La questione dell’ospedale unico
sta degenerando in campanilismo
LA DOMENICA DEL VILLAGGIO - Anche stavolta vi sono proteste da Civitanova per gli “scandalosi privilegi” – ma quali sono? – di cui godrebbe Macerata

di Giancarlo Liuti
Continua il confronto ideologico, quasi scientifico, forse politico e anche personale fra il sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica e il maceratese Angelo Sciapichetti, assessore regionale all’Ambiente, sulla futura localizzazione di quel mito che ormai sta diventando l’idea di un grande ospedale unico a servizio dell’intera zona maceratese (ma nel chiamarla “maceratese”, cioè col suo legittimo nome, sono consapevole – e me ne scuso – di non tener conto della concorrenza di Civitanova, la quale non è mai riuscita a sopportare che Macerata sia “capoluogo” ). Come la pensa Sciapichetti? Che un grande “ospedale unico” vada fatto, se mai si farà, a valle di Macerata, cioè nella “Pieve” e quindi in posizione centrale rispetto a tutta la “provincia”, compresi i luoghi più interni e finanche montani. Come la pensa, invece, Ciarapica? Che quest’ospedale debba essere costruito nel basso bacino del Chienti, a un passo da Montecosaro e a due passi da Civitanova. Con quali argomenti? Anzitutto demografici, per la presenza, lì, di un numero di persone superiore a quello che vive in altre zone della medesima ampiezza. E anche perché il terreno della “Pieve” sarebbe “inquinato” – reso “infetto” – da diossine e metalli pesanti (in effetti, ma limitato a piccoli spazi, qualcosa del genere è venuto fuori da alcune rilevazioni).
Ebbene, per quanto ne so dalla lettura degli articoli, dalle affermazioni dei diretti interessati e dalla pluralità delle opinioni, non dovrei far altro che alzare le mani in segno di stanchezza: sia fatto dovunque, quest’ospedale unico, purché, vivaddio, non se ne parli più. Ma non riesco a togliermi dalla testa il sospetto che stavolta di veramente “inquinato” vi sia un certo modo di ragionare, cioè la volontà di porre in primo piano gli interessi nient’affatto ospedalieri di una parte – la litoranea – ignorando che in vicende come questa bisognerebbe tener conto di un superiore interesse pubblico, altrimenti una faccenda seria – e quella dell’ospedale unico lo è – diventa molto meno seria e si riduce a un confronto fra antistorici campanilismi di paese.
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Sciapichetti e Liuti sono sconcertanti. Anche chi limita il giudizio altrui è sconcertante, vero Sciabbichetti? Usiamo poi tutti i termini che vogliamo ma lasciamo perdere ” degenerazione ” perché di quella già ce n’è tanta e non dovuta a campanilismo quanto alla quantità di sciocchezze che si riescono a dire.
L’ospedale unico non esiste, i cittadini vogliono il potenziamento degli ospedali esistenti, un nuovo piano sanitario per una sanità pubblica ed efficiente!
civitasvolta@gmail.com
Prima di tutto vi è l’assurdità dell’algoritmo, primo perchè può essere facilmente manipolato per indirizzare le scelte e poi deve essere la politica a metterci la faccia per un’opera così importante.
La su dislocazione deve avvenire solo in base alla percorrenza che deve fare l’utenza, con un occhio di riguardo per l’entroterra (Visso, Pievetorina, Camerino ecc.)
Se prendiamo in considerazione ciò la posizione migliore è nei pressi di tolentino- Stazione di Pollenza con ben quattro svincoli autostradali. Inoltre ovunque si faccia e prioritaria la costruzione del collegamento con la vallata del Potenza.
Se si facesse nei pressi di Tolentino, la provincia è già in possesso di un progetto di fattibilità, peraltro già approvato da diversi anni dalla commisione Lavori Pubblici, presieduta dall’allora Presidente Pettinari che l’aveva fortemente voluta.
Lasciamo perdere i campanilismi e guardiome veramente il meglio per i nostri cittadini.
Io faccio Appello a tutti i sindaci dell’entroterra affinche con fronte comune e si facciano sentire pesantemente in Regione
Premesso che il potenziamento degli ospedali esistenti non è più possibile perché ormai cancellati o ridotti a ospedali di comunità, non può passare il concetto di rassegnazione per il quale “…sia fatto dovunque…purché vivaddio non se ne parli più”. Le popolazioni dell’entroterra (Macerata compresa) devono essere assolutamente tutelate dei loro diritti. Il cuore dei “maceratesi” è mite e l’animo è paziente, ma fino a quando ?