Riaperta la chiesa di San Francesco:
«Abbiamo restaurato le pietre,
ora vanno curate le ferite dell’uomo» (Video)
TOLENTINO - Dopo 638 giorni di lavori lo storico edificio è stato restituito alla città. Il vescovo Nazzareno Marconi: «Speciale avere la gioia di poter riaprire questa bellissima chiesa nell’anno dedicato al patrono d’Italia». Il sindaco Mauro Sclavi: «Ricostruiamo la nostra società a partire dalle persone che vivono in questi luoghi meravigliosi»

Il taglio del nastro sul sagrato della chiesa di San Francesco
di Francesca Marsili (Foto e video di Fabio Falcioni)
A dieci anni dal sisma, la chiesa di San Francesco a Tolentino è tornata ad accogliere i fedeli. Le porte si sono riaperte alle 17, in piazza Nicolò Mauruzi, con il taglio del nastro sul sagrato appena sfiorato dalla pioggia e davanti a una comunità che attendeva da tempo di tonare a sedersi in quella chiesa tanto amata, che oggi ha visto la facciata libera da un cantiere durato anni. A presiedere la celebrazione eucaristica è stato il vescovo Nazzareno Marconi, che ha consacrato l’antico altare in marmi policromi, riportato alla luce e ricomposto, con il rito delle pergamene e benedetto il nuovo ambone. Oltre ai rappresentati religiosi della Diocesi di Macerata, tantissime le autorità civili e militari presenti.

Prima della funzione, con le luci ancora soffuse e la commozione negli occhi, Marconi ha aperto gli interventi sottolineando una coincidenza: «Avere la gioia di poter riaprire questa bellissima chiesa proprio nell’anno dedicato al patrono d’Italia è qualcosa di speciale. Abbiamo restaurato le pietre – ha aggiunto – ma questo deve essere soltanto il primo passo verso il restauro dell’uomo, perché ci sono ferite che non si vedono e persone che hanno bisogno di essere riconciliate con la vita».
Un intervento strutturale che per il vescovo «ha cercato di mettere in luce tutta la bellezza di questa chiesa e aiuta sicuramente a ritrovarsi davanti al Signore, a pregare con fede». Da qui il ringraziamento a istituzioni, tecnici, maestranze e a quanti hanno sostenuto l’opera, «per aver restituito questa casa alla comunità sia civile che credente», e l’invito finale: «Ora chiediamo al Signore che sia la intera comunità a lasciarsi restaurare da questa casa».

Il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi
Nelle parole del sindaco Mauro Sclavi è riaffiorata la memoria del cortile della chiesa: dove giocavano generazioni di ragazzi, molti dei quali non tornarono dalla guerra. «Questa è storia, ma adesso la storia dobbiamo farla anche noi», ha detto collegando la riapertura di oggi a quelle già avvenute di San Nicola e del Cappellone e a quella attesa di San Catervo. «Ricostruiamo la nostra società a partire dalle persone che vivono in questi luoghi meravigliosi» ha concluso il primo cittadino.

Il sindaco Mauro Sclavi
A portare i saluti del presidente della Regione Francesco Acquaroli è stata la sottosegretaria alla Giunta regionale, Silvia Luconi, che ha ringraziato la Diocesi per il lavoro costante con cui restituisce al territorio presidi religiosi e sociali. «Dopo dieci anni dal sisma, questi sono momenti in cui possiamo riprendere, giorno dopo giorno, il nostro senso e la nostra voglia di stare insieme – ha sottolineato – nei luoghi che ci hanno cresciuti, che ci hanno insegnato a stare insieme, dove abbiamo ricevuto i sacramenti più importanti». E ancora: «San Francesco, in pieno centro storico, è sicuramente un simbolo di rinascita. Da oggi ripartiamo, e ripartiamo insieme».

La sottosegretaria alla Giunta regionale delle Marche Silvia Luconi
I lavori, durati 638 giorni, realizzati dalla ditta Alma di Mancini e costati complessivamente quasi 2,5 milioni di euro finanziati con l’ordinanza 105/2020 del Commissario alla ricostruzione, hanno riguardato soprattutto il consolidamento delle volte e delle murature. Sono stati sistemati intonaci, stucchi, mentre, insieme alla Soprintendenza Marche Sud, sono state studiate e riproposte le cromie settecentesche degli interni. Il cuore dell’intervento è il presbiterio, riprogettato in modo unitario. Una lunga ricerca storica ha permesso di ritrovare gli elementi dell’antico altare maggiore, demolito nel 1982: catalogati, integrati con marmi dello stesso tipo e rimontati per anastilosi, sono tornati al loro posto. Anche la pavimentazione del presbiterio è stata sostituita e uniformata a quella dell’aula. Soggetto attuatore è stata la Diocesi di Macerata, attraverso l’Ufficio per il coordinamento sul sisma diretto dall’architetto Giacomo Alimenti.

La chiesa nasce intorno alla metà del Duecento per volontà dei Frati Minori, in forme romanico-gotiche. Nei secoli è stata trasformata più volte, soprattutto nella seconda metà del Settecento, quando fu di fatto riedificata, e dopo il terremoto del 12 marzo 1873. Dell’impianto medievale restano l’abside poligonale, ornata da archetti pensili in pietra e bacini maiolicati, e una cappella con volte a crociera interamente affrescata nel Trecento, con pitture di qualità tale da far pensare alla scuola riminese. Tra le opere custodite spiccano una Crocifissione della prima metà del XIV secolo e una delicata Madonna con il Bambino proveniente dalla chiesa di San Giacomo, attribuita al Maestro della Dormitio di Terni.

La riapertura è solo l’inizio. L’Unità Pastorale 8 e la comunità di Tolentino, con il patrocinio del Comune e della Diocesi e la collaborazione dell’Associazione Oratorio Don Bosco, hanno costruito un calendario che fino a metà ottobre unisce preghiera, cultura, gioco e convivialità, sotto il titolo «Facciamo festa insieme».






