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Mentre Ceriscioli già critica il governo,
la Regione perde milioni di fondi comunitari

IL COMMENTO - Le esternazioni del presidente di tutti i marchigiani alla vigilia della formazione del nuovo esecutivo nazionale e gli 11 milioni di euro provenienti dall'Europa non spesi
lunedì 4 giugno 2018 - Ore 16:12 - caricamento letture
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di Fabrizio Cambriani

Il presidente della giunta regionale Ceriscioli è noto alle cronache per le sue improvvide dichiarazioni. Anche martedì scorso ha mantenuto fede alla sua non usurpata fama di gaffeur. La mancata occasione di sfoderare un prudente e doveroso silenzio gliel’hanno data le intricate e a tratti picaresche vicende sulla formazione del governo. Il governatore si è servito di un video postato sui social network per rendere edotte le masse del suo profondissimo pensiero circa il costituendo nuovo governo nazionale. Confortato da inequivocabili segnali, quali – presumo – i fondi di caffè e il volo dei gabbiani che solcano l’azzurro cielo pesarese, il Nostro ha sentenziato con piglio sicuro e autorevole che la sorta di recita realizzata da Lega e M5S aveva alfine svelato definitivamente le loro carte. Secondo Ceriscioli non c’era la volontà di formare un governo e non c’era neanche la determinazione di assumersi alcuna responsabilità.

Il governatore Luca Ceriscioli

Rifiutando il numero due della Lega, Giorgini (ma credo volesse dire Giorgetti) al dicastero dell’Economia, era manifesto nei due partiti, il solo desiderio di continuare a chiacchierare nei modi e nelle forme in cui si discute al bar. Quindi, il governatore ridens ha spiegato come e qualmente fossero aumentati a dismisura i tassi di interesse che lo Stato dovrà pagare a cagione di questa “recita”. Ma soprattutto quanto fossero pericolosamente imminenti le scadenze per la semplificazione della ricostruzione e il rinvio dei pagamenti per i terremotati (busta paga pesante e bollette). Infine, quali rischi noi tutti correvamo, in assenza di tempestivi provvedimenti normativi.

Quello che invece Ceriscioli ha taciuto è perché il governo amico di Gentiloni non avesse provveduto prima a riconoscere e ratificare esse agevolazioni. Così parlò Ceriscioli, evidentemente del tutto ignaro della circostanza che lui non è un tribuno di provincia qualunque, ma (ahimè) il governatore di tutti i marchigiani. Anche di quelli che non lo hanno votato. Perfino di quelli che lo detestano.  Solo qualche giorno dopo questa severa allocuzione che radeva preventivamente al suolo il neonato governo Conte e la sua maggioranza – il quale, contrariamente alle divinazioni di Ceriscioli giurava nelle mani di Mattarella, salutato peraltro da borsa in salita e spread in discesa – abbiamo appreso che la Regione Marche difficilmente riuscirà a spendere i tantissimi milioni che le spetterebbero dall’Unione Europea.

Palazzo Raffaello, sede della Regione Marche

Una clamorosa doccia fredda che certifica la totale incapacità politica e funzionale di questa giunta regionale. Che, nel caso specifico, pare sia costretta a rinunziare a cifre considerevoli che l’Unione Europea mette a disposizione delle regioni, per importanti progetti di sviluppo e occupazione. Si parla di un taglio al budget di circa undici milioni. In buona sostanza la regione Marche aveva preventivato di spendere, nel 2018 quasi 58 milioni, ma non riuscendovi, ha abbassato l’asticella a poco più di 46 milioni di euro. Quasi il 20% in meno. Tutta colpa del terremoto, hanno affermato voci autorevoli della Regione. Poi, delle scogliere e infine della banda larga, assicurano da Palazzo Raffaello. Manca, nell’elenco delle giustificazioni solo l’invasione delle cavallette e poi siamo al remake del capolavoro cinematografico “The Blues Brothers”. Precisamente nella scena cult in cui John Belushi, tolti gli occhiali neri, sciorina alla sua mancata sposa, lasciata ad attenderlo invano sull’altare, un crescendo di scuse demenziali, che raggiungono il punto massimo con appunto: “c’è stato un terremoto, una tremenda inondazione (da cui le scogliere), le cavallette!”

Gianluca Busilacchi

I fondi Ue sono una materia complicata esclusivamente in mano alla giunta. Perfino al Consiglio Regionale – organismo di indirizzo e controllo – non arrivano i dati. O se arrivano sono insufficienti. Così almeno ha affermato il presidente del comitato per il controllo e la valutazione delle politiche regionali, Gianluca Busilacchi. Addirittura, la commissione consiliare preposta e il comitato di controllo hanno preparato una risoluzione per conoscere questi dati al fine di valutare l’efficacia delle politiche comunitarie. Una situazione assurda che la dice lunga sulla superficialità e approssimazione con cui vengono gestite queste ingentissime risorse. Danari che, per fare un paragone, nelle giunte guidate da Gian Mario Spacca sono stati sempre spesi. Tutti, fino all’ultimo centesimo. Risibili le scuse esibite dai vertici della Regione che imputano la mancata spesa, alla riorganizzazione degli uffici a causa del terremoto. Intanto perché con la dotazione del sisma sono stati rinforzati pure gli uffici e le segreterie. Poi perché, vista l’importanza della posta in gioco (parliamo di cifre intorno ai 50 milioni di euro l’anno), in regione avrebbero dovuto preoccuparsi per tempo, ricorrendo perfino a consulenze di figure professionali ad hoc.

Invece il governo a guida Ceriscioli ha preferito affidare incarichi solo per premiare fedeltà e vicinanza politica. Giammai a chi avesse dimostrato di avere comprovate competenze e capacità. In questo caso quelle di rastrellare e spendere denari comunitari. Il risultato è un doppio fallimento cioè paghiamo con soldi pubblici inutili figuri pescati nel cimitero degli elefanti della politica senza che costoro portino nessun utile di ritorno. Eppure, i medesimi soldi potevano essere investiti, in preziose consulenze finalizzate a una gestione oculata e proficua dei fondi comunitari. Soprattutto perché generano occupazione. Nel mentre perdevamo la bellezza di undici milioni di euro a causa dell’incapacità politica-organizzativa di tutta la giunta regionale, Ceriscioli invece di fare gli scatoloni, dimettersi irrevocabilmente e ritirarsi per sempre a vita privata, pensava bene di criticare aspramente e pregiudizialmente l’appena nato governo Conte. Con il quale dovrà presto confrontarsi per delicatissime e urgenti questioni, prima tra tutte la ricostruzione. Se qualcuno dentro il Partito Democratico ha ancora a cuore gli interessi della nostra regione, predisponga e voti subito una mozione di sfiducia all’intero governo regionale. Non basterà a riparare tutti i danni combinati da Ceriscioli in poco più di tre anni. Però avranno, a imperitura memoria, la gratitudine di tutti i marchigiani.



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