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Allevatori allo stremo, la Regione:
«Nessuno è stato lasciato solo
A febbraio i contributi per il biologico»

SISMA - Dopo le denunce dei giorni scorsi arrivate dall'Alto Maceratese, dove sono state segnalate situazioni al limite tra fondi che non arrivano, danni non pagati e stalle da costruire, la giunta Ceriscioli rivendica quanto fatto. Assicurate date certe per i fondi Agea dopo l'incontro a Roma
giovedì 25 gennaio 2018 - Ore 15:44 - caricamento letture
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«La Regione è cosciente della difficoltà che stanno affrontando gli allevatori dell’area montana colpita dal sisma, tanto da gestire la situazione con la massima disponibilità e priorità. Nessuno è stato lasciato solo e nessuno lo sarà in futuro: senza la zootecnia, non ci sarà ripresa economica nell’area appenninica devastata dal sisma». Inizia così la replica della Regione dopo le numerose denunce arrivate dall’Alto Maceratese e raccontate da Cronache Maceratesi. Gli allevatori hanno parlato di situazioni al limite dello stremo: contributi che non arrivano, danni non pagati, stalle da ricostruire. C’è chi è rimasto senza soldi, chi senza foraggio e il grido d’allarme è stato univoco: «Se ce ne andiamo noi la montagna muore». Ora la Regione snocciola numeri e dati che confermerebbero la vicinanza ai problemi degli allevatori.  «Nel 2017 – spiega – sono stati garantiti aiuti straordinari a 1.700 allevatori, ai quali sono stati erogati 12,4 milioni di euro. Totale che si raggiunge sommando, per ogni capo vivo, i 400 euro pagati a bovino (17.180), i 60 a ovino (78.702) e i 20 a suino (40.012) degli allevamenti terremotati. Grazie alla disponibilità del ministero Agricoltura nel 2018 verranno assegnati altri 75 euro a capo bovino e 11 euro a ovino per incrementare l’aiuto. Sono sostegni riconosciuti per consolidare la continuità aziendale e scongiurare il rischio che gli allevamenti vengano chiusi per le difficoltà causate dal sisma, con la “svendita” degli animali».

Tensostruttura d’emergenza a Bolognola, distrutta dal maltempo

Per quanto riguarda invece foraggio e mangimi, la Regione assicura di aver gestito direttamente le donazioni giunte da tutta Italia (12,5 mila quintali di fieno, 1,4 mila quintali di paglia, 1,5 mila quintali di mangime). In questo modo è stato consentito a «180 allevatori di fronteggiare la prima fase di emergenza alimentare dei propri bovini e ovini – continua la Regione – . E’ stata messa in campo una capillare rete di veterinari che ha garantito la salubrità degli alimenti distribuiti e assistito gli allevatori. A oggi sono state realizzate 259 stalle, 178 fienili e 108 Mapre (Moduli abitativi provvisori di emergenza) nelle zone terremotate per ripristinare gli allevamenti distrutti o danneggiati. Sono state pagate anche 10 stalle e 2 fienili costruiti direttamente dalla aziende. Tutto bene allora? Certamente no, ma non è neanche possibile paventare una latitanza che non c’è stata e che non ci sarà mai».  Infine i ritardi dei contributi dell’Agea, la Regione si dice consapevole del problema e proprio questo ieri si è tenuto un incontro a Roma, nel corso del quale sono stati assunti impegni precisi. «Entro la prossima settimana saranno pagate tutte le 4mila domande compensative per le aree montane che non presentano errori – assicura la Regione -. Entro il 20 febbraio saranno pagate le 1.500 domande del biologico che non presentano errori, mentre entro i primi sei mesi del 2018 saranno recuperati i ritardi accumulati da Agea per il pagamento delle restanti richieste. Altro aspetto rilevante emerso dalla riunione è stata la decisione di consentire ai tecnici regionali di istruire le pratiche incomplete, in modo da accelerare il pagamento, una volta sanati gli errori di presentazione da parte degli allevatori. Inoltre verranno riaperti i termini per consentire agli allevatori che non l’avessero fatto o l’avessero fatto in maniera errata, di presentare domanda di contributo. La Regione è quindi costantemente attenta ai problemi dell’agricoltura marchigiana, in particolare quella dell’area sismica. Non si muove su sollecitazioni pervenute, ma con un chiaro disegno di governo di un settore fondamentale dell’economia marchigiana, messo in ginocchio da un evento sismico di dimensione, territoriale ed economica, che non ha precedenti nel passato».

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