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Radiofarmaco, esposti e denunce
Bufera su un concorso per direttore

SANITA' - Continua a riservare sorprese e strascichi di natura giudiziaria la vicenda del farmaco F18-Fdg. Tra l'Area Vasta 3 e l'azienda che si era aggiudicata il bando indetto nel luglio 2017 ci sono state querele reciproche. Intanto uno dei candidati ammessi e poi escluso dalla terna degli idonei per dirigere l'Unità operativa di Medicina nucleare ha ritenuto di interessare la magistratura evidenziando l'incompatibilità di un componente della commissione e altre irregolarità
domenica 28 gennaio 2018 - Ore 20:42 - caricamento letture
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L’ospedale di Macerata

 

La vicenda del radiofarmaco F18-Fdg utilizzato nell’Unità operativa di Medicina nucleare dell’Area vasta 3 di Macerata sta continuando senza sosta a riservare sorprese, nonché sviluppi e strascichi di natura giudiziaria, che in parte interessano anche questo giornale. Come si ricorderà, era stato evidenziato nei mesi scorsi che l’Area vasta 3 dell’Asur Marche stava acquistando dal 2014 dalla Advanced Center Oncology (A. A. A.) tale farmaco, utilizzato nella Medicina nucleare per gli esami diagnostici di natura oncologica, al prezzo più alto d’Italia, peraltro portando avanti la fornitura, rispetto alla scadenza prestabilita, con una serie di inspiegabili proroghe durate la bellezza di circa due anni. E ciò nonostante il fatto che lo stesso identico radiofarmaco l’Asur Marche lo acquistasse da tempo per un’altra Area vasta, quella di Ascoli, ad un prezzo quasi esattamente dimezzato. Sicchè, semplicemente volendolo, l’Area vasta 3 avrebbe potuto tranquillamente arrivare ad un risparmio di notevolissime proporzioni. Si era anche evidenziato che il dosaggio di tale radiofarmaco utilizzato nell’Unità operativa di Medicina nucleare dell’Area vasta 3 di Macerata era di molto superiore rispetto ai dosaggi previsti dalle linee guida dell’Associazione italiana medicina nucleare.

Alessandro Maccioni, direttore Area vasta 3

Successivamente, nel luglio 2017, cioè con gravissimo ritardo, era stata finalmente indetta una nuova gara per la fornitura del radiofarmaco in questione, vinta, ad un prezzo unitario pari a circa il 50% di quello precedentemente fornito dalla A. A. A. (rendendo così evidente che, indicendo con la dovuta tempestività tale gara, l’ente avrebbe potuto fare dei bei risparmi). Si trattava peraltro di una fornitura di appena tre mesi, che avrebbe dovuto avere inizio a metà settembre 2017, per arrivare a fine anno. Tuttavia tale fornitura veniva dapprima tenuta immotivatamente ferma sino alla fine del mese di ottobre 2017, per essere poi ben presto stoppata, a metà dicembre, con un clamoroso colpo di scena. L’Area vasta 3, infatti, procedeva a dichiarare la decadenza della società aggiudicataria, facendo subentrare la seconda classificata (la A. A. A., appunto), per presunte anomalie riguardanti la mancata specificazione nell’offerta, in ordine al farmaco oggetto di gara, di un’applicazione per le infiammazioni, che – si badi bene – non era nemmeno era prescritta negli originari atti di gara, ma era stata infatti aggiunta solo con una successiva integrazione. Per di più l’applicazione del farmaco in questione a tali infiammazioni, oltre a riguardare un numero limitatissimo di casi, integra una prestazione che non è nemmeno erogabile nell’ambito del Servizio sanitario nazionale. E niente avrebbe impedito, in ogni caso, considerata la marginalità del trattamento delle infiammazioni con il farmaco in questione, di indire a tal riguardo una gara separata e specifica, come effettuato in casi del genere dalla gran parte delle stazioni appaltanti.

Insomma, un annullamento/ribaltamento ampiamente discutibile, che ha costretto la società che era risultata aggiudicataria a tutelarsi con un esposto rivolto alla Procura maceratese, chiedendo che venisse valutata la rilevanza penale delle proroghe indebitamente effettuate dall’Area vasta 3 in favore della A. A. A. tra il 2015 e il 2017, nonché della decadenza nei propri riguardi pronunziata con la motivazione sopra riportata. Inevitabile, inoltre, anche il ricorso alla magistratura amministrativa relativamente all’annullamento dell’aggiudicazione.

Giuseppe Bommarito

La stessa Area vasta 3, peraltro, in base a quanto fatto sapere, avrebbe a sua volta denunciato in sede penale la stessa società colpita dall’annullamento dell’aggiudicazione, nonché l’avvocato Giuseppe Bommarito, autore dell’articolo originariamente uscito su questo giornale, reo di aver scritto che, prorogando per due anni immotivatamente la fornitura in favore dell’A. A. A., l’Area vasta 3 aveva indebitamente erogato, in favore di interessi privatistici, circa un milione di euro. Insomma, la magistratura avrà molto da fare in questo periodo su questa vicenda che interessa l’Unità operativa di Medicina nucleare dell’Area vasta 3 di Macerata, e ne vedremo gli sviluppi nei mesi a venire, non potendo fare a meno di rilevare l’ulteriore attacco intimidatorio alla libertà di stampa e di critica, ancora più grave nel caso specifico in quanto proveniente da un ente pubblico che della trasparenza dovrebbe costantemente fare la propria bandiera. Ma non finisce qui, perché tale Unità operativa di Medicina nucleare è finita nell’occhio del ciclone anche per un’altra vicenda concernente il recentissimo concorso per l’incarico quinquennale di Direttore della stessa. Uno dei candidati ammessi e poi escluso dalla terna dei candidati idonei, infatti, ha ritenuto di interessare su tale procedura concorsuale la magistratura penale, evidenziando in primo luogo la palese situazione di incompatibilità di uno dei membri della Commissione esaminatrice, che risultava far parte della medesima equipe di uno dei concorrenti. Ebbene, tale commissario, benché invitato a rinunziare, non ha ritenuto di farlo, obiettando che a suo parere non sussisteva alcuna situazione di incompatibilità (?), né l’Area vasta 3, per motivazioni che non è dato comprendere, ha ritenuto di procedere d’ufficio alla sua sostituzione.

Come se ciò non bastasse, il candidato escluso ha altresì rilevato che la Commissione nemmeno ha potuto valutare l’intero suo curriculum professionale con i relativi allegati. E ciò – particolare di notevole rilievo – è stato addirittura confermato per iscritto da un altro componente della Commissione esaminatrice. Tutto questo mentre sulla stampa insorgeva un altro candidato escluso e molto titolato, il quale lamentava l’assurdità di una procedura concorsuale relativa ad un incarico di elevata professionalità in cui la Commissione disponeva di soli 30 punti per la valutazione dei titoli e di ben 70 punti per il colloquio. Insomma, tutto lascia prevedere che le vicende di cui sopra avranno nel tempo ulteriori sviluppi, sui quali questo giornale non mancherà di far sentire la sua voce, senza farsi intimidire da chicchessia, come sempre ha fatto sin dai suoi esordi, e senza guardare in faccia a nessuno.

(redazione CM)

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