, creando valore per l’economia locale, snellire la burocrazia, gli imprenditori devono essere veloci a cogliere le opportunità». In un panorama regionale fatto per la maggior parte di micro-imprese, quelle artigiane nei centri colpiti dal sisma sono 10mila e 514, settore che in provincia di Macerata, la più colpita, raggiunge il 57,6 per cento. «Le piccole imprese sono in profondo disagio – ha detto Giuseppe Mazzarella di Confartigianato Marche – oltre al contributo una tantum di cinquemila euro, non c’è stato altro ristoro o sostegno economico, le misure previste sono in forte ritardo e vanno rese strutturali, per produrre effetti. I circa 150 provvedimenti emessi nel post sisma, provocano l’effetto opposto a quello voluto, intralciano e rallentano la ricostruzione. Si parlava di quindici, venti anni per ricostruire, il timore è che questi anni raddoppieranno». Mazzarella ha illustrato i dati di una ricostruzione ferma al palo, denunciando il fatto che oltre il 90 per cento delle imprese edili artigiane, di piccole dimensioni, rischiano di restare fuori dal volano economico della ricostruzione, perchè le soglie per gli appalti sono troppo alte. Ha chiesto un testo unico delle norme sul sisma, leggi speciali per la ricostruzione, ha indicato nel “Patto per lo sviluppo e la ricostruzione” varato dalla Regione Marche in collaborazione con Istao, «quello che può dare l’anima alla ricostruzione, riconfigurando lo sviluppo delle Marche, a partire dalle zone più colpite, con un miliardo e settecento milioni di euro di investimenti previsti, la previsione di diecimila posti di lavoro». Gino Sabatini, della Camera di commercio di Ascoli ha posto l’accento sulla necessità di far partire la ricostruzione, per far ripartire l’economia dei territori, evidenziando come l’ente camerale possa facilitare sia la filiera delle imprese legate alla ricostruzione, sia l’accesso al credito grazie al fondo di garanzia. Marco Manzotti della Cgil ha rilevato come vi siano state poche domande da parte delle imprese per i progetti di sostegno, segno della difficoltà ad investire, chiedendo che sia fatta una legge quadro di misure di emergenza, in modo che sia immediatamente applicabile, dopo una calamità naturale. CONVEGNO-SISMA-2-650x366«Vanno attuati interventi calibrati sulla realtà locale, evitando di accentuare gli squilibri tra zone diverse – ha detto il sindacalista – va tenuto conto che già prima del sisma 80 comuni su 87 nel cratere marchigiano, erano inseriti in programmi straordinari, di sostegno, per difficoltà economiche e sociali, oltre alle due aree di crisi complessa, nel Piceno e nel fabrianese». Per l’Anci è intervenuto Roberto Paoloni, sindaco di Belforte: «Con il decreto Genova, qualcuno forse pensa che la nostra non sia più un’emergenza, probabilmente quella zona ha un peso economico ed elettorale maggiore della nostra, è stato esautorato il ruolo del sub-commissario nell’adozione delle future ordinanze del commissario alla ricostruzione, speriamo che queste non siano scelte per restare solo, serve un lavoro condiviso di squadra questa non è una buona partenza. Su Ischia è stata prevista una sanatoria quasi tombale, anche per case in parte abusive, qui il problema prevalente delle piccole difformità è ancora da sistemare». L’assessore regionale Angelo Sciapichetti ha affermato: «Non mi aggiungo al coro di chi dice che è tutto da buttare, nella proliferazione di normative qualcosa ha funzionato ed altro invece va cambiato. Sulle difformità urbanistiche, che bloccano l’80 per cento della ricostruzione leggera, abbiamo denunciato da tempo il problema, ad ogni governo che si è succeduto, al vecchio ed al nuovo parlamento, sinora non abbiamo avuto risposta, anche se sembra che qualcosa si stia muovendo. Il Patto per lo sviluppo che coinvolge Istao e tutte le università è la bussola che traccia la strada da percorrere. Dobbiamo puntare sulle risorse comunitarie europee, presentando progetti di sviluppo».

CONVEGNO-SISMA-4-650x366La mattinata si è aperta con il saluto dei rappresentanti dell’università di Camerino, in testa il rettore Unicam Claudio Pettinari, il direttore generale Vincenzo Tedesco. La parte successiva della giornata è stata dedicata ad approfondimenti tecnici, di particolare agevolazioni per le zone del cratere e della comparazione con la situazione all’Aquila nel post sisma. Ha detto Pietro Marcolini presidente Istao che coordina il patto per lo sviluppo: «Si tratta di un progetto concertato, che mette insieme 28 soggetti, dalle associazioni di categoria, passando per i parchi, la Cei, il settore dei beni culturali. Alcune aree erano già in declino prima del sisma, con alcune ricette che avevano un certo successo, come nei settori ricettivo-alberghiero ed agroalimentare. Dopo il sisma si è perso l’orizzonte di un nuovo sentiero sviluppo, che deve puntare sulle tecnologie e gli aggiornamenti digitali, che si confronti con la nuova manifattura, con progetti integrati intersettoriali. Nel patto per lo sviluppo, vi sono un centinaio di progetti, per un investimento complessivo di un miliardo e 700 milioni di cui una buona metà è cantierabile. E’ difficile individuare forme di aggregazione di area vasta, tra gli enti locali». Per la Cisl territoriale di Macerata, spiega Rocco Gravina si deve «evitare di centralizzare la ricostruzione, ascoltare le comunità locali, i dati economici destano preoccupazione, la disoccupazione nell’entroterra è in forte aumento. Bisogna ripensare i servizi ascoltando le comunità, i sindaci devono fare un passo avanti su questo. Sulle scuole va ripensato ad un vero avvio di progetto aggregato tra comuni e comunità. Non si devono adeguare le comunità alle previsioni normative, ma è la regia che deve ripensare progetti integrati per lo sviluppo».

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