«Miraggio di una vita in Italia,
ma cadono in un raggiro»
In quattro davanti al giudice

MACERATA - Una truffa che si aggirerebbe sui 18mila euro, vittime peruviani e argentini. Il promotore sarebbe un 34enne. Nei guai anche il titolare di un'agenzia immobiliare e la moglie. Udienza preliminare a febbraio

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di Gianluca Ginella

Truffe sui permessi di soggiorno a Macerata: chiuse le indagini e fissata l’udienza preliminare per quattro persone che sono indagate a vario titolo. I fatti riguardano presunti raggiri che sarebbero stati orchestrati a peruviani e argentini che speravano di ottenere un permesso di soggiorno in Italia (sei le truffe contestate, alcune a tutti, altre a parte degli indagati). Nel complesso le vittime avrebbero versato circa 18mila euro.

Il raggiro, scoperto nel corso di una indagine della Squadra mobile di Macerata (coordinata dal sostituto Francesco Carusi), sarebbe nato da una pagina Instagram che prometteva di poter ottenere il permesso di soggiorno in Italia. Le contestazioni sono, a vario titolo, truffa e violazione del testo unico sull’immigrazione.

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Secondo gli investigatori promotore dell’operazione sarebbe un argentino di 34 anni residente a Macerata. Sarebbe stato lui a reperire le richieste dei cittadini extra Ue che avevano necessità di documentare la sussistenza dei requisiti per ottenere il permesso di soggiorno, «offrendo loro un alloggio in affitto e spesso riscuotendo in prima persona i canoni di locazione».

Altri indagati il titolare di una agenzia immobiliare, 47enne, e la moglie, 39. Secondo l’accusa entrambi, quali gestori di una agenzia per le utenze domestiche, avrebbero reperito l’immobile in cui gli stranieri «dovevano abitare e spesso riscuotevano i canoni di affitto ed il pagamento delle utenze in prima persona».

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L’avvocato Alessandro Marcolini

Indagata anche la ex moglie del 34enne argentino che secondo le indagini «spesso reperiva le richieste dei cittadini extracomunitari che necessitavano di documentare la sussistenza dei requisiti per l’ottenimento del rilascio del permesso di soggiorno e riscuoteva i compensi». I fatti sarebbero avvenuti tra il 2023 e il 26 giugno 2025.

L’indagine è partita dalla denuncia, nel novembre del 2024, di una coppia di peruviani, lui amministratore aziendale, lei odontotecnica, che volevano lasciare il loro Paese per venire in Italia con la figlia piccola. Hanno creduto a quanto veniva promesso sulla pagina Instagram, e sono arrivati in Italia. In tutto hanno pagato 5mila euro, questo quanto poi denunciato alla polizia. Questo presunto raggiro viene contestato a tutti gli indagati. La coppia aveva preso contatto con il 34enne dopo aver visto la pagina Instagram e gli era stato chiesto un anticipo. La richiesta di pagamento doveva essere versata sul conto del 34enne e della ex moglie. Successivamente, una volta giunti in Italia, il 34enne li aveva incontrati ed aveva offerto loro la disponibilità di un alloggio, appoggiandosi all’agenzia del 47enne sia per l’alloggio che per le utenze domestiche. Sempre il 34enne li avrebbe accompagnati all’Agenzia delle Entrate di Аncona.

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L’avvocato Ivan Gori

Avrebbe compilato i moduli per la dichiarazione di presenza sul territorio nazionale con dati fittizi, inerenti alla residenza delle persone in attesa di rilascio dei titoli di soggiorno, in modo da poter richiedere poi i codici fiscali nelle sedi dell’Agenzie delle Entrate di quella provincia (in questo caso di Ancona). L’ultima fase di questo iter riguardava la presentazione del kit compilato con tutta la documentazione all’interno all’Ufficio Postale, che rilasciava la ricevuta di spedizione da mostrare ad un eventuale controllo di polizia, attestante la temporanea regolarità della permanenza sul territorio nazionale, in attesa dell’appuntamento con l’Ufficio Immigrazione per il rilascio del titolo richiesto.

Da questo momento in poi, gli indagati, «avendo ormai ottenuto un ingiusto profitto – dice l’accusa -, abbandonavano letteralmente i propri clienti al loro destino». I fatti sarebbero avvenuti tra il 19 dicembre del 2023, data del primo pagamento al 23 marzo 2024, ultimo pagamento. La coppia, assistita dall’avvocato Ivan Gori, è riuscita a rimanere a vivere a Macerata dove sta cercando di costruirsi una vita. All’udienza preliminare intendono costituirsi parte civile.

Al 34enne e all’ex moglie viene inoltre contestato di aver truffato una donna dicendole che avevano possibilità di farla venire in Italia per motivi di lavoro e avrebbero provveduto alle pratiche per ingresso e soggiorno. La donna era entrata in Italia il 4 ottobre 2024 insieme al compagno. Sarebbe stata accompagnata, da un collaboratore del 34enne, prima all’Ufficio di Senigallia al fine di ottenere il Codice fiscale e, successivamente, alle Poste dove spediva la documentazione per l’ottenimento del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Avrebbero ottenuto 4.500 euro dalla donna che però non otteneva né un lavoro regolare né un permesso di soggiorno.

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Anna Moffa, capo della Squadra mobile

Altra truffa viene contestata a tutti e 4 gli indagati. In questo caso ad essere raggirato un uomo a cui era stato chiesto un anticipo di 500 euro ancora prima di venire in Italia. Una volta arrivato gli era stato dato un alloggio (con all’interno altre 13 persone di varie nazionalità e chiesto il pagamento delle restanti somme pari a 1.300 euro. Alla fine avrebbe pagato in tutto 3.400 euro. Il 19 luglio 2024 l’uomo era andato all’Ufficio Immigrazione di Macerata e aveva scoperto che il permesso di soggiorno era stato rifiutato. Anche lui era stato poi abbandonato al suo destino, dice l’accusa

Un’ulteriore truffa sarebbe stata realizzata dal solo 34enne: in questo caso, sempre prospettando ad un cittadino extra Ue la possibilità di ottenere il titolo di soggiorno si sarebbe fatto consegnare 1.900 euro. I fatti contestati sono avvenuti tra il 4 gennaio e il 15 febbraio del 2024.

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L’avvocato Marco Poloni

Ultima contestazione riguarda un presunto raggiro che sarebbe stato realizzato dal 34enne argentino e dal 47enne. Dopo contatti su Whatsapp erano stati chiesti ad uno straniero che voleva ottenere la possibilità di vivere in Italia, 1.600 euro. Soldi che l’uomo aveva pagato arrivato nel nostro Paese. Poi gli erano stati chiesti altri 1.500 euro (di cui 500 per l’affitto). Altre somme che aveva pagato erano per abitare nelle varie case in cui era stato trasferito in attesa di ottenere il permesso: mille euro per due case, altri 170 euro per una ulteriore abitazione e infine altri 720 euro. In totale aveva pagato oltre 4mila euro. Alla fine però niente permesso di soggiorno. I fatti sono avvenuti tra il 22 luglio del 2023 e il 5 febbraio 2025.

Per gli indagati, difesi dagli avvocati Alessandro Marcolini, Marco Poloni, Matteo Paruscio, l’udienza preliminare è stata fissata al 17 febbraio davanti al giudice Daniela Bellesi.  

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